Rivista il mulino

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Dal numero 5/19
La fatica di essere riformisti
rubrica
  • Identità italiana

La notte del 9 novembre 1989, la notte in cui cominciò l’abbattimento del Muro, ero su un treno per Monaco di Baviera, dove andavo a fare ricerche nell’ottima biblioteca della città. Arrivando la mattina trovai una situazione sconvolgente. La televisione continuava a mandare le immagini di quella incredibile onda umana, che travolgeva, col Muro, tutti gli assetti, le reciproche posizioni, e anche le comode certezze del dopoguerra. Folle festanti si riversavano nelle strade affluenti e nei ricchi negozi dei quartieri occidentali, con grande scandalo dei benpensanti di sinistra. I miei amici tedeschi, intellettuali poco politici, erano perplessi, quasi infastiditi. Come se non sapessero bene che cosa

farsene, di questo improvviso e in fondo scomodo regalo della storia. Sappiamo che la reazione della Spd non fu molto diversa. A me, ormai piuttosto radicata nella confusa ricerca di soluzioni innovative alla crisi del comunismo italiano, non potevano sfuggire l’enormità e la bellezza dell’evento. Ero da tre anni nel Comitato centrale del Pci e avevo partecipato alla stesura delle tesi per il congresso che si era tenuto la primavera precedente. Mi sentivo vicina a Occhetto, anche se non facevo parte del suo gruppo ristretto.

La dichiarazione della Bolognina mi trovò ancora a Monaco. Sul primo momento rimasi sconcertata, presa anch’io da quella impressione di improvvisazione che fu generale, anche se ingiusta, come vedremo. Ma credo che proprio il fatto di essere in Germania – sulla scena del crimine, per così dire, e sufficientemente distante dalle beghe interne al partito – mi aiutò a comprendere che a un evento storico come quello non si poteva non dare una risposta anch’essa storica. E che, se mai, eravamo in ritardo. Così, tornata in Italia, aderii senza esitazione alla svolta, collocandomi tra quelli che vennero con irrisione definiti «nuovisti»: quelli che credevano che non solo il nome, ma tutto dovesse cambiare, al di fuori di ogni continuità gattopardesca.

 

[L'articolo completo pubblicato sul "Mulino" n. 5/19, pp. 780-787, è acquistabile qui]

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