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La lunga intervista pubblicata sulla «Frankfurter Allgemeine Sonntagszeitung» apre nuove prospettive sull’Unione da riformare
L’Europa di Angela Merkel
rubrica

Angela Merkel sceglie la «Frankfurter Allgemeine Sonntagszeitung» per delineare la sua risposta al presidente francese Macron, che in Germania è stato accolto sin dalla sua elezione, quasi unanimemente, come un europeista che avrebbe rimesso in moto il processo unitario. Nell’intervista pubblicata ieri, significativamente intitolata Questioni di esistenza per l’Europa, la cancelliera riannoda i fili e prova a tracciare una linea diversa, certamente più pragmatica. Partendo, ovviamente, da quanto accade nel mondo, che rende indispensabile continuare il processo di unificazione del continente:

«Il mondo, dopo la guerra fredda, è divenuto multipolare. Gli Stati uniti sono e restano una superpotenza, che, al momento, non si riconosce più negli accordi multilaterali, come indicano l’uscita dall’accordo sul clima e, più recentemente, la questione dei dazi punitivi […] La Cina diventa sempre più forte economicamente e acquista un influsso globale crescente. Per noi europei tutto ciò determina l’obbligo di definire in modo completamente nuovo la nostra posizione nella compagine globale […]».

L’Europa è, dunque, innanzitutto una necessità: Merkel non ha mai avuto un approccio ideologico, è da sempre una politica pragmatica. Lo dimostra anche in questa occasione, pur rivolgendo un’attenzione particolare al contesto internazionale, agli scenari difficili dei prossimi anni, alla lunga transizione tra Stati e istituzioni europee e alle soluzioni comuni ed europee da adottare.

Come procedere con il processo di unificazione? Al di la delle risposte ovattate e diplomatiche, Angela Merkel boccia ripetutamente proposte e entusiasmi del presidente francese, al quale ricorda, in più punti, come alcune degli attuali punti critici dell’Unione dipendano anche dalle scelte francesi (vengono citati per due volte la politica agricola e l’intervento militare in Mali). Dunque meno retorica europeista, che nasconde comunque interessi nazionali e pericolose fughe in avanti, e più proposte concrete per migliorare il lavoro delle istituzioni europee, su tutte Parlamento e Commissione, che dovrà avere meno membri nella prospettiva di un vero governo europeo.

Il presupposto necessario per far ripartire la fiducia nel processo europeo è la stabilità economica e finanziaria del continente e, in particolare, della zona euro. La premessa è nota: la solidarietà tra europei non può sfociare in una unione del debito, ma deve essere un aiuto per rendersi autonomi. E prosegue:

«Abbiamo bisogno dell’Unione bancaria e di quella dei mercati dei capitali. Vogliamo renderci in parte indipendenti dal Fondo monetario internazionale. Dal Meccanismo europeo di stabilità deve nascere un Fondo monetario europeo […] Quando l’intera Eurozona è in pericolo, il Fondo monetario europeo deve poter attribuire crediti lungo termine, come fatto sino ad oggi, per aiutare i singoli Paesi. Si tratta di crediti vincolati a trent’anni e connessi alla richiesta di ampie riforme strutturali. Immagino, accanto a questa misura, anche la possibilità di una linea di credito che abbia una scadenza più breve, ad esempio cinque anni […] Sempre sotto determinate condizioni, in misura limitata e con l’obbligo di restituzione integrale. Un fondo monetario europeo con simili competenze deve, naturalmente, valutare la condizione dell’economia in tutti gli Stati membri. Dei quali, inoltre, il Fondo dovrebbe valutare la capacità debitoria e disporre degli strumenti necessari per ripristinarla, se necessario […] Il Fondo e la Commissione europea costituirebbero le due colonne per la stabilità dell’Eurozona».

A questo punto, sembra evidente che Angela Merkel abbia fatto suo il celebre non paper di Wolfgang Schäuble, il suo ultimo contributo quale ministro delle Finanze prima di diventare presidente del Bundestag. In quell’occasione si citava il Meccanismo di stabilità europea come primo passo, intergovernativo, per arrivare poi ad una soluzione più federale. Merkel sceglie questo approccio e si allontana, pertanto, dalle richieste del presidente francese: sarà un’istituzione, intergovernativa e ibrida, della quale andranno comunque ridefinite le competenze, a dover riavviare il processo di unificazione, come in fondo è stato per l’intera storia dell’Unione, affiancata da una (potenziata) Commissione, custode dei Trattati e cuore delle politiche europee. La proposta permetterebbe di superare le preoccupazioni di alcuni Stati per una solidarietà eccessiva e dotare l’Unione di uno strumento capace di intervenire nelle situazioni di crisi.

In questo modo, inoltre, la cancelliera tedesca sa di poter contare proprio sul prezioso aiuto di Schäuble per convincere l’ala più radicale del proprio partito anche in vista della difficile trattativa, sia a Bruxelles che al Bundestag, sul bilancio dell’Unione. Sul quale pesa, ovviamente, la Brexit e la necessità di dover redistribuire su tutti i Paesi quanto versato sino ad oggi dal Regno unito. E qui Angela Merkel ha parole molto chiare anche per i suoi connazionali: l’Europa ha un costo ma il suo governo non ha intenzione di diminuire l’investimento, anzi.

«Abbiamo stabilito nel Patto di coalizione [tra Union e Spd] di pagare di più nel prossimo bilancio. Più è sempre relativo. Se noi impieghiamo l’1 per cento del prodotto interno lordo per gli Stati membri nel 2021, questo significa, in termini assoluti, impiegare molti più soldi che nel 2013 […] Dobbiamo chiederci, però, quali compiti devono essere realizzati in Europa?».

Merkel sa che la richiesta della Commissione (aumentare il contributo fino a 1, 11%) incontra le resistenze di molti (in patria e negli altri Paesi) ma si dichiara disponibile a trattare. Si tratta di capire cosa si dovrebbe fare con questo bilancio comune. Non si può chiedere troppo all’Europa e poi provarla dei fondi necessari: e qui la Cancelliera cita per ben due volte la politica agraria, tema caro ai francesi, sottolineando anche la necessità di ridurre in modo drastico la burocrazia.

Vengono esplicitate altre tre proposte, proprio per delineare lo sviluppo delle competenze dell’Unione, e sono di estremo interesse. La prima è quella di un diritto di asilo europeo che assicuri la medesima tutela e i medesimi standard in tutti i Paesi dell’Unione. Ad esso dovrebbe aggiungersi la trasformazione di Frontex come effettiva polizia di frontiera europea (dotata del potere di muoversi autonomamente sui confini esteri) e un’Autorità europea per i rifugiati, che dovrebbe decidere su tutti i procedimenti di asilo.

«Vogliamo parlare con i Paesi di origine per poter riportare indietro al meglio le persone senza titolo per restare in Europa e vogliamo favorire forme legali di migrazione, soprattutto per lo studio o la formazione, in particolare nell’ambito della migrazione di forza lavoro specializzata».

La seconda è relativa all’ipotesi di truppe militari europee (ancora una proposta di Macron), sulla quale Angela Merkel risponde con toni decisamente freddi: «Sono d’accordo con la proposta di Macron. Simili truppe di intervento dovrebbero essere adattate alla struttura della politica di difesa […] Nell’ambito delle possibilità di un esercito sotto mandato parlamentare la Bundeswehr dovrà essere parte di simili iniziative. Questo non significa che saremo presenti ad ogni intervento». Dunque, il processo può partire (e anche per questo capitolo, Merkel lo ripete, occorrono risorse) ma la strada da fare à ancora molto lunga.

La terza è la ripresa di una vecchia idea: un seggio europeo al Consiglio di sicurezza dell’Onu (anche qui la Cancelliera cita direttamente la Francia, che, dopo la Brexit, è ormai il solo Paese europeo con un seggio all’Onu) e la creazione di un Consiglio di sicurezza europeo, costituito da pochi seggi a rotazione tra gli Stati membri, che collabori e agisca direttamente con l’Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza.

Infine, vale la pena di segnalare come l’intervista si apra con la situazione italiana e la tranquillità della Cancelliere sorprende persino i giornalisti: «Lavorerò con il nuovo governo italiano e non intendo fare speculazioni sulle sue posizioni […] È bene per tutti noi concentraci in discussioni sulle questioni concrete […] In tutti gli Stati l’economia cresce, come pure l’occupazione. Tuttavia in Italia la disoccupazione è ancora terribilmente alta. Sono pronta a discutere con il nuovo governo italiano di come più giovani possano trovare lavoro». Sembra quasi che la Merkel aspetti al varco il governo italiano: come si evince anche dal tono delle sue proposte, per un Paese come l’Italia sedersi ai tavoli dell’Unione non può ridursi a una questione di dentro o fuori. Già le prossime settimane ci diranno se questa impostazione sia condivisa o meno da Roma.

 

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