Rivista il mulino

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La crescita della risposta elettorale alle sirene dei vari nazionalismi, più o meno venate di becero populismo, ha riportato all'attenzione degli osservatori una questione centrale per chi voglia comprendere le trasformazioni della democrazia contemporanea. Si tratta dei canali che oggi sovrintendono alla formazione delle nostre opinioni pubbliche. Sempre più difficile il compito delle istituzioni preposte alla formazione tout court, a cominciare dalla scuola; sempre più deboli i vincoli che, in qualche misura, tenevano legati i più giovani a ricorrere alle forme più tradizionali dell'informazione. Questo numero del Mulino, aperto da un ampio saggio di Claudio Giunta dedicato all'educazione civica e al ruolo della scuola italiana (liberamente scaricabile), è in larga parte dedicato ai temi della formazione dell'opinione pubblica e al rapporto dei diversi media con la politica. L'opinione oggi si forma per vie molteplici. Certo, è ormai impossibile disconoscere il peso delle reti sociali; ma non tutto passa da Facebook. Conta ancora moltissimo la tv, anche oltre il talk shaw e attraverso formati "leggeri". Un tema complesso, ma ineludibile. Che chiama in causa direttamente il ruolo e le resposabilità di chi fa informazione per il largo pubblico.   

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