Rivista il mulino

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Squilibri e poca trasparenza nei meccanismi di finanziamento della ricerca
Sarà mica vera ricerca?
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Il finanziamento della ricerca di base in Italia è da sempre in sofferenza, basti ricordare che le risorse destinate al Prin 2015 (Progetti di ricerca di interesse nazionale) dal Miur sono state pari a quelle destinate dalla Juventus all’acquisto del noto calciatore Gonzalo Higuain: attorno ai 90 milioni di euro, per la precisione 91.244.801. Con questi soldi sono stati cofinanziati 300 progetti di ricerca, selezionati dai 4.431 presentati attraverso un complesso meccanismo di peer review.

Gli ambiti disciplinari nei quali è suddivisa la ricerca sono individuati nel sistema di classificazione dell’European Research Council (Erc), costruito attorno a tre macrosettori: scienze umane e sociali (Sh); matematica fisica e scienze della natura (Pe) e scienze della vita (Ls). Ciascuno di questi è diviso in vari settori: Sh in sei, Pe in 10 e Ls in 9. Infine, ciascuno di questi è ripartito in numerosi microsettori, per un totale in tutto di 339.

In questa selva, con il finanziamento 2015 è stato teso un agguato mortale alla ricerca giuridica, mai particolarmente fiorente quanto a occasioni di sviluppo, nonostante una tradizione e anche un’attualità di tutto rispetto a livello internazionale. Intanto, dei summenzionati 339 microsettori solo 3 si riferiscono – con formulazioni peraltro poco perspicue – alla scienza giuridica. Questi fanno parte del settore Sh2, il cui titolo conviene riportare per intero per illustrare il coacervo nel quale il diritto è annegato: Institutions, values, beliefs and behaviour: sociology, social anthropology, political science, law, communication, social studies of science and technology.

Nel settore Sh2, al bando 2015 del cui esito si è avuto da pochi giorni notizia, sono stati presentati 281 progetti di ricerca, di questi ne sono stati finanziati 12, dei quali 2 nelle scienze giuridiche: uno di diritto tributario e uno di filosofia del diritto. 96 i progetti complessivamente finanziati nelle scienze umane e sociali: il diritto dunque si colloca al 2%, che scende allo 0,06% se si considerano i 300 progetti finanziati in tutto. Il contributo finanziario assegnato alle due ricerche, cumulativamente, rappresenta il 3,34% di quello del settore Sh e 1,006% del finanziamento totale. Negli anni 2001–2010 la percentuale dei cofinanziamenti assegnati ai progetti della allora utilizzata «area 12 – Scienze giuridiche» ha oscillato tra un massimo del 4,11% (2009) e un minimo del 2,79% (2007) del totale del Prin.

Come commentare? Certo, poca trasparenza nel meccanismo di valutazione: le istruzioni per i reviewer, ad esempio, lasciavano intendere che le possibilità di successo erano limitate alle tre votazioni massime (13-15); vuoi mai vedere che in qualche ambiente è circolata una direttiva informale del tipo «progetto accettabile=voto 15 comunque»?

I giuristi non sono delle verginelle, e potrebbero anche fare altrettanto, ma poi il meccanismo della peer review perde di senso. Probabilmente, uno dei vizi principali sta comunque nella classificazione delle aree di ricerca, nei termini sopra riportati, che costringe a competere su basi frequentemente eterogenee e anche, con ogni probabilità, a esporre i progetti a valutazioni non del tutto competenti.

Ma manteniamo la calma, colleghi giuristi, non finirà qui la scienza giuridica. In fondo, siamo abituati da molti anni a sentirci dire: tanto a voi bastano i libri.

E poi, la vostra sarà mica vera ricerca?

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