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Una sanatoria senza precedenti
Ischia, gli edifici abusivi e la proposta di condono
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La scelta del governo di proporre un nuovo condono edilizio per l'isola di Ischia ha una dimensione che travalica i pur incredibili aspetti ambientali. Mentre nelle scorse settimane l'attenzione sul cosiddetto “Decreto Genova” si concentrava sul nome del commissario che doveva occuparsi della ricostruzione del Ponte Morandi, sui poteri e le risorse a disposizione, il testo si era nel frattempo trasformato in un provvedimento monstre di 46 articoli in cui quelli che riguardavano la ricostruzione post terremoto "nei Comuni di Casamicciola Terme, Forio e Lacco Ameno" risultavano quasi il doppio di quelli urgenti per il capoluogo ligure. Nessuno però poteva aspettarsi che all'articolo 25 venisse proposta una sanatoria edilizia senza precedenti.

Dopo la prima gigantesca sanatoria del 1985, i due successivi condoni, approvati dai governi Berlusconi nel 1994 e 2003, avevano fissato dei limiti per gli edifici che potevano essere sanati, con divieti per le aree più a rischio da un punto di vista idrogeologico e di più rilevante pregio ambientale e paesaggistico. Il decreto approvato dal governo, e che il Parlamento ha ora 60 giorni per convertire in legge, introduce un'eccezione per Ischia. Per cui solo sull'Isola a tutte le domande di sanatoria presentate si applicano le regole in vigore con il condono del 1985, aprendo la strada alla sanatoria in aree pericolose. Il problema è che Ischia è davvero un luogo unico, speciale per la sua bellezza e storia, ma purtroppo lo è anche per quanto riguarda la fragilità del suo territorio. Dal terribile terremoto del 1883 a quello del 2017, l'isola ha visto ripetersi con tragica continuità scosse sismiche e frane con crolli, morti e feriti la cui responsabilità è innanzi tutto nei troppi edifici costruiti senza autorizzazioni in luoghi a rischio.

La proposta del governo, dunque, non è solo sbagliata perché, ancora una volta, rimette in discussione regole e principi di legalità, ma è soprattutto pericolosa perché quegli edifici rischiano di venire giù alla prossima frana o scossa sismica e, banalmente, perché quelle situazioni di rischio non possono essere risolte. Ma l'incredibile beffa è che l'illegalità viene anche premiata: il decreto prevede infatti che gli edifici illegali possano beneficiare di un contributo "fino al 100%" per le spese di ricostruzione.

Fermiamoci un momento. Chi avrebbe mai potuto immaginare, solo pochi anni fa, che un movimento che aveva sempre fatto dell'ambiente una priorità e della legalità la parola d'ordine, una volta arrivato al governo, fosse protagonista di un condono che neanche Berlusconi aveva avuto l'ardire di proporre? Lo stupore riguarda anche gli alleati di governo, che sono pur sempre gli eredi di quel partito secessionista che mai avrebbe accettato di distribuire soldi che vengono dal lavoro dell'operosa Padania per attività illegali commesse al Sud. La vorticosa esperienza di governo che si è aperta con le elezioni del 4 marzo sta davvero cambiando le regole della politica, il modo di comunicare e di gestire gli stessi processi decisionali. Lo racconta anche il modo con cui i parlamentari reagiscono quando vengono chieste loro spiegazioni. La reazione dei parlamentari leghisti è di stupore, ma rimandano la questione ai 5 Stelle. E questi eludono le domande, negano di sapere chi l'abbia proposta, promettono che ne discuteranno nel gruppo parlamentare e mettono le mani avanti. Confermando l'idea che siano altri i luoghi dove il movimento prende le decisioni e che ai parlamentari siano lasciati margini davvero limitati di intervento.

Per chi ha esperienza di strategie parlamentari questa vicenda appare davvero incredibile. Perché non è certo la prima volta che qualcuno prova a riaprire le pratiche del condono al Sud e a Ischia in particolare, ma prima del "cambiamento" ci si vergognava a porre la propria firma su emendamenti di questo tipo, sempre scritti in modo da non far capire l'argomento attraverso infiniti rimandi a norme. Erano di solito parlamentari campani a tramare nei corridoi di Montecitorio, e una volta scoperti si ritiravano, promettendo rivincite. Mai era successo che uscisse direttamente da Palazzo Chigi una norma di questa portata.

La vicenda potrebbe diventare una ferita difficile da rimarginare per la componente movimentista e storicamente impegnata sui temi ambientali che fa capo al presidente della Camera Roberto Fico. Sono diversi i parlamentari cresciuti in comitati e battaglie contro illegalità, mafia e abusivismo e nell'impegno per i beni comuni. Se non escono allo scoperto ora rischiano di perdere ogni credibilità nei confronti di chi aveva sperato che davvero il movimento fondato da Beppe Grillo realizzasse in campo ambientale quello che il Pd, per mancanza di coraggio e miopia politica, non era mai riuscito a portare avanti. Vedremo nei prossimi giorni se il risalto mediatico che si è acceso sulla vicenda avrà portato a un passo indietro.

Ma c'è un ultimo aspetto che merita attenzione. Anche in questa vicenda i 5 Stelle si sono mossi prescindendo da qualsiasi confronto esterno. E questo modo di agire sta diventando un tratto sempre più distintivo rispetto a tutti gli altri soggetti politici. Di sicuro molto diverso dalla Lega, che nelle sue scelte tiene sempre conto delle storiche e radicate relazioni costruite con corpi sociali e interessi ben precisi. Diversa anche la guerra che Renzi aveva pubblicamente aperto contro i corpi intermedi accusati di bloccare il cambiamento di cui aveva bisogno il Paese. Un sistema che veniva identificato nei sindacati, nelle camere di commercio (qualcuno ricorderà la promessa di chiuderle), nelle associazioni di categoria o sociali, negli ambientalisti e nei comitati. Quel progetto politico è fallito fragorosamente, e tra le ragioni vi è anche una lettura superficiale della società italiana, nell'idea velleitaria che un progetto riformista possa prescindere dal confronto e dal coinvolgimento della realtà sociale e economica.

Eppure i 5 Stelle si spingono molto oltre l'idea renziana. Perché per loro i corpi intermedi semplicemente non esistono. Le idee che il movimento esprime in campo economico o ambientale, di riforma istituzionale o sociale, sono il patrimonio portato da coloro che hanno scelto di entrare a farne parte e che hanno avuto la capacità di trovargli spazio nel programma. Se all'interno del movimento vi sono sindacalisti o militanti per l'acqua pubblica, tassisti o esperti di microcredito, quei temi entreranno nell'agenda politica, altrimenti no. È una realtà che ben conosce chiunque provi ad aprire una interlocuzione con i parlamentari o i ministri pentastellati, nel disinteresse che mostrano nei confronti di chi non è parte della loro idea di cambiamento. E questo atteggiamento lo si è visto anche nella gestione della vicenda di Ischia. Fino ad ora non è stata data alcuna spiegazione del perché sia stato proposto un condono, né alcuna disponibilità ad entrare nel merito dei problemi dell’isola, che indubbiamente vanno affrontati.

Nell'audizione avvenuta in Commissione alla Camera sul Decreto Genova, Legambiente ha proposto delle alternative per affrontare i problemi e i ritardi incredibili che perdurano nella valutazione delle domande di condono. Provando a spiegare come, rispetto alle 26 mila pratiche ancora ferme negli uffici dei tre Comuni, il governo stesse sbagliando nel proporre di velocizzarle, eliminando ogni vincolo sulla strada di una valutazione positiva, anche perché tra le conseguenze vi sarebbero stati, oltre ai rischi ambientali, anche numerosi ricorsi. Come alternativa è stato proposto di affidare risorse e poteri al commissario per la ricostruzione, per permettere ai Comuni di smaltire le pratiche, ma con le stesse regole in vigore nel resto del Paese. In questo modo si potrebbe avviare la ricostruzione per tutti gli edifici legali, mentre in parallelo si muovono anche le ruspe per quelli abusivi, affidando proprio al commissario questa responsabilità, invece che ai sindaci che temono di perdere consenso.

Purtroppo nell'interlocuzione con i parlamentari, e perfino di fronte a proposte che provano a coniugare legalità e tutela dell'ambiente, ci si è trovati di fronte a un muro di gomma e alla risposta "grazie, ne stiamo discutendo, vi faremo sapere". Come se si possa scappare dal confronto anche di fronte a decisioni contraddittorie e complesse. Eppure Ischia è solo uno dei primi banchi di prova rispetto a situazioni e decisioni che, non essendo nel programma con cui ci si è candidati alle elezioni, e poi inserite nel contratto con la Lega, hanno inevitabilmente bisogno di approfondimenti e discussioni. Difficile che si possano gestire le difficoltà di governo semplicemente isolandosi dal mondo intorno. Lo spread dei titoli del Tesoro italiani come gli edifici abusivi di Ischia sono una realtà molto concreta con cui tocca fare i conti, e che non si può nascondere agli elettori.

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