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Ankara, 15/5/2014
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Il costo del carbone, il prezzo di un lavoro. È strage in Turchia. Non è ancora certo il numero di morti,ma è ormai ben chiaro che l’esplosione nella miniera di Soma, nella zona nord-occidentale della Turchia, conferisce al paese uno dei più tristi primati della sua storia. Nel pomeriggio del 13 maggio nella miniera si trovavano circa 700 lavoratori. Poi l'esplosione. Allo stato attuale sarebbero 274 i morti, ma ancora tantissimi sono i feriti gravi e i dispersi, molti dei quali ancora intrappolati a due chilometri di profondità. Ambulanze, soccorritori e volontari proseguono la loro corsa contro il tempo. Ma il timore che si continuino a estrarre corpi senza vita trova conferma secondo dopo secondo. Mentre le operazioni di soccorso proseguono senza sosta, nei media e nei social network esplodono cori di rabbia. In Turchia, infatti, quello della sicurezza sul lavoro è un problema che raggiunge cifre da record.

Negli ultimi 12 anni gli incidenti avrebbero provocato più di 12 mila vittime. Solamente nel 2012, sarebbero morte 278 lavoratori edili, 89 dipendenti del settore agricolo, 83 dell'energetico e 80 del minerario. Secondo il Ministero del Lavoro, ci sarebbero circa 172 incidenti al giorno, quattro dei quali fatali. Il bilancio è di circa 1.000 morti all'anno. Che sia stato un corto circuito a scatenare l'esplosione non è chiaro. Ma è evidente che la causa della tragedia non può non essere ricondotta al processo malato di privatizzazione del Paese che ha permesso all'imprenditore un larghissimo margine di azione su un campo privo di controllo. Un processo accompagnato dalla tendenza a stipulare contratti in subappalto di secondo e terzo grado. Lo spiega bene Çetin Uygur, ex segretario del sindacato dei minatori turchi, affiliato al Disk, la Confederazione dei Sindacati dei Lavoratori Rivoluzionari, denunciando la tragedia come uno degli incidenti più gravi della storia del paese. Ma a ciò si aggiunge anche lo sdegno e la rabbia contro il tentativo del governo di minimizzare la vicenda. A poche ore dalla tragedia, infatti, fonti ufficiali parlavano di poche vittime. Tuttavia, nelle tv continuavano a susseguirsi le immagini di corpi estratti senza vita. È stato il sindaco di Manisa ad annunciare il primo numero effettivo di morti, seguito poi dal Ministro dell'Energia, Taner Yıldız, quasi costretto a confessare la verità. Il tentativo di attenuare la tragedia non è una coincidenza. Melike Doğru, oltre a essere moglie di un esponente di spicco della compagnia della miniera, la Soma Kömür İşletmeleri A.Ş., è anche consulente dell’Akp. La società avrebbe perfino dato del carbone al partito affinché venisse distribuito in cambio di voti durante l'ultima campagna elettorale.

Forti legami sembrano unire la Soma al partito di governo. Non a caso, diversi episodi di ispezione ricevuti negli ultimi anni sono stati archiviati. Ma le relazioni sono ben più profonde. Negli anni Novanta, con l'avvio delle politiche di liberalizzazione, la società entra nel settore minerario. Nel 2005, quel sistema basato sull'affitto in cambio di una quota di materia prima – il carbone – viene legalizzato e la società riceve un ulteriore rinvigorimento. Grazie a questo meccanismo, infatti, riduce il prezzo del carbone e comprime i salari dei lavoratori tanto da arrivare a spendere soli 500 euro mensili a minatore. Carica di profitti, ma non contenta abbastanza, decide di investire anche nel mondo dell'edilizia. La holding, infatti, sarebbe autrice di due delle tante opere di urbanizzazione sregolata di cui la Turchia è protagonista.

Nonostante i dati sulle condizioni dei lavoratori, la Turchia continua a ignorare gli avvertimenti dei sindacati e delle diverse organizzazioni dei lavoratori. Come tante altre, anche il caso della miniera di Soma era stato già segnalato diverse volte tanto da ricevere numerose ispezioni negli ultimi anni. Proprio nell'ottobre 2013, l'opposizione parlamentare aveva presentato una mozione per chiedere l'apertura di un'inchiesta sulle condizioni dei lavoratori nella miniera. La proposta è stata respinta con la maggioranza dei voti dell'Akp proprio a pochi giorni dall'incidente, il 29 aprile 2014. Solo 15 giorni dopo, questa mozione è costata moltissime vite umane. E sta provocando forti proteste nei confronti di Erdogan e del suo governo.

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