Le prime dichiarazioni pubbliche in tema di agricoltura del governo Lega-Movimento 5 Stelle – da parte del nuovo ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali, il leghista Gian Marco Centinaio, e dei due vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini – hanno riguardato, in ordine sparso: la necessità di una revisione della legge 199/2016 sul contrasto al caporalato e allo sfruttamento del lavoro agricolo; l’ipotesi dell’introduzione di dazi sull’importazione di prodotti agricoli; la reintroduzione dei voucher nel mercato del lavoro in agricoltura.

Per un’inquietante coincidenza, nello stesso giorno in cui Salvini dichiarava che «per gli immigrati clandestini è finita la pacchia», nella Piana di Gioia Tauro un bracciante agricolo di origini maliane, Soumaila Sacko (in possesso di permesso di soggiorno) – che risiedeva nella tendopoli di San Ferdinando ed era attivista in un sindacato di base, l’Usb –, veniva ucciso a fucilate mentre raccoglieva lamiere in una fabbrica abbandonata. Qualche settimana dopo, Di Maio, in qualità di ministro del Lavoro, ha incontrato l’Usb, ascoltandone le rivendicazioni in merito allo sfruttamento nelle campagne, e lo stesso Salvini si è recato in visita nella tendopoli (come già aveva fatto subito dopo la tragedia il presidente della Camera Roberto Fico), mantenendo toni più sommessi del solito.

È naturalmente troppo presto per discutere le politiche sull’agricoltura del nuovo governo. Ci sembra qui più utile proporre alcune riflessioni a partire dalle politiche attuate nella legislatura precedente, dai tre governi di centrosinistra che si sono succeduti tra il 2013 e il 2018, in particolare ad opera del ministro dell’Agricoltura in carica dal 2014 al 2018, Maurizio Martina. Ci soffermeremo su due temi: in primo luogo, la rappresentazione dell’agricoltura italiana come un’«agricoltura di qualità», caratterizzata da migliaia di prodotti tipici, legati al territorio, alla sua cultura e alla sua biodiversità; una rappresentazione che gode di un consenso bipartisan tra i principali attori pubblici e privati dell’agroalimentare italiano e che ha guidato parte delle iniziative politiche degli ultimi ministri dell’Agricoltura.

 

[L'articolo completo, pubblicato sul "Mulino" n. 4/18, pp.569-578, è acquistabile qui]