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viaggio in Italia / dopo il voto
Nella rossa Ferrara sventola la bandiera del Carroccio

27 agosto 2017, Dario Franceschini presente allo stadio Paolo Mazza per celebrare il ritorno della Spal in serie A, viene sonoramente fischiato dai tifosi. 3 febbraio 2018, castello Estense, il ministro alla Cultura Franceschini, sottobraccio a Vittorio Sgarbi gigioneggia, vezzeggia ed elogia il critico d’arte più volte candidato nelle liste del centrodestra tessendone le lodi. E Sgarbi, di rimando: “L’arte unisce e indica le grandissime intese, Ferrara è la capitale dell’anima, dove tutto è accaduto. Io e Franceschini fingiamo di combatterci”. Notturno fra il 4 e il 5 marzo 2018, dopo gli esami elettorali: il ferrarese Franceschini disarcionato dal proprio destriero sul terreno “amico” non riesce a conquistare il seggio parlamentare cui pareva predestinato e lascia il campo alla candidata leghista di cui nessuno in città ricorda il nome.

Istantanee recenti di un tracollo (quasi) annunciato e tuttavia sorprendente e sconvolgente per gli equilibri politici di una comunità da sempre fedelmente votata alla sinistra e un tempo fiera sostenitrice dei suoi rappresentanti.

A Ferrara e in provincia la Lega diviene il secondo partito a un’incollatura dal Pd. A questo esito concorrono due fenomeni convergenti: la mutazione genetica del profilo dei rappresentanti politici locali e il deterioramento del quadro sociale del territorio, sul quale la crisi picchia dura. Ne sono conseguenza la perdita del lavoro, della stabilità e del benessere per molte famiglie e l’offuscamento delle prospettive di sviluppo del tessuto imprenditoriale.

Si incrinano le certezze e cresce l’insicurezza, minata anche da una inusuale e inquietante serie di crimini, oltretutto particolarmente efferati. Il pensionato Tartari rapinato e massacrato da una banda dell’Est che lo lascia morire dopo una straziante agonia consumata nella solitudine del casale diroccato in cui lo hanno abbandonato; un’anziana di Cento deceduta a seguito del violento pestaggio nel corso di una rapina, anche in questo caso per mano di criminali immigrati; il delitto familiare di Pontelangorino, con il figlio che assieme all’amico ammazza i genitori; poi, la tragica striscia di morte generata dal Norbert Feher (“Igor”). Ma pure aggressioni e pestaggi in strada con finalità di rapina. Infine, a corollario della cronaca, l’episodio di Gorino, ampiamente commentato dalla stampa nazionale, con la popolazione che alza le barricate per respingere l’arrivo di 12 rifugiati extracomunitari – donne e bambini – in un paese di pescatori un tempo feudo del Pci… Proprio a Goro (di cui Gorino è frazione) la Lega oggi porta a casa il 43,5% mentre il Pd si ferma al 13.

In un territorio dove sino a pochi anni fa le emergenze della “nera”’ si limitavano a qualche borseggio e le lamentele della popolazione erano perlopiù circoscritte ai marciapiedi dissestati e alle buche sull’asfalto stradale, è ben evidente il drammatico deterioramento, che genera insicurezza e si riflette nei meccanismi di coesione sociale.

Una recente inchiesta firmata da Fabrizio Gatti per “l’Espresso”, in cui è ben rappresentata la tendenza in atto, ha fatto indispettire il sindaco Tiziano Tagliani. “Lo spacciatore di quartiere è un’istituzione – scrive “l’Espresso”, cui il sindaco ha replicato con una piccata lettera – Li vedi ovunque. Controllano con decine di vedette fisse il parco tra la stazione e il Grattacielo… Dalle finestre che si affacciano su viale della Costituzione e viale Cavour il ragionamento degli inquilini è diretto. E quello che vedono da quassù diventa pubblicità gratis, sette giorni su sette, alla campagna elettorale delle destre”. E ancora: “C’era una volta il mito della provincia italiana, l’urbanistica a misura di persona, la qualità della vita come bandiera. Certo, c’era. La crisi, l’invecchiamento degli abitanti, il crollo demografico hanno azzerato i parametri. Ferrara è una vetrina che espone le contraddizioni della decrescita italiana. Dieci anni fa la recessione l’ha investita che sembrava ancora un borgo felice. Oggi la restituisce con gli stessi dolori di una metropoli post industriale”.

Ciò che emerge dal reportage non è solo “sentiment”. La conferma arriva, puntuale, dai dati statistici dell’Istat e del Comune. In città il 10% della popolazione vive con meno di 750 euro al mese e l’indice della povertà è raddoppiato nel corso degli ultimi vent’anni, passando dal 4,6 al 10,2%. La disoccupazione, al 10,6%, è alta (23,8%) sopratutto fra gli under 30. Il reddito medio di 22.485 euro vale l’ultimo posto fra i sei capoluoghi emiliani (esclusa la Romagna). Truffa e furti sono i reati più frequenti, in fondo proprio quelli che maggiormente turbano il quieto vivere di una popolazione sempre più anziana, fra le cinque più vecchie d’Italia, con un’età media di 48,5 anni rispetto alla media nazionale di 44,9; un dato in prospettiva aggravato dal saldo passivo che nel 2016 ha sfiorato il migliaio di unità considerando gli 845 bimbi nati e i 1.781 decessi avvenuti.

E gli immigrati? Quelli censiti al 31 dicembre scorso nel comune capoluogo risultano 13.616 (fra i quali 7.632 donne) pari al 10,3% della popolazione, con un trend rallentato a seguito della crisi che limita all’1,2% l’incremento rispetto a cinque anni fa; ma a loro va addizionato un buon numero di ‘stranieri’ di primo sbarco che stranieri ora non sono più (se non nella testa di alcune persone) perché nel frattempo hanno regolarmente ottenuto la cittadinanza italiana.

Transitando dalle statistiche – cartina al tornasole degli umori degli elettori – alle percentuali di questa tornata elettorale, ecco i numeri che, forzando appena un po’ il calendario, potremmo definire delle idi di marzo. Nel collegio 4 Ferrara-Mare, alla Camera, a dispetto di ogni previsione non passa “l’imperatore” Franceschini (che comunque ottiene il seggio di Montecitorio grazie al paracadute del proporzionale). Fra i tre principali partiti si registra un curioso, rarissimo e sostanziale ex aequo, tutti assestati al 24,7%, con la Lega che supera di 9 voti il M5S e di 10 voti il Pd. Ma a vincere nettamente ed essere eletta grazie al traino della coalizione è la rappresentante del Carroccio, Maura Tomasi, in virtù del 39,6% al centrodestra, con il centrosinistra al 29,1% (e il Movimento 5 Stelle, senza alleati, ovviamente fermo al 24,7).

Circoscrivendo l’osservazione al voto in città, la Lega raccoglie il 23,7% (oltre sei punti in più rispetto al dato nazionale) e tallona il Pd fermo al 25,1% ma ancora primo partito, con i 5 Stelle al 22,9. Anche a Cento è eletto il candidato leghista, Emanuele Franceschini, grazie al 37,6% della coalizione, mentre M5S con il 27,9% opera il sorpasso sul Pd (25,1). Al Senato (nel collegio Ferrara-Imola) il trend è analogo: il Pd con Sandra Zampa raccoglie un 30,7% insufficiente per superare il candidato del centrodestra, l’avvocato ex missino Alberto Balboni che, con il 34,3%, si impone contro ogni attesa e innalza il vessillo dei Fratelli d’Italia.

Dalla valutazione complessiva del voto nel Ferrarese emerge come sia soprattutto la Lega, per ora, a raccogliere i frutti del dissesto, mentre il Movimento 5 Stelle ancora non dispiega pienamente le ali e ottiene il sostegno di circa un quarto dell’elettorato. In questa temperie emerge la folkloristica figura del segretario comunale del Carroccio, Naomo Lodi: genera sorrisi per comportamenti politicamente ortodossi quanto il nome che porta e spopola in rete, ma intanto – stuzzicando le viscere dell’elettorato – guadagna consensi e allunga la sua inquietante ombra sulla poltrona da primo cittadino in palio fra un anno. Il vento è propizio alla marcia del Carroccio, al punto che in questo momento il suo “avversario” più temibile appare il segretario provinciale del suo stesso partito, Alan Fabbri, già sindaco della piccola Bondeno.

Ma la corsa è ancora lunga, la partita tutta da giocare. Per ricostruire, però, servono strumenti nuovi, progetti credibili, politiche adeguate e cervelli sgombri dai vecchi pregiudizi.

 

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