Rivista il mulino

Content Section

Central Section

Send to Kindle
L’insostenibile leggerezza di una riforma fiscale:
Gli effetti territoriali della flat-tax
rubrica
  • Identità italiana

La flat tax (o l’imposta personale sul reddito con aliquota unica) è da qualche tempo divenuta un riferimento rilevante nelle proposte di alleggerimento della pressione fiscale in Italia. Da ultimo, i programmi elettorali di Forza Italia e Lega Nord promettono di sostituire l’attuale imposta progressiva sul reddito (Irpef) con una flat taxrispettivamente del 23% o 15%, estendendo la cosiddetta no tax area a 12 mila euro complessivi, rispetto agli attuali 8 mila, o a 3 mila euro per componente della famiglia. 

I presunti benefici della riforma consisterebbero nella semplificazione del computo dell’imposta, nel minore incentivo all’evasione, nell’incremento dei consumi e della domanda aggregata derivante dal maggior reddito disponibile. Aspetti tutt’altro che desiderabili (già evidenziati per esempio da Baldini e Rizzo) sarebbero invece i problemi di sostenibilità che la flat tax comporterebbe per la finanza pubblica (l’ipotesi di coprire il disavanzo generato con il recupero dell’evasione è a dir poco ottimistica) e l’eliminazione (o il forte indebolimento) del principio costituzionale di progressività delle imposte, connesso alla immancabile redistribuzione del carico fiscale a favore dei redditi più alti.

Un aspetto importante, finora oggetto di scarsa attenzione, è la dimensione territoriale degli effetti della promessa “rivoluzione fiscale”. Il punto che intendiamo evidenziare è che la flat tax avrebbe verosimilmente rilevanti effetti redistributivi interregionali e in particolare fra Nord e Sud del Paese: infatti, considerando che il nuovo schema di imposta personale riduce la progressività e favorisce i contribuenti con reddito più elevato, e che la distribuzione di quest'ultimo è territorialmente assai squilibrata a favore del Nord, la riforma comporterà inevitabilmente una redistribuzione dalle regioni povere a quelle ricche.

La tabella riporta la nostra stima del risparmio fiscale derivante dalle diverse regioni italiane e dalle cinque ripartizioni territoriali: Nord-Ovest, Nord-Est, Centro, Sud e Isole, attraverso l'applicazione della flat tax nella versione più “moderata” proposta da Forza Italia. Il calcolo si basa sulle statistiche Mef - Dipartimento delle Finanze relative alle dichiarazioni fiscali per l’anno d’imposta 2015, da cui si traggono immediatamente i valori di imposta netta, totale e pro-capite, di ciascuna regione e ripartizione nell’attuale regime Irpef. Il calcolo dell’imposta nell’ipotesi di applicazione della proposta flat tax di Forza Italia è compiuto utilizzando la formula 0.23*(Y – 12000), dove Y è il reddito imponibile, per ciascuna classe di reddito, e poi aggregando per regioni e ripartizioni. Il risparmio d’imposta è stato quindi calcolato per differenza; il suo valore aggregato per l’Italia ammonta a circa 65 miliardi di euro.

Le cifre riportate in tabella mostrano con chiarezza la marcata redistribuzione a sfavore delle regioni meridionali operata dall’aliquota unica: il risparmio fiscale di cui beneficiano le ripartizioni Sud e Isole non arriva al 22% del totale, molto meno della quota di contribuenti meridionali (30%) e persino del reddito imponibile relativo al Mezzogiorno (24%).

Queste cifre evidenziano anche le notevoli difficoltà che la flat tax potrebbe comportare per i conti pubblici, con l’abbattimento del gettito fiscale da 155 a 90 miliardi di euro. In particolare, facendo riferimento alle circoscrizioni meridionali, il nuovo schema di imposta implicherebbe una riduzione del gettito fiscale pari a circa 14,3 miliardi di euro. Un “buco” da coprire attraverso un aumento del debito pubblico, un aumento dei trasferimenti interregionali o una forte riduzione della spesa pubblica primaria nelle stesse regioni.

Tutto ciò svela la contraddizione insita nella terna di promesse elettorali delle forze politiche di centro-destra: introduzione della flat tax, maggiore autonomia fiscale del Nord e riduzione del rapporto debito/Pil. In effetti si può facilmente calcolare che, tenendo ferma la spesa pubblica nelle regioni meridionali, l’applicazione della flat tax comporterebbe un incremento di circa il 28% del residuo fiscale negativo del Mezzogiorno, attualmente valutato intorno a 50 miliardi di euro l’ anno, in perfetta antitesi con il proposito di limitare la redistribuzione interregionale operante attraverso la finanza pubblica (per una stima dei residui fiscali regionali si veda qui). Escludendo un finanziamento in deficit, reso praticamente impossibile dai vincoli europei, la sola strada per realizzare la impossibile trinity sarebbe quindi un drastico abbattimento della spesa pubblica pro-capite nel Mezzogiorno. Ma se solo un severo taglio della spesa può compensare integralmente gli effetti della flat tax, essendo ormai esauriti i margini di manovra sugli investimenti pubblici (per una discussione sul crollo della spesa per investimenti pubblici si veda qui), il nuovo bersaglio non potrà che essere il welfare.

In una condizione in cui, anche a livello nazionale, la spesa pubblica in certi servizi essenziali in percentuale del PIL è già inferiore a quella dei maggiori Paesi europei, questa prospettiva sarebbe insostenibile (si veda a tal proposito il recente focus dell’Ufficio Parlamentare di Bilancio), aggravando un divario già significativo del Mezzogiorno nella disponibilità di servizi essenziali, come le politiche sociali (asili nido, servizi per l’infanzia, servizi e strutture per gli anziani), la sanità, le reti infrastrutturali, la mobilità (si veda al proposito la Relazione sui conti pubblici territoriali).

 

Tabella 1. Risparmi fiscali derivanti dalla flat tax per regione e ripartizione

Regioni e

Ripartizioni

Miliardi

di euro

Euro

per contribuente

% Italia

Piemonte

5,529

1745

8,4

Valle d'Aosta

0,163

1676

0,2

Lombardia

14,504

2046

22,1

Liguria

2,048

1742

3,1

Trento

0,613

1480

0,9

Bolzano

0,800

1899

1,2

Veneto

5,800

1642

8,8

Friuli Venezia Giulia

1,512

1643

2,3

Emilia Romagna

5,886

1771

9,0

Toscana

4,486

1658

6,8

Umbria

0,910

1455

1,4

Marche

1,533

1378

2,4

Lazio

7,505

1946

11,4

Abruzzo

1,151

1273

1,7

Molise

0,240

1133

0,4

Campania

3,800

1205

5,8

Puglia

2,814

1103

4,3

Basilicata

0,420

1103

0,6

Calabria

1,223

1034

1,9

Sicilia

3,314

1148

5,0

Sardegna

1,359

1293

2,1

Nord Ovest

22,244

1929

33,9

Nord Est

14,611

1697

22,3

Centro

14,434

1739

22,0

Sud

9,648

1150

14,7

Isole

4,673

1187

7,1

Italia

65,610

1609

100,0

Nota: Si tratta di elaborazioni degli autori su dati Mef - Dipartimento delle Finanze

 

:: per ricevere tutti gli aggiornamenti settimanali della rivista il Mulino è sufficiente iscriversi alla newsletter :: QUI

:: per ricevere tutti gli aggiornamenti settimanali della rivista il Mulino è sufficiente iscriversi alla newsletter :: QUI