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Robert B. Silvers
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Robert B. Silvers, Bob per le schiere di amici in molti Paesi, è scomparso a New York il 20 marzo, all’età di 87 anni. Nonostante la grave perdita di Lady Grace Dudley, sua compagna dal 1975, avvenuta il 31 dicembre, che lo aveva duramente provato, Bob era rimasto a dirigere la «New York Review of Books» come aveva fatto per 54 anni, praticamente accampato negli uffici, sette giorni la settimana, per undici mesi l’anno. Qualche settimana la rubava durante la pausa estiva della pubblicazione o a fine anno, e qualche ora, dal giovedì alla domenica,  quando un numero chiudeva par andare in stampa, due volte al mese. Nel 1984 Rea Hedermann, giornalista e editore, aveva acquistato la testata, lasciando a Bob e alla co-fondatrice Barbara Epstein la libertà di concentrarsi a pieno tempo sull’aspetto redazionale: la «Nyrb» aveva fatto un balzo in avanti negli abbonamenti e nella solidità finanziaria, passando da 80.000 abbonati a 130.000. Alla morte di Barbara, nel giugno del 2006, Bob era rimasto solo al comando.

E di comando si trattava: il suo ufficio, che occupava più della metà della nuova sede nel Lower East Side, era un grande spazio costellato di scrivanie, dove sedevano, in rigoroso silenzio, schiere di giovani laureati di Harvard e Yale e qualche più anziano sopravvissuto alla ferrea disciplina e al duro lavoro. Gli assistenti si alternavano in due turni per coprire le dodici ore della giornata lavorativa di Bob. Per ognuno, era una grande occasione professionale poter lavorare con lui. Per ognuno, spesso più volte in un’ora, Bob aveva una domanda precisa, che tuonava da dietro la scrivania posta al centro di un lato della sala. Della sua figura, nascosta alla vista da alte pile di libri, trapelava solo la voce, imperiosa, così diversa dal tono gentile e affettuoso della sua conversazione ordinaria. Più volte in un’ora, con implacabile precisione, Bob chiedeva all’uno o all’altra a che punto fossero con la verifica di una data, il numero di telefono di Naipul nel B&B di Trinidad, o se avessero inviato a Alfred Brendel le bozze da lui stesso copiosamente annotate o, a dozzine di autori,  liste di libri da leggere, articoli fotocopiati, interi volumi con passi da lui selezionati. Certo, gli articoli li scrivevano gli autori, ma nessuno, neppure la firma più celebre, poteva permettersi di non rispondere a Bob sul perché quella fonte fosse stata trascurata, quel giudizio disatteso, quella informazione ignorata. La pena si materializzava in continue telefonate, fax, FedEx con nuovi testi; per gli autori che passavano per New York o ci vivevano, un lunch con Bob era una sorta di piacevole, amichevole esame di maturità.

Bob Silvers era un convinto europeo: l’Inghilterra, la Francia, l’Italia e la Svizzera (da quando Lady Grace si era stabilita definitivamente a Losanna) erano meta di frequenti viaggi, spesso un’andata e ritorno in quarantotto ore, anche a ottantacinque anni suonati. In Italia aveva molti amici, primi tra tutti Benedetta Craveri e Roberto Calasso. Aveva voluto far uscire un’edizione in lingua italiana della «New York Review, La Rivista dei Libri» (1991-2010), che seguiva numero dopo numero. Dal 1991 uno degli assistenti nell’ufficio di New York doveva conoscere bene la nostra lingua, per poter tradurre a Bob gli articoli, e permettergli di interloquire con la redazione, che tempestava di domande e di richieste di chiarimento o approfondimento. Insieme a Rea Hederman e a Lady Grace, non fece mai mancare il suo sostegno e la sua amicizia alla Rivista.

Nell’aprile del 2015 la New York Public Library ha acquistato l’intero archivio della «New York Review»: 930 metri lineari di faldoni che percorrono la storia culturale e politica dell’America e del mondo dal 1954 a oggi. Accanto a una copiosa corrispondenza con Noam Chomsky e commenti politici di Henry Kissinger, si possono percorrere le tracce documentarie dell’azione della «Review» a favore della dissidenza sovietica e di personaggi come Josif Brosdky e Václav Havel, insieme a copie di pressoché tutti gli articoli originali rivisti da Bob. Tra breve gli studiosi potranno accedere a testimonianze straordinarie su uno spettro di questioni che spaziano dalla storia letteraria e politica alla filosofia e alla scienza della seconda metà del ventesimo secolo. Dei diari personali di Bob non si conosce ancora la destinazione e si spera che anche questi verranno acquisiti dalla New York Public Library, una istituzione cui Bob era moto legato e che aveva istituito nel 2002 le «Robert B. Silvers Lectures» come tributo al ruolo eccezionale che aveva svolto nella vita della città e del Paese. 

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