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La professionalità dei docenti scolastici
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Poche settimane fa è uscito il più recente rapporto dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico nell’ambito del progetto Talis (“Teaching and Learning International Survey”, ossia “Inchiesta internazionale sull’insegnamento e l’apprendimento”). Si tratta di una serie di indagini comparative che ha l’obiettivo di aiutare i governi e i sistemi scolastici a formulare, implementare e valutare politiche tese a migliorare l’insegnamento scolastico. Il rapporto diffuso a febbraio si intitola Supporting Teacher Professionalism: Insights from Talis 2013 e si basa su un’indagine che ha interpellato insegnanti e dirigenti scolastici di 38 Paesi. Gli esiti di cui si dà conto nel rapporto (riferiti soprattutto ai docenti di scuola secondaria) sono particolarmente interessanti in vista dell’avvio, tra poche settimane, dalle procedure di selezione previste da tre bandi di concorso per l’assunzione in ruolo, nel corso dei prossimi tre anni, di oltre 63 mila insegnanti nelle scuole statali italiane.

I realizzatori dell’inchiesta concettualizzano la professionalità come il connubio di elementi di tre ambiti distinti: basi cognitive, che poggiano sulla formazione iniziale e l’aggiornamento in itinere; l’autonomia decisionale; la partecipazione a reti di docenti per lo scambio di informazioni e di forme di sostegno reciproco. Il sostegno alla professionalità in ciascuno di questi ambiti è stato rilevato mediante la diffusione di 20 best practices individuate in letteratura (a titolo di esempio: l’erogazione di contributi per l’aggiornamento professionale fuori dall’orario di lavoro, l’autonomia in fatto di offerta didattica, la disponibilità di piani di sviluppo professionale personalizzati) e poi espresso su una scala con valori che vanno da 0 a 5.

Nel complesso, nella maggior parte dei Paesi si rilevano punteggi concentrati nell’intervallo 2-3, a testimoniare come i docenti possano attingere, all’incirca, a soltanto metà delle forme di sostegno ritenute opportune. Nelle scuole secondarie di II grado si registrano maggiori livelli di sostegno all’autonomia decisionale dei docenti, ma anche una maggiore valorizzazione delle basi cognitive e della partecipazione a reti. Laddove si segnala un più intenso sostegno alla professionalità, si rilevano anche migliori prestazioni degli alunni e, fra i docenti, più alti livelli di soddisfazione lavorativa, percezione di status e senso di efficacia. Insomma, il sostegno alla professionalità “paga” dal punto di vista del conseguimento di obiettivi presumibilmente desiderabili delle politiche dell’istruzione, anche se evidentemente ogni Paese presenta caratteristiche specifiche.

Gli estensori del rapporto individuano cinque modelli sistemici. Il modello meno attraente si caratterizza per la presenza di bassi livelli di sostegno in tutti e tre gli ambiti di professionalità; questo “equilibrio al ribasso” si manifesta in Portogallo e in alcuni Paesi dell’America centrale e meridionale. All’estremo opposto, il modello dell’“equilibrio al rialzo”, in cui ciascuno dei tre ambiti è robusto, si registra in un insieme variegato di Paesi, fra cui Inghilterra, Estonia, Nuova Zelanda, Polonia, Russia. Il modello della bassa autonomia, abbinata a un forte sviluppo di reti, è diffuso nei Paesi dell’Asia orientale. Il poco comune modello che valorizza in misura prevalente la conoscenza coinvolge Francia, Fiandre e Paesi Bassi. Il suo particolare profilo colloca l’Italia, assieme a Paesi dell’Europa Centrale e Settentrionale (chi l’avrebbe mai detto?), nel modello della “elevata autonomia”: ai docenti viene concessa ampia discrezionalità in fatto di offerta didattica, contenuti curricolari, materiali didattici e valutazione.

Infatti, fra i docenti italiani, si rileva una particolare debolezza (in chiave comparata) in merito al sostegno alle basi cognitive e, in misura più marcata, alla creazione di reti di colleghi. Di converso, agli insegnanti del nostro Paese è concesso un certo potere discrezionale in fatto di definizione dell’offerta di istruzione, dei contenuti disciplinari, dei materiali didattici, di valutazione… Ma forse mancano i presupposti formativi e gli strumenti di collaborazione affinché questa autonomia possa tradursi efficacemente in qualità dell’insegnamento.

 

Nota: non tutti i paesi Ocse hanno partecipato all’edizione 2013 dell’indagine. Mancano, segnatamente, alcuni importanti Paesi europei – come Austria, Svizzera, Germania, Irlanda, Grecia, Ungheria – mentre altri Paesi sono rappresentati solo da unità regionali e locali ­– come Belgio, Canada, Regno Unito.

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