Rivista il mulino

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L'Italia appare sempre più marginale nel contesto europeo e mondiale. Il ruolo svolto per favorire il processo di integrazione europea, pure tra molte difficoltà e contraddizioni, rischia di entrare rapidamente nel cassetto dei ricordi. Oggi la nota dominante sembra essere quella di una progressiva irrilevanza del nostro Paese sulla scena continentale e di una grande incertezza nelle scelte di partnership sulla scena globale. Sul fronte interno, allo stesso tempo, si accumulano i ritardi e le false partenze, oltre alla rimessa in discussione di alcune scelte fondamentali. La riforma del sistema pensionistico, dolorosa e a tratti quasi insopportabile ma necessaria per porre rimedio a decenni di grave leggerezza, picconata. I dogmi dei conti pubblici in ordine, in sé e per sé e nel contesto delle regole europee, bistrattati. Mentre prosegue il cambiamento di tono nei rapporti nelle nostre comunità tra un "noi" e un "loro", che rende via via più fragili in molti ambiti la tolleranza e il rispetto delle diversità. Tutto questo, neppure troppo lentamente, sta minando le basi su cui dovranno vivere e costruirsi un futuro le generazioni più giovani. Tutto questo si può racchiudere in quelli che, in questo numero, abbiamo voluto chiamare "danni per il futuro". In attesa che la consapevolezza della realtà inizi a tornare a prevalere sulle narrazioni, vincenti a dispetto dei dati.

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