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Lansing (Mich.), 11/5/2020
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  • lettere internazionali

Ce la mettono tutta a sembrar truci quei sei schierati davanti alla porta della governatrice del Michigan, Gretchen Whitmer, il 30 aprile scorso, anche se con i loro immensi e disparati fucili mitragliatori, grosse pistole al fianco, grandi tasche per caricatori di riserva, giubbotti antiproiettile, pseudo divise militari le più diverse, volti coperti ognuno a modo suo e due visibilmente ragazzi sembrano quasi personaggi da opera buffa.

Eppure quelle armi sono vere e mortali anche se vendute pressoché porta a porta. E vedere i sei bloccare l’ufficio di una governatrice all’interno del Campidoglio di uno Stato della Federazione fa venire i tremori. Sono membri di una delle milizie di estrema destra, i Proud Boys, organizzatori primari di una manifestazione contro la Whitmer. I Proud Boys, gruppo fondato nel 2016, presente in vari Stati, e legato al suprematismo bianco, ammette soltanto maschi, vuole la subordinazione delle donne e si batte anche con la violenza contro il "genocidio" della razza bianca e della cultura occidentale che la sinistra alimenterebbe con l’immigrazione, le misure a favore degli afroamericani, l’esaltazione dell’omosessualità e le politiche di genere. Un gruppo di veri maschi che nei riti di iniziazione giura di non masturbarsi e di non guardare materiale pornografico per essere più pronti ad andare a donne.

Non solo i Proud Boys: parecchi altri gruppi di estrema destra erano nella manifestazione di Lansing, la capitale del Michigan; ma non fermiamoci alla deprecazione che salva l’anima, perché fuori dal Campidoglio manifestavano centinaia di persone in grande maggioranza non estremiste, anche se trumpiane. Così come americani di media o piccola borghesia preoccupati per la crisi erano quelli che il 15 aprile, sempre a Lansing, hanno preso parte all’operazione Gridlock (ingorgo), dove con centinaia di macchine hanno bloccato il traffico suonando i clacson e gridando “Freedom, freedom!”, “Reopen Michigan!”, contro la chiusura di fabbriche ed esercizi commerciali e l’ordine di stare a casa voluti dalla governatrice democratica.

E se vedere il suo ufficio bloccato e gruppetti armati gridare minacciosi all’interno dell’aula del Parlamento statale dà il mal di testa, occorre ricordare che la polizia li aveva lasciati entrare perché potevano farlo. Una legge del Michigan consente infatti di andare armati negli uffici pubblici sulla base del diritto costituzionale a possedere armi e quei trucidi stavano semplicemente esercitando un diritto. Erano cittadini che manifestavano, anche questa è Costituzione, a sostegno del Parlamento statale a maggioranza repubblicana che stava rovesciando un decreto d’urgenza della governatrice democratica per prolungare oltre il termine stabilito il lockdown fissato da una precedente legge anti-Coronavirus. Altre centinaia di cittadini premevano per entrare, e se la polizia li ha bloccati è forse perché non erano correttamente vestiti in quanto disarmati o poco armati.

Mostrare le armi è utile oggi per far politica negli Stati Uniti o per un coup de théâtre con i fotografi e i giornalisti pronti a intervistare l’uomo della strada, mentre i social media che fanno rimbalzare l’evento ovunque. Quei sei sono ormai piccoli protagonisti mondiali, tanto più che Donald Trump li ha battezzati “brave persone” e forse nella vita quotidiana lo sono davvero; forse un po’ rozzi e con qualche idea balzana in testa, ma cittadini che sanno esercitare i loro diritti e difendere le loro libertà e quella dell’America, gente di cui l’America ha bisogno. Lo ha ripetuto il presidente twittando, quando c’erano manifestazioni contro i lockdown a cui partecipavano anche gruppi di estrema destra: “Liberate Minnesota”, “Liberate Virginia”, “Liberate Michigan” - e il Michigan, che Trump vinse di poco nel 2016 strappandolo a una tradizione democratica, gli è assolutamente necessario anche nel 2020.

La foto dei sei del Michigan non è che la copertina di un corposo dossier che parte dalla battaglia sul Coronavirus e le sue conseguenze e muove in ogni direzione come un rizoma. Lo si vede proprio in questo Stato dove l’estremismo bianco e il “Make America Great Again” di Donald Trump spopolano nelle contee del Nord, più povere, agricole, che vivono soprattutto di turismo lungo le rive dei Grandi laghi su cui lo Stato si affaccia. È soprattutto lì che c’è bisogno assoluto di lavorare per vivere, il virus è poco presente e Trump rappresenta il cuore della dominante popolazione bianca, mentre nella fascia meridionale dello Stato attorno a Detroit sullo stretto che unisce il Lago Huron al Lago Erie, c’è altrettanto bisogno di lavorare per vivere e quindi malcontento per il lockdown, il virus ha colpito di più, ma la massiccia presenza afroamericana e latina dà poco spazio al suprematismo bianco e ripone meno fiducia in Trump. Uno Stato diviso in due. D’altronde tutta l’America, lo mostrano le indagini sull’opinione pubblica, è spaccata in due campi non solo politicamente ostili, ma culturalmente estranei fino a non riconoscersi reciprocamente legittimi.

Donald Trump ha monopolizzato il campo conservatore distruggendo sia quanto restava dell’antica anima moderata del Partito repubblicano, sia il neoconservatorismo di matrice reaganiana e costruendo un partito personale legato al carisma che il suo enorme narcisismo esercita su milioni di americani sbandati dal continuo mutare della ”società liquida” e alla ricerca di un ancoraggio sicuro per il loro mito di un’America sempre prima, unica, invidiata e irraggiungibile. Il loro obiettivo non è un’America totalitaria di tipo novecentesco, Trump non la sentirebbe propria e neppure la sua base. È sincero Trump quando esalta l’America terra della libertà e freedom è il grido del popolo repubblicano in Michigan come in Texas. La Costituzione e i diritti individuali che contiene sono la loro icona: una Costituzione immutabile, da osservare letteralmente però, come il verbo di un Dio eterno. I pensatoi repubblicani sono fondamentalisti in questo, fedeli al testo quanto le chiese evangeliche per la Bibbia e altrettanto lo sono i media conservatori per i quali, ad esempio, l’ordine di tenere le mascherine sul volto è incostituzionale, viola i diritti dei cittadini la cui libertà è il Dharma della Costituzione. Per il contraltare conservatore del “Washington Post”, il “Washington Times”, si tratta della volontà del governo di mettere la museruola al popolo contro la Costituzione creata per limitare il potere dello Stato e difendere il self-rule, l’autogoverno, e la libertà di scelta dei cittadini che se vogliono correre rischi possono farlo perché la vita è rischio e il rischio porta alla vittoria e questa è l’America. Ed è in nome del self-rule che la grande maggioranza repubblicana e gli estremisti sdoganati da Trump combattono le élite, che non sono i businessmen che appartengono alla concreta, pragmatica, vincente libertà americana - gli Ercole del Parnaso statunitense -, bensì gli esperti incomprensibili e mai d’accordo fra loro, i professori con l’eterna puzza sotto il naso, gli intellettuali che sconvolgono ogni certezza, i negatori di Dio, tutti quelli che mettono la museruola al popolo nel nome della loro superiore sapienza. I nemici della Costituzione. 

Siamo noi, così fieri del nostro miglior sapere, le élite contro cui si difendono. Noi siamo l’1%, loro il 99% come si diceva da sinistra ai tempi della crisi finanziaria del 2008 e del movimento Occupy Wall Street. Mi scuso, faccio ammenda per il paragone; ma anche questi dicono di essere il 99% e se non il 99% qualcosa di ancor più elevato, il popolo. E il popolo fiammeggia dal Michigan al Maryland alla California all’Illinois al Texas, non vuole morire di fame ­­- e schiavo - per battere il coronavirus. Intende combatterlo da americano, da guerriero, da warrior, e nelle guerre si accetta la morte, lo insegna Trump, e si vince solo con la libertà come gli Stati Uniti hanno sempre fatto.

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