Rivista il mulino

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Dal numero 5/18
La percezione dell'immigrazione
rubrica
  • Identità italiana
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Quanti sono gli immigrati in Italia? Le statistiche, cioè i dati «nudi e crudi» forniti dall’Istat, non lasciano spazio a interpretazioni: poco più di 5 milioni. Se a questi aggiungiamo anche il numero di irregolari, in una stima generosa per eccesso arriviamo a poco meno di 6 milioni: il 10% sul totale della popolazione italiana. Fin qui – direbbe Machiavelli – la «verità effettuale». Ma che cosa succede quando chiediamo direttamente ai cittadini di stimare la percentuale di immigrati presenti nel nostro Paese? La risposta a questo interrogativo è stata fornita da un recente report dell’Istituto Cattaneo, nel quale sono stati messi a confronto i dati «reali» sulla presenza di immigrati nei 28 Paesi dell’Unione europea con le stime fornite dai cittadini in un sondaggio somministrato periodicamente dall’Eurobarometro. Almeno a prima vista, il risultato è stato sorprendente: l’Italia è il Paese europeo dove l’errore percettivo, vale a dire la distanza tra il dato reale e quello stimato dagli intervistati, è in assoluto il più ampio.

Rispetto al 10% di immigrati presenti sul territorio italiano, i cittadini ne «vedono» o, più precisamente, ne percepiscono più del doppio, cioè il 25%. Naturalmente, gli italiani non sono stati gli unici a sbagliare la stima: anche in Spagna, Portogallo e Regno Unito – solo per citare i tre casi più rilevanti – la distanza tra realtà e percezione è ampia e abbondantemente superiore alla media europea (pari al 16,7%). Ma nessun altro Paese ha una visione tanto distorta, e quindi errata, quanto il nostro.

Di fronte a questi dati, sono possibili due tipi di reazione. La prima è quella che definisco, per semplicità, dei «minimizzatori», il cui argomento suona grossomodo così: i cittadini vedono una «realtà aumentata» che non corrisponde alla verità fornita dai dati e, di conseguenza, il problema dell’immigrazione è un non-problema. O meglio: il problema sta tutto negli occhi e nella mente degli italiani e, quindi, è da lì che bisogna partire per affrontare, razionalmente e con la forza persuasiva dei numeri, la questione. Il secondo tipo di reazione è, invece, quella dei «massimizzatori» secondo i quali un errore percettivo così ampio come quello registrato in Italia sta a indicare l’esistenza di un problema, in merito all’immigrazione, molto più ampio e diffuso rispetto al quadro fornito semplicemente dalle statistiche.

 

[L'articolo completo, pubblicato sul "Mulino" n. 5/18, pp. 789-795, è acquistabile qui]

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