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Una politica estera per il M5S
rubrica
  • Identità italiana

Da tempo si tende a dare sempre meno peso ai sondaggi. Ciò nonostante, una sorta di tentazione irresistibile a considerarli comunque prende chi si occupa di politica. Difficile, più che mai in una situazione di grande incertezza come quella che caratterizza oggi la scena italiana, dire quanto le indicazioni di voto che circolano in vista delle prossime elezioni siano attendibili. Il Movimento 5 Stelle rimane una delle tre forze principali. E per molte ragioni – e si tratta di ragioni della cui democraticità è lecito dubitare – appare anche come il meno diviso; a dispetto delle spaccature che, città per città, lo stanno segnando. Da Parma, dove conviene ricordare l’amministrazione guidata dal sindaco Pizzarotti, a Genova, dove l’esclusa per mano del leader con un lapidario «se non capite, fidatevi di me» rivolto alla propria base elettorale, è ricorsa alla magistratura, richiedendo i danni e l’annullamento delle «comunarie».

Secondo alcuni sondaggisti, il M5S è anzi la prima forza politica, non senza qualche debito nei confronti della politica autolesionista del Pd denunciata da ultimo da Peppino Caldarola. Se non altro per questa ragione – ma i motivi sono diversi – le mosse con cui il M5S si sta apprestando a presentarsi agli elettori in vista del rinnovo del Parlamento devono essere seguite con molta attenzione. A poco serve considerare Grillo e le sue truppe una manica di apprendisti stregoni – come invece purtroppo molti esponenti politici, soprattutto nel centrosinistra, sembrano continuare a fare – se non ad accrescere il sostegno di tipo antipolitico che è alla base del Movimento.

Da ultima, Grillo ha scelto di affrontare la difficile partita della politica estera italiana. Quale sarebbero le linee portanti delle relazioni internazionali in un governo a guida pentastellata? Bella (e difficile) domanda, a prima vista. La risposta, che ci si aspetterebbe lunga e meditata, è venuta invece nelle ultime ore, affidata come sempre al blog del leader (è del leader? non è del leader? anche su questo le polemiche sul reale intestatario della piattaforma avrebbero dovuto destare qualche preoccupazione tra i suoi seguaci).

Il programma esteri del Movimento 5 Stelle è uscito dall’ennesima consultazione che si è svolta mercoledì scorso (dalle 10 alle 19) sulla piattaforma Rousseau, grazie ai militanti registrati che hanno deciso di esprimere la loro opzione in merito a dieci punti. «Nelle ultime due settimane abbiamo approfondito, grazie all’aiuto di esperti di politica estera, tutti [sic!] i punti su cui si baserà la nostra attività di governo per gli affari esteri. Ora è il momento di decidere quali saranno le priorità di questo programma e di conseguenza i punti sui quali si concentreranno i nostri sforzi».

Il blog informa «in chiaro» anche chi al Movimento non è iscritto. Per il «programma esteri» hanno votato 23.481 iscritti «certificati». Dalla votazione sono risultati «vincitori» i primi tre punti, i più votati.

Al primo posto figura il «Contrasto ai trattati internazionali come Ttip e Ceta» (14.431 preferenze); al secondo «Sovranità e indipendenza» (10.693 preferenze); al terzo, ultimo ma non ultimo, «Un’Europa senza austerità» (8.529 preferenze). (Qui i dati completi.)

Il voto di circa 23.000 iscritti al Movimento potrebbe dunque avere definito le linee di politica estera del nostro prossimo governo, nel caso in cui il voto degli italiani (e le regole vigenti, in primis le leggi elettorali che nell’attuale quadro politico paiono sempre più immodificabili) ne decretino il successo.

Per quanto riguarda il primo punto, gli estensori del «documento» su cui si è basata la scelta degli iscritti paiono non avere dubbi:

«Il Movimento 5 Stelle contrasterà tutti quei trattati che l’Unione europea sta negoziando nel mondo (come il Ttip e il Ceta) che mettono a rischio i diritti dei lavoratori, i diritti sociali, la preservazione dell’ambiente, della biodiversità e delle risorse territoriali. Riteniamo, infatti, questi ultimi, sovraordinati rispetto alle relazioni commerciali e finanziarie. L’accesso alle risorse essenziali e la difesa dei beni comuni vengono considerati parte integrante della tutela dei diritti umani».

La seconda questione è quella raccolta sotto il titolo «Sovranità e indipendenza». Le posizioni non sembrano troppo distanti da quella degli altri sovranisti europei, e portano argomenti a chi affianca il Movimento alle altre forze nazionaliste che, grazie soprattutto alle armi della propaganda, stanno cercando di minare le fondamenta stesse del progetto di costruzione europea.

«La politica estera del Movimento 5 Stelle si basa sul rispetto dell’autodeterminazione dei popoli, la sovranità, l’integrità territoriale e sul principio di non ingerenza negli affari interni dei singoli Paesi. Sul rispetto del multilateralismo, della cooperazione e del dialogo tra le popolazioni e sulla rigorosa applicazione dei principi sanciti dalla Carta delle Nazioni Unite. In particolare, si ripudia ogni forma di colonialismo, neocolonialismo e/o ingerenza straniera».

Infine, l’«Europa senza austerità»:

«Il Movimento 5 Stelle si farà promotore di un’alleanza con i Paesi dell’Europa del Sud per superare definitivamente le politiche di austerità e rigore, facendo fronte comune per ottenere una profonda riforma dell’Eurozona e dell’Unione europea».

Principi esposti nelle loro linee di massima, in base ai quali il popolo del Movimento si è espresso (salvo smentite del leader, finora non registrate). Che devono però fare i conti con i problemi del mondo, che in questo momento già in molti casi sono difficili da individuare, per non dire del trovar loro una soluzione.

A tale proposito, è significativo che proprio nelle ore in cui l’esito della consultazione veniva reso pubblico, il mondo si interrogasse su quanto accaduto nel nord della Siria, nei pressi dei confini con la Turchia, dove non solo le Ong ma anche l’Onu ha denunciato l’uso di armi chimiche nei confronti della popolazione. Potrà, un simile «programma» di politica estera affrontare tali questioni? Il senatore Vito Petrocelli – della Commissione esteri, che ha recentemente guidato la delegazione del M5S a Mosca –avverte di fare attenzione alle «fake news». A Ilario Lombardo, che per «La Stampa» gli ricorda le accuse rivolte dall’Onu a Assad sull’uso dei gas, Petrocelli risponde: «Se l’Onu riesce a dimostrarlo… Non so se sia stato Assad, ma nel dubbio credo alla versione del ministro russo Lavrov che parla di “falsi evidenti”». Nel frattempo, la notte scorsa gli Stati Uniti sono intervenuti militarmente per la prima volta in Siria, bombardando la base di Al Shayrat da cui sarebbero partiti gli aerei con le armi chimiche.

Di fronte a fatti come questi le scelte di politica estera del governo italiano dovranno essere sempre più fondate. E converrebbe prepararsi nel migliore dei modi.

 

p.s.: Lo stesso post di beppegrillo.it ci informa che si sono concluse anche le votazioni per scegliere il prossimo candidato sindaco del M5S a Lucca. Hanno votato 94 iscritti. Bindocci Massimiliano ha ricevuto 52 voti, Buccianti Fabrizio 42. Auguri al vincitore.