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Dagli amici mi guardi Iddio
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Quante volte abbiamo ripetuto che il Partito democratico, per manifestare tutto il suo potenziale di innovazione, doveva essere una cosa molto diversa dalla somma di due partiti o frammenti di partito della Prima Repubblica, gli ex comunisti e gli ex democristiani di sinistra! Così non è avvenuto sino alla fine del 2013, nonostante i frequenti elettroshock delle primarie, troppo spesso ammorbiditi da un voltaggio insufficiente e dalla prevalenza di candidati conservatori. Con un voltaggio adeguato e in presenza di un leader carismatico e innovatore, con molti anni di colpevole ritardo le primarie dell’8 dicembre scorso per la segreteria del partito sono state un detonatore esplosivo: la leadership conservatrice è stata sconfitta. Ma lo è stata veramente?

La mia risposta è positiva e sono sicuro che niente tornerà come prima. Due qualificazioni sono però necessarie. Per il modo in cui la sconfitta è avvenuta, per gli errori della leadership precedente e per la velocità impressa agli eventi dal vincitore, resta da fare un lungo lavoro di riflessione strategica su quale possa essere la natura e il ruolo della sinistra nel contesto sociale e istituzionale del nostro Paese: una sinistra liberale e, inevitabilmente, una sinistra più radicale. Questa riflessione era in buona misura maturata nel partito laburista prima della vittoria di Blair nel congresso del partito e poi nelle elezioni politiche del 1997. Da noi non lo è stata e dovrà esserlo nel prossimo futuro se nel partito dovranno confrontarsi linee liberali e radicali moderne… post-rottamazione. Questo ha però anche la conseguenza che Renzi si trova a governare un partito che non controlla e non lo capisce, mentre capiva alla perfezione “l’usato sicuro” di Bersani: il successo alle primarie è in buona misura frutto di opportunismo e disperazione, non di una convinzione profonda che la linea politica di Renzi (ma qual è poi?) sia quella giusta. Osservava un mio maestro che il difficile non è accettare idee nuove ma disfarsi di quelle vecchie: e come si fa quando l’educazione alle idee nuove è stata insufficiente e gran parte dei quadri di partito –anche i più giovani – si sono formati su idee vecchie?

Ma il tempo scarseggia e non so quanto questo problema di formazione politica sia elevato nella gerarchia di priorità di Renzi. La conseguenza più rilevante a breve termine – il tempo in cui vive Renzi – è però che il Partito democratico non dispone di un gruppo parlamentare affidabile, disposto a seguire gli indirizzi degli organi dirigenti del partito sull’azione di governo. Che è poi, a mio giudizio, il motivo principale per cui Renzi ha deciso di sostituirsi a Letta, di assumere in prima persona anche il ruolo di capo del governo. Renzi ha vinto le primarie, non dimentichiamolo mai, non sulla base di un orientamento valoriale indirizzato al partito, ma sulla base di un discorso di programma rivolto al Paese: se il gruppo parlamentare non collabora a questo –e con Letta come presidente del consiglio Renzi dubitava che collaborasse, in particolare ad un progetto di legge elettorale elaborato con Berlusconi – a che giova esser segretario del partito? Di qui la forzatura, e quanto essa sia rischiosa lo si è visto nelle recenti votazioni sugli emendamenti all’Italicum a proposito delle quote di genere e delle preferenze. Uno di questi è stato respinto con una maggioranza di soli venti voti: circa 90 deputati del Pd hanno votato a favore, con una pulsione al suicidio degna di una popolazione di lemming, quei graziosi roditori che periodicamente si buttano in mare nei fiordi della Norvegia.

Le cose andranno probabilmente in modo diverso al Senato, dove il voto è palese: la weberiana Gesinnungsethik, di cui è manifestazione l’obiezione di coscienza, la si applica all’italiana, quando chi la manifesta non è identificato e non rischia conseguenze negative per i suoi personali interessi: una vera e grave contraddizione morale. Ma specie quando un programma di governo è innovativo e urta molti interessi e sensibilità, governare secondo il principio “dagli amici mi guardi Iddio, che dai nemici mi guardo io” non è facile. Tanti auguri al segretario (e altrettanti al presidente).

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Comments
Danilo Di Matteo, 20-03-2014, 17:03
Sì, trovo che il rapporto fra il nuovo corso di Matteo Renzi e il Pd sia fragile. Del resto la nascita stessa del Pd è stata da molti vissuta come una "necessità", più che come una scelta.
E resta la tradizionale tendenza alla giustapposizione, più che all'elaborazione.