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Dal numero 1/19
Un orizzonte democratico per l'economia europea
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Allo stato attuale della cultura prevalente e dei rapporti di forza esistenti, molte delle modifiche desiderabili e indispensabili nell’architettura istituzionale e nelle politiche economiche e sociali dell’Unione europea possono apparire poco realistiche. Ma questo in nessun modo può indurre le forze democratiche e socialiste europee a una resa alla realtà e a perdere di vista la ricerca di un orizzonte e di un universo ideale che disegnino un modello alternativo di società nel quale inscrivere le proprie rivendicazioni e i propri perseguimenti. Non basta ovviamente la chiarezza degli orizzonti, se non è accompagnata dalla capacità di consolidare le direttrici rilevanti nella coscienza collettiva e di costruire su di essa la leva su cui rifondare un’identità politica, un terreno di azione e una mobilitazione costante.

Quali orizzonti? Li collocherei nella responsabilità pubblica sugli assetti economici, nei limiti alla libertà di azione del capitalismo (finanziario e no), nella democratizzazione dell’economia e nella responsabilità collettiva a tenere coesa la società. Si tratta di coordinate che, nella loro articolazione, devono essere in grado di far identificare le forze democratiche con una via di uscita dalla crisi e con nuovi assetti del capitalismo e che non lascino dubbi su quale visione della società queste forze prendono a riferimento, sugli orizzonti della loro azione e delle idee guida che sottendono i traguardi da raggiungere: un futuro differente e cambiato radicalmente.

Le vicende mondiali insegnano che solo con un pensiero globale i socialisti e i democratici europei possono confrontarsi con la fase globale del capitalismo. Lo impone non solo la dimensione dei problemi (in primis quello migratorio e geopolitico, più altri, in economia, che emergeranno più avanti), ma anche la credibilità degli obiettivi, che hanno bisogno di ambiti decisionali che si rivelano efficaci solo a livello sovranazionale. Lo Stato nazionale mantiene ancora importanti prerogative, ma solo grandi Stati possono tenere leve di scelte discrezionali (relativamente) libere e affrontare con possibilità di successo problemi che spesso sono globali. In ogni caso, tutti i compiti che ancora attengono allo Stato nazionale sono facilitati se esso si muove nel solco di uno Stato sovranazionale che crei un contesto favorevole.

 

[L'articolo completo, pubblicato sul "Mulino" n. 1/19, pp. 47-56, è acquistabile qui]

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