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La casa come strumento per escludere
rubrica
  • Identità italiana

Il sindaco leghista di Bondeno, ha annunciato di voler usare la Tasi e l’Imu per tenere i migranti alla larga dal suo comune. I suoi concittadini sono avvertiti: chi li ospiterà pagherà queste due imposte (per la Tasi prima casa, governo permettendo) calcolate con le aliquote massime consentite. Il proposito di allontanare dal proprio territorio le persone indesiderate (perché povere, isolate e comunque in gravi difficoltà) rendendo per loro difficile la soluzione del problema abitativo non è nuovo. Qualcosa di simile a quanto si propone di fare questo sindaco era previsto nelle poor law, le leggi di assistenza ai poveri introdotte in Inghilterra dall’inizio del XVII secolo, che definivano la distribuzione tra i poveri di fondi raccolti dalle parrocchie – che lì e allora erano anche unità amministrative – con un’apposita tassa. I loro oppositori ritenevano che le poor law producessero risultati esattamente contrari a quelli per i quali erano state approvate. Il numero dei poveri non si riduceva, bensì aumentava: anche gli uomini in buona salute anziché tentare di procurarsi di che vivere con il proprio lavoro, preferivano ricorrere al sussidio della parrocchia. Due suoi fieri avversari, i pastori protestanti Robert Malthus e il suo precursore Joseph Townsend, ritenevano che se questo effetto perverso della poor law non si sviluppava senza freni era proprio per la difficoltà incontrata dai poveri nel procurarsi un alloggio.

I poveri si spostavano da una parrocchia all’altra alla ricerca di quella in cui contavano di poter sopravvivere meglio, il che aveva come conseguenza anche un certo vagabondaggio. Per arginare il fenomeno si pensò di accrescere le difficoltà per costoro di procurarsi un alloggio. Il povero che si muoveva da un posto all’altro, per continuare a risiedere nella nuova parrocchia doveva dimostrare la sua indipendenza finanziaria e affittare una casa o una proprietà per dieci sterline l’anno, a quei tempi una cifra spropositata per chi non aveva di che vivere. Fu reso difficile anche aumentare l’offerta di abitazioni per ospitare gli indigenti. I proprietari che costruivano una casa di campagna dovevano attribuire al suo servizio permanente almeno quattro acri di terra. Chi non rispettava questa norma veniva punito con una multa di dieci sterline per la costruzione della casa e di quaranta scellini per ogni mese di occupazione.

Questa sanzione non costituiva, evidentemente, un deterrente sufficiente, se Townsend lamentava che se la disposizione «fosse stata costantemente applicata i poveri non si sarebbero moltiplicati [perché] nessun uomo povero si sarebbe sposato finché non avesse trovata una casa vuota per accoglierlo, dato che l’ospitalità non era ammessa».

Anche l’attuale normativa italiana tenta di utilizzare la casa come barriera per regolare i movimenti degli immigrati. In particolare, con la normativa relativa al rilascio del visto per il ricongiungimento dei famigliari di chi soggiorna in Italia con le carte in regola da almeno un anno. Nel nostro Paese, per potersi ricongiungere ai propri famigliari, l’immigrato deve infatti disporre di un reddito minimo proporzionale alla dimensione della famiglia ed essere in grado di comprare o affittare un’abitazione sufficientemente grande per alloggiarvi. Nel testo originario del decreto legislativo 286/1998 di disciplina dell’immigrazione, la dimensione dell’alloggio doveva avere le caratteristiche minime previste dalle singole leggi regionali per gli alloggi popolari. Dal 2009, per ottenere l’idoneità abitativa, l’alloggio deve rispettare i requisiti igienico-sanitari stabiliti il 5 luglio 1975 con un decreto dal ministero della Sanità. Ne consegue, che per essere in regola, le case devono, tra l’altro, disporre di un impianto di riscaldamento, avere stanze con un’altezza minima di 270 cm e una superficie totale che non sia inferiore a determinati standard (pari, ad esempio, a 56 mq per quattro persone e 66 mq per cinque). Si tratta di parametri che valgono per tutte le abitazioni indipendentemente da chi le abita, siano essi italiani o stranieri. Di fatto questa norma viene applicata solo agli immigrati extracomunitari. Il che ovviamente però non scoraggia né i ricongiungimenti né gli arrivi di immigrati.

Vedremo se l’idea del sindaco di Bondeno andrà in porto, se troverà qualcuno, tra i funzionari del comune, disposto a giustificare l’applicazione di un’aliquota d’imposta diversa, a parità di tutte le altre condizioni, in base alla provenienza delle persone. Anche ammesso che lo trovi, è probabile che a riportare le cose in ordine ci penserebbero prima il Tar (o il Consiglio di Stato) e poi, eventualmente, la Corte costituzionale. Prima però di ogni pronuncia di giurisprudenza a trasformare le minacce del sindaco in cannonate a salve sarebbero i suoi concittadini disposti a ospitare i migranti: probabilmente non rinunceranno alla loro ospitalità per un centinaio di euro in più di Imu o di Tasi.

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