Rivista il mulino

Content Section

Central Section

immagine
  • Condividi Condividi
  • Stampa Stampa
Send to Kindle
Questioni primarie 2019/6
Il richiamo delle primarie
rubrica
  • Identità italiana

Il “popolo del Pd” ha risposto anche questa volta al richiamo delle primarie”. Il “rito fondativo”, l’aveva definito Arturo Parisi. Teorico del passaggio dall’Ulivo dei partiti al partito dell’Ulivo. Cioè: il Pd. Successivo al “centrosinistra senza trattino”. E all’unione dei partiti di centrosinistra (appunto). Il primo “ambiente politico” a sperimentare questo metodo di scelta del leader. Attraverso il coinvolgimento diretto dei militanti e dei simpatizzanti. Seguendo l’esempio – esplicitamente evocato – delle primarie negli USA.

Anche se parlare di “primarie”, in base a questi riferimenti, è improprio, visto che servono a scegliere il “segretario” e non il “candidato presidente” di una coalizione o di un partito alle elezioni. E di conseguenza non ci saranno… secondarie.

Le primarie del Pd, comunque, si sono rivelate nuovamente in grado di mobilitare un numero molto largo di persone. Minore rispetto al 2017. Ma non di troppo. Militanti, iscritti, simpatizzanti, elettori interessati all’iniziativa, per motivi diversi. Tanti, indubbiamente, in un’epoca nella quale la partecipazione politica appare in declino. Soprattutto quando si fa riferimento all’impegno espresso sul territorio e nella società. In modo “visibile”. E non im-mediato. Cioè senza mediatori e mediazioni. Domenica, invece, oltre 1 milione e mezzo di persone sono uscite di casa per recarsi alle urne. Per votare il segretario. Ma, soprattutto, per testimoniare il loro impegno e la loro adesione. Insomma, per mostrare e dimostrare che la partecipazione ha senso anche nell’epoca della “democrazia del pubblico”. Dove la politica si svolge soprattutto sui media. In televisione. Oppure, “in rete”, attraverso il digitale.

Potremmo dire che le primarie testimoniano la resistenza dei “partiti di massa” all’origine del Pd. Dove le “masse” non descrivono tanto un dato quantitativo, ma un modello storico e culturale. Il “partito di massa”, infatti, delinea soggetti politici fondati su identità storiche radicate. Attraverso organizzazioni presenti e attive sul territorio. Capaci di mobilitare le persone. Com’è avvenuto domenica. Appunto. Anche se il dato conclusivo conferma un calo costante, nel corso del tempo. Tuttavia, conferma una partecipazione molto estesa, visto il clima del tempo. Segnato da delusione e disincanto. Soprattutto nei territori della sinistra – e del centrosinistra. Domenica, in tutte le aree geopolitiche ha prevalso, largamente, Nicola Zingaretti. Con oltre il 66% dei voti (dati You Trend). Mentre Maurizio Martina ha superato il 20% e Roberto Giachetti il 10%. L’indagine condotta da “Candidate & Leader Selection” conferma il profilo socio-demografico e culturale emerso nelle precedenti occasioni. Gli elettori delle primarie si presentano, infatti, prevalentemente anziani: il 40% con oltre 65 anni. Mentre più del 60%, nel complesso, supera i 55. Per contro, solo il 15% di essi ha meno di 34 anni. Insomma, è un “popolo di pensionati”: quasi il 40%. Molto istruiti. Più che nel passato. L’84% ha un titolo di studio elevato. Tuttavia, sul piano “generazionale”, i giovani e gli studenti restano pochi. È, invece, interessante osservare come il “popolo delle primarie”, negli anni, abbia cambiato orientamento politico. Rispetto ai tempi del PdR (il Partito di Renzi), infatti, oggi la base del Pd si è spostata maggiormente a sinistra: 41%. In confronto al 2017: 7 punti in più. Mentre si è ridotto, di poco, il peso di coloro che si collocano al centro. Inoltre, come hanno osservato Stefano Rombi e Fabio Serricchio, coordinatori dell’indagine, gli elettori delle primarie democratiche si dichiarano apertamente europeisti, aperti all’accoglienza degli immigrati e all’apertura delle frontiere. Il successo di Zingaretti si spiega anche così. Perché ha abbandonato l’orizzonte populista, ha rinunciato a rivolgersi al “senso comune”. E oggi interpreta e rappresenta domande e valori che fanno esplicito riferimento a “sinistra”. Non per caso, in questa occasione, alle primarie ha partecipato anche una componente significativa di elettori che un anno fa avevano votato LeU.

Più in generale, queste primarie confermano come il Pd, erede della tradizione politica espressa dai “partiti di massa” di centrosinistra, non possa rinunciare al rapporto con il territorio. Non possa “personalizzarsi” al punto di diventare un “partito personale”, per citare Mauro Calise. Che risolve il rapporto con la società attraverso i social. Un tweet e via. E per via “mediale”. Attraverso i “media”. Infine, attraverso l’immagine del capo (per citare Fabio Bordignon). Per questo, il PdR ha costituito un’esperienza innovativa, allargando, in un primo tempo, i consensi del partito. Ma ha, in seguito, allentato i legami con i propri riferimenti sociali e di valore. Con il “popolo” che interpreta le domande degli “ultimi” e dei “penultimi”. E non si rivolge solo ai ceti medi e agli intellettuali. Il Pd di Zingaretti, invece, rappresenta il “popolo” che sabato 2 marzo, a Milano, ha marciato contro il razzismo. Il “popolo” che il giorno seguente è uscito di casa per recarsi a votare per il nuovo segretario.

Perché fare politica sui media riduce le persone a “pubblico”. Affidarsi prevalentemente ai “social” allarga la comunicazione. Ma allontana la “società”. E, dunque, allontana il Pd dalla società. Le primarie, così, hanno fatto scoprire, o meglio: ri-scoprire, al Pd una vocazione dimenticata. L’impegno sul territorio. Che richiede organizzazione e identità. Capacità di mobilitazione. E, inoltre, il coraggio di guardare avanti. Oltre la “media”. Perché il centrosinistra “senza trattino”, evocato da Romano Prodi e Arturo Parisi, pre-vede il centro. Ma guarda verso sinistra. Il PdR se n’era quasi “dimenticato”. Aveva oscurato la sinistra. Il popolo delle primarie che ha chiamato alla leadership Zingaretti si orienta, apertamente, in quella direzione. È meglio non dimenticarlo. Per non perdere la strada. Per non perdersi di nuovo.

["Questioni Primarie" è un progetto di Candidate & Leader Selection e dell'Osservatorio sulla Comunicazione Politica dell'Università di Torino, realizzato in collaborazione con rivistailmulino.it. In vista delle primarie del Pd, ogni settimana riprendiamo contributi pubblicati nell'ambito dell'iniziativa tutti disponibili anche in pdf sul sito di Candidate & Leader Selection.]

:: per ricevere tutti gli aggiornamenti settimanali della rivista il Mulino è sufficiente iscriversi alla newsletter :: QUI