Rivista il mulino

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Un brutto episodio
rubrica
  • Identità italiana

Leggo in ritardo la cronaca dell’aggressione al professor Angelo Panebianco all’Università di Bologna da parte di un gruppo di studenti (tutti studenti?), indignati per l’articolo che Panebianco aveva scritto il giorno prima sul «Corriere della Sera» a proposito della selezione dei flussi di immigrazione. Come direttore di questa rivista, e a nome del Comitato direttivo dell’Associazione «il Mulino», esprimo la mia solidarietà ad Angelo Panebianco e, a mia volta, l’indignazione per i metodi di contestazione usati. Le idee del mio collega possono non essere condivise, sia sul piano politico-normativo, della loro corrispondenza a valori etico-politici;  sia su quello positivo, della loro effettiva attuabilità. Su entrambi i piani su questa rivista abbiamo scritto in passato, la casa editrice e altre riviste del Mulino hanno pubblicato contributi importanti e l’Associazione annovera alcuni dei migliori esperti del problema. E presto torneremo sull’argomento. Ma il metodo di “discussione” è inaccettabile e sconfina in un problema di ordine pubblico.

Immagino che gli studenti che hanno inscenato la gazzarra contro Panebianco pensino di essere di sinistra. Ma pochi fanno alla sinistra ora possibile un danno maggiore di loro. Non ancora grave quanto quello dei loro omologhi di alcuni gruppi No-Tav. Ma il piano della violenza e dell’illegalità è inclinato.

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Comments
Claudio Rossi, 20-01-2014, 23:28
Condivido in toto quanto scritto da Michele Salvati e mi accodo a quanto commentato da Roberto Alessi. Vorrei anche  un pochino sottolineare  come tante  volte la stampa , di fronte a chiari comportamenti  arroganti o violenti o intimidatori  tenuti da elementi autocertificatesi comunisti e/o di sinistra , abbia preferito  decolorare  la matrice  di parte  da rosso a nero . Questo non ha  reso un  buon servizio  alla informazione  generale  e non ha  facilitato  la  discriminazione  tra la corretta lotta politica e  l'arbitrio violento  verso il legittimo dissenso  altrui . D'altronde  già tante  volte molti uomini con  specchiata  formazione di sinistra ( vds il caso di G.Paolo Pansa ) hanno potuto  constatare  come sia difficile  esprimere le proprie tesi non appena le  stesse  siano in contrasto  con i vari  dogmi  sviluppati dalla sinistra quasi un secolo fa. Claudio Rossi , in Viterbo
nino labate, 20-01-2014, 18:15

Caro Salvati,                                                                                                                                      apprendo da lei la stupida, ma anche pericolosa, aggressione subita dal professor Panebianco. Mi faccia partecipare alla sua solidarietà. E’ buona norma in una società democratica manifestare libertà di pensiero critico, ma essere nello stesso tempo rispettosi delle idee altrui. Possono piacere o non piacere. Anche io infatti ho preso le distanze dall’articolo di Panebianco attraverso una Lettera inviata il 15 gennaio al direttore di “Europa” e mai pubblicata. Esprimevo un forte, e dal mio punto di vista motivato dissenso. Ma rimanevo, spero, nei limiti di una ragionevole anche se polemica  presa di distanza. Trascrivo di seguito alcuni passaggi. 

Roma 15 gennaio 2014                                                                                                                           Caro direttore, (…) l’editoriale di lunedì di Panebianco, ci ha voluto convincere che l’Accoglienza  non conviene allo Stato Italiano e che la classe politica e i  cittadini italiani sono  ipocriti .                                         In una mera ottica utilitaristica e del peggiore razionalismo mezzi-fini, che da buon liberista mette prima i profitti e poi le perdite, sono certo che ci saranno stati molti italiani che gli hanno dato ragione. A partire dalla minoranza leghista. l’Accoglienza? Non conviene! Come se stessimo al mercato (…) delle merci.                                                                                                        Senonché  essendo  l’accoglienza una categoria morale che prescinde dall’utilità e che la cattolicità ha fatto propria sin dall’Antico Testamento, ma soprattutto col Nuovo che trasforma con la Parabola del Buon Samaritano in prossimo lo straniero, l’attacco sembra più rivolto alla dottrina sociale della Chiesa e alla Teologia cattolica, che alle responsabilità dello Stato laico. Tant’è che Panebianco chiarisce subito  che : “…fra la missione della Chiesa e i compiti dello Stato c’è una grande differenza”.   (….) Per i laici e gli agnostici il valore che conta è invece la convenienza! Quanto conviene fare entrare uno straniero? Quanto è vantaggioso e quanto lucroso? E aggiunge la chicca finale definendo l’Accoglienza nient’altro che una ideologia.                                                                                                                                                                  Se l’Ideologia è un’ Utopia, allora non faccio nessuno sforzo a crederci anch’io. Anche se  Panebianco commette un errore, per lui imperdonabile. Quello di dimenticare i tre valori illuministici e dunque ideologici dell’ ’89. Anch’essi vicini all’utopia. Tra cui però oltre alla libertà compaiono l’eguaglianza e la fraternità. Quest’ultime due in perfetta sintonia con l’Accoglienza. Se non quasi sinonimi. Ma se invece l’ideologia diventa una categoria marxista negativa (sovrastrutturale), allora Panebianco sbaglia. E anche di molto.                                                                                                                                                                    (…) Nella generale crisi di valori e nella totale assenza ai nostri giorni di etica pubblica, evocando  il realismo del peggiore Machiavelli -  quello cioè che separava morale e politica e che voleva avviare al mestiere delle armi per preparare l’esercito pronto a difendere la  Repubblica del suo Principe -  Panebianco non ha insomma dubbi che la regola dello  Stato italiano nei riguardi dell’immigrazione deve essere la Convenienza. Ai cannoni e alle navi, al filo spinato lungo tutte le nostre coste, ci penserà la Lega Nord in  perenne ricerca della “bianchitudine”! Non ho a tale proposito parole per fare capire infatti che attingendo …a un linguaggio quasi razzista,(…) Panebianco chiarisce che uno dei tanti criteri di accesso è quello di selezionare gli immigrati secondo una valutazione di meriti e capacità. Non cita i buoni muscoli dei primi trafficanti di schiavi, l’altezza, lo stato di salute  e le catene della Virginia e della Carolina del Sud perché forse  aveva fretta: “…Di quali immigrati abbiamo bisogno? Con quali caratteristiche, con quali eventuali competenze? (...)  

                                                                                                                                                        Ecco questo disinvolto liberismo(?) … ci lascia con l’amaro in bocca. E ci dice che le paure …si sono bloccate sul passato. Non vanno al tempo della globalizzazione integrale che ci attende. E alla storia dei nostri figli, nipoti e pronipoti, che sarà sicuramente come Panebianco dimostra di non volere. Dispiace alla fine che un intellettuale capace e dello spessore di Panebianco non si affacci al futuro…Ma forse anziché convenienza voleva dire convivenza!                                                                                                               Nino Labate 

 

   

roberto alessi, 20-01-2014, 15:50
Caro Salvati, il fascismo, rosso o nero che sia, è ben vivo presente e tutelato in questa brutta Repubblica.
L'equivoco del dopoguerra, quello per cui i fascisti rossi erano "buoni" e quelli neri "cattivi" continua a fare i suoi danni.
Tutti i furbi che si sono nascosti dietro quelle scempiaggini ora fanno, sottovoce, il pianto del coccodrillo.
Per inciso l'articolo in questione è un capolavoro di ragionevolezza ed equilibrio, ma sappiamo che ai fasci di tutti i colori tutto ciò che non è violento o accusatorio non piace.
E CIO' CHE NON PIACE A ME VA DISTRUTTO, BRUCIATO...