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Cartolina da Potenza
Per 200 voti Tramutoli perse la cappa
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Poteva accadere qualcosa di sorprendente nella storia amministrativa di Potenza: due liste civiche di sinistra potevano eleggere il proprio candidato sindaco, Valerio Tramutoli, docente di Fisica dell’Università della Basilicata. Superata al primo turno la coalizione del centrosinistra (27,7%, ben 10 punti in più), Tramutoli era arrivato al ballottaggio con il candidato del centrodestra Mario Guarente, consigliere uscente eletto cinque anni fa con una lista civica di destra e passato pochi mesi prima delle elezioni alla Lega. Guarente si è fermato al primo turno al 44,7% ma le sue liste avevano di poco superato la soglia del 50%, non conseguendo comunque la maggioranza in consiglio (e dunque il premio) già al primo turno.

Poteva accadere qualcosa di sorprendente perché il risultato finale del ballottaggio è stato per soli 200 voti (in attesa delle verifiche definitive dell’ufficio elettorale del Tribunale di Potenza) a favore del candidato della destra, primo sindaco targato Lega in una città capoluogo del Mezzogiorno. Eppure al ballottaggio il candidato della sinistra era riuscito a vincere nella maggior parte delle sezioni elettorali della città (42 su 77), restando indietro solo in alcune contrade dove risiedono il 20% degli elettori e nel quartiere Bucaletto, dei fabbricati post–terremoto del 1980.

Tramutoli, candidato dalle due liste civiche La Basilicata Possibile e Potenza Città Giardino, ha beneficiato al primo turno del voto disgiunto proveniente tanto dagli elettori della destra quanto da quelli del M5S, risultato primo partito alle europee (25%), ma fermo al 7% alle amministrative. Tra il primo turno e il ballottaggio Tramutoli ha conquistato, senza alcun apparentamento con il centrosinistra, 5.000 voti (passando da 11 a 16 mila), mentre Guarente ne ha persi 2.000(da 18 a 16 mila), tuttavia non così tanti da farlo perdere. 50,3% contro 49,7%: questo il risultato finale. La partecipazione elettorale al ballottaggio è stata poco superiore al 56%, contro il 71% del primo turno. Forse una minore partecipazione avrebbe favorito il candidato della sinistra, se si considera che, probabilmente, una parte degli elettori del Pd e delle liste collegate hanno contribuito a confermare lo scarto, sebbene risibile. La discutibile legge elettorale prevista per i comuni prevedeva infatti, nel caso specifico, che solo una vittoria del centrodestra di Guarente avrebbe consentito a ulteriori due candidati della coalizione di centrosinistra di entrare in consiglio. E così è stato, nonostante ufficialmente Pd e Leu-Art.1 si siano espressi a favore di Tramutoli, seppure senza particolari mobilitazioni. Emblematica è la dichiarazione del segretario regionale del Pd (dimessosi pochi giorni fa), esponente molto vicino all’ex governatore Pittella, che in un post di Instagram pubblicato nella giornata del ballottaggio scriveva: “Domenica relax e poi… mare”.

L’esperienza della lista La Basilicata Possibile (qualcosa di simile è avvenuto ad Avellino nella stessa tornata elettorale delle comunali, ma ottenendo un posizionamento come terza forza), nasce dalle elezioni regionali di due mesi prima, quando la coalizione civica di sinistra sostenuta da Sinistra Italiana, Rifondazione e Possibile aveva candidato Tramutoli a presidente della Regione. Il 4,2% a livello regionale, non sufficiente ai fini dell’elezione in Consiglio, diventava però 10% nella città di Potenza. Questo risultato in città, l’esperienza della lista e il consenso generale raccolto anche intorno alla sua figura hanno determinato le condizioni per una candidatura alle amministrative. In questo senso il profilo di Tramutoli si è rivelato vincente perché interprete di una domanda di discontinuità da parte dell’elettorato di sinistra e di affidabilità da parte dell’elettorato più moderato. Un programma innovativo per l’amministrazione della città nel merito delle proposte, sostenuto dal variegato mondo della sinistra alternativa, da una parte significativa del mondo cattolico di base, dalle diverse sensibilità ambientaliste – che in questi anni sono cresciute anche per effetto dell’attività petrolifera condotta in regione da Eni, Total e Shell – hanno rappresentato sicuramente i fattori di successo.

Va ricordato che l’esperienza delle recenti regionali, in cui il centrosinistra aveva espresso la candidatura di Trerotola, culturalmente vicino al mondo della destra missina, ha amplificato il disagio di molti elettori del Pd, per i quali la scelta di Tramutoli rappresentava l’unica alternativa possibile all’astensionismo. Nell’arena politica cittadina si è concretizzata, dunque, un’esperienza dal basso dalle caratteristiche molto originali, soprattutto per la composizione delle sue liste e l’interesse maturato in un’ampia parte dell’elettorato non tradizionalmente ascrivibile alla sinistra. E non è un caso che ciò sia avvenuto nel momento in cui il Pd, ex partito-potere in regione, sprofondava nei consensi: 6% al primo turno delle amministrative, 7% alle precedenti elezioni regionali in cui la sconfitta contro il candidato di centrodestra era largamente attesa anche a causa dell’arresto dell’ex governatore Pd Marcello Pittella (comunque rieletto in Consiglio regionale con una propria lista).

Il progetto politico de La Basilicata Possibile si poggia ora sulle gambe dei 5 consiglieri eletti dalle due liste (5 sui 32 totali che siederanno in consiglio). Si apre pertanto un percorso che è anche una sfida; un’esperienza che, considerate le vicende amministrative e politiche della città, può rappresentare qualcosa di radicalmente nuovo rispetto ai tradizionali esiti elettorali e alle modalità di gestione del Comune. Dall’altro canto, il neo sindaco leghista è in realtà in continuità per quanto riguarda la provenienza politica, essendo il sindaco uscente Dario De Luca eletto nelle liste di Fratelli d’Italia. De Luca vinse al secondo turno partendo da poco meno del 20% contro il candidato del Pd che aveva mancato per poco l’elezione al primo turno anche se le sue liste avevano conseguito più del 50% assicurandosi quindi il premio di maggioranza. È accaduto, in tal modo, che nel corso degli anni la maggioranza di centrosinistra abbia finito per sostituirsi al centrodestra nel sostegno al sindaco, con un appoggio determinante soprattutto di Leu-Art. 1 (il parlamentare Speranza è di Potenza) e di una parte del Pd. Insomma, un sindaco proveniente dalle file della destra cattolica ha potuto contare per buona parte del suo mandato sul supporto della coalizione avversaria. Si tratta di una soluzione politica che ha favorito opportunismi e trasformismi politici vari, ancora in corso negli ultimi mesi della consiliatura, e che si sono manifestati fino all’ultimo giorno nella composizione delle liste del centrodestra e del centrosinistra.

L’elezione di Guarente conferma, in questo modo, un consenso crescente in particolare della Lega e della destra missina. Ciò avviene nel contesto di una crisi del Pd dovuta non solo alle vicende giudiziarie di alcuni suoi esponenti di rilievo, ma anche ai deboli risultati conseguiti sul piano politico e amministrativo con il ritorno di vecchie pratiche clientelari. Del resto, nelle politiche dello scorso anno, anche in Basilicata l’onda del M5S è stata travolgente, lasciando al Pd solo due eletti. Perfino la Lega è riuscita a eleggere un senatore. Un Pd, va detto, prevalentemente renziano, nel quale il dibattito interno si è ridotto negli ultimi anni all’affiliazione a questo o quell’esponente, con una riproduzione del suo gruppo dirigente determinata quasi sempre dall’adesione a questo o a quel gruppo di interesse. Una certa ambiguità sul piano dell’azione politica, non esclude, del resto, che una parte degli elettori del centrosinistra, nel ballottaggio al comune di Potenza, siano stati indotti a votare il candidato della destra. Solo in questo modo, infatti, sarebbe stato possibile, come poi è avvenuto, eleggere ulteriori due consiglieri che sarebbero altrimenti rimasti esclusi da un posto in Consiglio con la vittoria di Tramutoli.

La città di Potenza, circa 70 mila abitanti, interessata da un crescente fenomeno migratorio della sua componente più giovanile, come l’intera regione (una volta definita città-regione per la concentrazione delle attività istituzionali ed economiche), è uscita quest’anno dal dissesto finanziario nel quale era finita anni fa dopo la conclusione dell’ultima giunta comunale a guida Pd (sindaco Vito Santarsiero). Una città che ha continuato a crescere urbanisticamente pur in presenza di una popolazione stabile, ma nella quale l’edilizia ha giocato sempre un ruolo di primo piano (non a caso Leonardo Sacco, da poco scomparso, scrisse all’inizio degli anni Ottanta una biografia su Colombo e la Dc lucana che si intitolava Il cemento del potere. Storia di Emilio Colombo e della sua città, De Donato, 1982). Una città che, come molte del Mezzogiorno, ha subito una crescente deindustrializzazione del suo già debole e piccolo apparato industriale, con qualche lascito problematico sul piano ambientale e sanitario per via di un impianto siderurgico ancora presente nella zona industriale. Una città che non è stata in grado di sviluppare un terziario qualificato, tranne qualche eccezione, e che come molte città meridionali ha visto invece, negli ultimi anni, l’esplosione dei servizi di ristorazione e di quelli commerciali, assieme a tanto lavoro grigio e lavoro nero. La stessa edilizia non è più in grado di assorbire quella forza lavoro che, tra iniziativa privata e opere pubbliche, costituiva un importante serbatoio di lavoro e di consenso elettorale della Dc. Una città democristiana per eccellenza che ha continuato a sopravvivere per la concentrazione delle attività amministrative.

Solo da un anno è stata avviata una più sostenuta raccolta differenziata; il trasporto pubblico urbano rimane un aspetto critico anche per le difficoltà di coniugarlo con aree a traffico limitato del tutto assenti. La riduzione delle attività socio-assistenziali, quelle di manutenzione stradale e del verde pubblico, insieme ad altri capitoli di spesa, se da un lato ha permesso di superare il dissesto finanziario, dall’altro lato, ha finito per consolidare vecchie problematiche senza alcun disegno programmatorio circa il futuro della città. La destra in salsa leghista si appresta ora a governare con un programma poco originale e di cui in realtà si conosce poco, sulla base del consenso di un elettorato molto risentito nei confronti delle precedenti amministrazioni, ma anche grazie a quanti hanno preferito un consigliere in più rispetto all’elezione di un nuovo sindaco e di una nuova esperienza politica e amministrativa.

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