Rivista il mulino

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Dal numero 3/19
Chi pagherà le pensioni dei giovani di oggi?
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Quando, alla fine del XIX secolo, il governo tedesco guidato dal cancelliere Bismark inizia a mettere le basi per lo sviluppo del primo sistema pensionistico obbligatorio, il sistema di protezione degli anziani dai rischi di caduta del reddito era stato messo in crisi da cambiamenti importanti nella struttura della società e dell’economia tedesche ed europee. La famiglia e le istituzioni clericali cominciavano a non essere più in grado di fornire un adeguato supporto a quella parte della popolazione a causa dell’allentarsi dei legami famigliari e solidaristici caratteristici delle società agricole, più difficili da mantenere nelle economie con forte base industriale. Alla solidarietà famigliare si sostituisce così progressivamente, anche nel resto dell’Europa, un principio di condivisione dei rischi a maggiore contenuto assicurativo. La divisione dei rischi avviene in una prima fase tra i componenti delle corporazioni di lavoro (le mutue) e in seguito tra i componenti della forza lavoro (i sistemi pensionistici obbligatori).

Quando, negli anni successivi alla crisi finanziaria del 1929, il valore delle riserve finanziarie delle assicurazioni pensionistiche si riduce drasticamente e mette in discussione la loro capacità di mantenere le promesse fatte agli assicurati, il Parlamento americano inizia a trasformare progressivamente la regola di finanziamento di quelle che prenderanno il nome di assicurazioni sociali. Il sistema a riserva, basato su mutue e assicurazioni, viene via via abbandonato, e quote sempre crescenti dei contributi dei lavoratori sono usate per pagare le pensioni degli anziani viventi nel medesimo periodo: si inaugura in questo modo la nascita dei sistemi a ripartizione. Il passaggio sarà invero lento, ma progressivamente tutte le nazioni sviluppate passeranno, soprattutto dopo la fine della Seconda guerra mondiale, a questo nuovo modo di concepire la solidarietà tra popolazione giovane e popolazione anziana. Anche in questo caso possiamo pensare a una condivisione dei rischi: le generazioni più anziane colpite dagli eventi negativi legati alla crisi finanziaria e all’iperinflazione bellica vengono «indennizzate» da quelle attive, che a loro volta si potranno rivolgere ai giovani del futuro per finanziare la loro pensione.

La capacità delle istituzioni di reagire agli eventi esterni e di modellare il proprio funzionamento in relazione alle mutate condizioni sociali, economiche e finanziarie è l’elemento che rende comuni questi due lunghi e complessi passaggi: in entrambi i casi, infatti, una nuova modalità di divisione del prodotto di un’economia tra generazioni attive e generazioni a riposo prende il posto di un modello diventato obsoleto, o che comunque in quella fase storica non aveva funzionato.

 

[L'articolo completo pubblicato sul "Mulino" n. 3/19, pp. 404-409, è acquistabile qui

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