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Il Cairo, 1/3/2010
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  • lettere internazionali

«Hijab-free zones» all’ombra delle piramidi. Intellettuali, studiosi e giornalisti: tutti appaiono infaticabili quando si tratta di discutere della deriva religiosa che negli ultimi decenni sta coinvolgendo la società egiziana. La traccia più evidente di questa evoluzione?Il rapido incremento del numero di donne che decidono di velarsi il capo. Dal più classico hijab - il velo che copre la nuca lasciando scoperto il volto - si passa ai nuovi modelli coloratissimi, decorati con originalità e fantasia. Veli che diventano accessori da abbinare accuratamente con l'abito che si è deciso di indossare. Foulard che non sono solo il simbolo riconoscibile dell'aderenza a un credo religioso, ma anche una moda sempre più di successo. Secondo quanto dichiarato al quotidiano egiziano «Al Masri Al Yaoum» da Madiha el-Safty, professore di sociologia all'università americana del Cairo, attualmente quasi il 90% delle donne egiziane indossa il velo. A prima vista l'escalation dell'utilizzo del velo appare un fenomeno irresistibile e omogeneo, ma chi non si riduce all'apparenza capisce che l'incremento del numero di donne che circola per le strade del Cairo indossando l'hijab produce un certo parlare. Sono soprattutto i membri delle élites a imbandire discussioni su questa tendenza alla quale guardano con occhi alquanto preoccupati.

Non sorprende quindi la notizia di bar e ristoranti che si propongono di essere «liberi dal velo»: locali che proibiscono alle donne velate di entrare. Se hai il velo, per favore, aspetta fuori, questo posto non fa per te. Avviene in centro, come a Zamalek, l'elegante quartiere diplomatico e residenziale nelle prime periferie della capitale che ospita le dimore di numerosi stranieri: sono più di una dozzina i locali cairoti nei quali i buttafuori non si fanno scrupoli ad accompagnare alla porta signore velate che si avvicinano al bancone del bar. A più di una donna che ha alzato la cornetta del telefono per prenotare un tavolo al Sequoia, uno dei più popolari locali di Zamalek, è stato esplicitamente chiesto se indossava l'hijab. In tal caso, questo abbigliamento veniva descritto come inappropriato allo stile del locale in questione. Risultato: se vuole entrare si sveli, altrimenti aspetti fuori o torni a casa.

Questa nuova pratica si sta diffondendo soprattutto nei locali che servono bevande alcoliche. Una misura per proteggere la moralità della donna o una mossa commerciale fatta dai quei gestori che vogliono aumentare il prestigio del loro locale all'interno di un determinato pubblico? Ma se gli intellettuali egiziani continuano a dibattere sulla deriva religiosa, la creazione di queste aree libere dal velo non è una tendenza contro corrente? In realtà queste attitudini tra loro contrastanti non fanno altro che confermare la complessità delle società arabe, in primis quella egiziana, i cui comportamenti sociali vanno studiati con attenzione. Da una parte troviamo un significativo segmento della popolazione egiziana che mostra chiaramente la sua diffidenza circa l'incremento delle donne velate e lancia un allarme che si sta propagando a macchia d'olio nella capitale. Sentendosi assediati, si legge sulle righe di «Al Masri al Yaoum», per limitare la deriva religiosa del proprio paese, questa parte della società sembra pronta ad accettare, se non addirittura a promuovere, provvedimenti legislativi che possono diventare discriminanti. Misure che in Occidente farebbero parlare di islamofobia. Dall'altra troviamo donne che, pur essendo velate, non vogliono né essere escluse dalla società, né rimanere fuori dalle porte di questi locali. “La nostra relazione con la religione - spiega Ethar el- Katatney, una giovane giornalista velata del «Muslimina media watch» - sta diventando schizofrenica: un rapporto di odio-amore. Per assurdo stiamo diventando noi, non gli occidentali, i più critici delle muhajjabat, le donne velate”. Infine, anche i gestori di questi locali non esitano a fare sentire la propria voce, giustificando la propria scelta spiegando come essa sia una semplice attenzione verso clienti che gradiscono bere qualcosa senza sentirsi a disagio perché osservati dagli occhi di qualcuno che ritiene il loro gesto peccaminoso o offensivo.

La questione dei locali «senza velo» è particolarmente rivelatrice perché mette a nudo la profonda polarizzazione sociale e religiosa che, dalle strade del Cairo, si diffonde agli schermi delle televisioni nazionali e ai microfoni delle radio locali egiziane. Il discorso sulle mujahabatt sembra essere come un hijab tradizionale o una borsa di pelle nera, non passa mai di moda. Anzi, continua ad animare un vivo dibattito che coinvolge, pur dando spazio a istanze diverse, l'intera società egiziana.

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