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Dal numero 5/18
Il cambiamento che non serve al Paese
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  • Identità italiana
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La retorica sul «governo del cambiamento» si è sprecata da parte degli esponenti della maggioranza giallo-verde, e specialmente dei vertici Salvini e Di Maio. È effettivamente cambiato molto, non precisamente nei contenuti del governo, ma nel modo di intendere e di fare la politica. Un fenomeno che peraltro non ha coinvolto solo l’esecutivo e la sua maggioranza. Quel che più colpisce è la dissoluzione – verrebbe da aggiungere: allegra – di tutto un modo di considerare la sfera politica che era arrivato, per quanto notevolmente acciaccato, fino alla svolta determinata dalle elezioni del 4 marzo scorso.

Può sembrare un po’ ingenuo e inutilmente professorale il richiamo alla grammatica e alla sintassi delle relazioni politiche, perché non è certo da quella svolta che una serie di loro inquadramenti e rappresentazioni stava entrando in crisi. La novità consiste nel fatto che oggi quel fenomeno di progressiva corruzione dei costumi che reggevano lo svolgersi della vita pubblica ha subìto non solo un’accelerazione, ma una radicalizzazione che lo ha esasperato. I rilievi su un Parlamento che assumeva più le regole di una curva da stadio che quelle di un’assemblea orientata al confronto dialettico delle opinioni non risalgono certo all’inizio di questa legislatura. Va subito aggiunto che ad attivare comportamenti da tifoserie sguaiate erano stati già in varie legislature precedenti i parlamentari leghisti (qualcuno ricorderà i cappi), in altre occasioni quelli del centrodestra (l’esibizione di spuntini di mortadella alla caduta di Prodi), e nella passata legislatura i 5 Stelle in non poche occasioni. Si trattava però di comportamenti tenuti dai banchi dell’opposizione da cui si tenevano lontani i leader più in vista (con qualche eccezione: vedi certe sceneggiate di Calderoli).

Nella legislatura attuale non ci sono freni inibitori neppure per i ministri in carica, che peraltro rivestono posizioni di rilievo nel governo. Salvini ha spinto molto avanti queste modalità di intervento, non solo esibendosi quasi quotidianamente sui social e su tutti i palcoscenici a cui può accedere, ma coinvolgendo in queste esibizioni la sua posizione istituzionale, particolarmente delicata, di ministro dell’Interno.

 

[L'articolo completo, pubblicato sul "Mulino" n. 5/18, pp. 781-788, è acquistabile qui]

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