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Dal numero 5/18
L'elettorato M5S alla prova del governo
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  • Identità italiana
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Il Movimento 5 Stelle, affascinante oggetto di studio, si caratterizza non solo per un rapporto radicalmente inedito con gli elettori, i canali di rappresentanza, la società nel suo complesso; ma anche per essere passato, in pochi anni, dai margini del discorso politico al ruolo di principale forza di governo del primo esecutivo populista di uno dei più grandi Paesi dell’Unione europea. Considerato a lungo il partito «della Rete» e incubatosi nelle esperienze dei meetup locali, popolati di attivisti appassionati alla cosa pubblica e spesso vicini alle istanze di una tradizionale sinistra attenta all’ambiente, ai beni pubblici e alla partecipazione democratica, il M5S è letteralmente esploso nei consensi alle elezioni politiche del 2013. Con le elezioni di marzo 2018, si è aggiunta l’ulteriore novità rappresentata dall’assunzione di responsabilità di governo insieme ad un alleato imprevisto – almeno per chi si fosse basato sui toni e i contenuti della campagna elettorale. È quindi particolarmente interessante studiare l’impatto che questi cambiamenti hanno avuto su un partito che rappresenta un unicum nel panorama partitico europeo.

Qui ci soffermiamo su tre aspetti dell’elettorato M5S. Il primo è la sua peculiare composizione ideologica, almeno in paragone ad altri partiti come la Lega e il Pd. Una composizione, tra l’altro, profondamente cambiata nel corso degli anni, un secondo aspetto di interesse sul Movimento. Siamo abituati a considerare i partiti come un modo per organizzare, congelandole, specifiche fratture socio-economiche, dando loro voce nell’arena politica. Nel caso del M5S invece abbiamo una continua trasfigurazione del suo elettorato, le cui implicazioni non sono ancora del tutto chiare. Infine, analizziamo le influenze della peculiare composizione ideologica del Movimento sulle preferenze di policy dei suoi elettori. Quali issues sono in grado di calamitare maggiormente il consenso dell’elettorato M5S e quali invece lo dividono? E che conseguenze tutto ciò può avere per l’azione di governo?

 

[L'articolo completo, pubblicato sul "Mulino" n. 5/18, pp. 796-803, è acquistabile qui]

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