Rivista il mulino

immagine
  • Condividi Condividi
  • Stampa Stampa
Send to Kindle

Questioni primarie 2014/5

rubrica
  • Identità italiana

La macchina del (futuro) capo ha un buco nella gomma. Molto più che per il calcio, c’è uno sport nazionale per il quale gli italiani nutrono una venerazione sconfinata. La disciplina, per il momento ancora non inserita tra gli sport olimpici, è quella del salto, più o meno carpiato, sul carro del vincitore. Fin dai tempi di Agostino Depretis, in politica, e Leopoldo Fregoli, nel varietà, l’italiano è sempre stato un professionista del trasformismo, un artista del cambio (in corsa) di casacca, un virtuoso del voltar gabbana. Citare Il Gattopardo di Tomasi di Lampedusa sarebbe uno schiaffo all’ovvietà. Molto meglio riprendere tra le mani un vero classico del pensiero politico che, in quanto tale, riesce ad illuminare il presente con parole senza tempo: La politica come professione di Max Weber. Ecco cosa scrive lo studioso tedesco: «assai più difficile è l’ascesa di un capo là dove […] accanto ai funzionari sono i “notabili” ad avere influenza nel partito. […] Il risentimento contro il demagogo in quanto homo novus, la convinzione della superiorità dell’“esperienza” politica di partito – la quale è in effetti di grande importanza – e la preoccupazione ideologica di fronte al crollo delle vecchie tradizioni di partito determinano il loro agire. E nel partito essi hanno dalla propria parte tutti gli elementi tradizionalisti. […] diffidano dall’uomo a loro sconosciuto, salvo poi naturalmente seguirlo tanto più fedelmente una volta che questi abbia raggiunto il successo».

Non c’è descrizione migliore di questa per riassumere, in poche righe, quello che è successo al Pd tra il 2012 e il 2013. L’ascesa di Matteo Renzi, alla guida di una sgarrupata truppa di barbari (i “renzichenecchi”) pronti a rottamare i notabili del PD, ha prima spinto gli elementi tradizionalisti a rinchiudersi nel loro fortino identitario (la “ditta”, il “collettivo”) e poi, a disastro avvenuto, è cominciato il flirt col “nemico” renziano, la strizzatina d’occhio languida verso chi prometteva sorti magnifiche e vincenti. Renzi non era più, nelle sempre misurate parole di un intellettuale organico al milieu bersaniano (Michele Prospero), un portatore sanissimo di idee di “ascendenza fascistoide”. Oggi che quel sindaco di Firenze sembra avere tutte le carte in regola per diventare leader del Pd, Renzi non è più né fascista né sfascista, ma, più pudicamente, una risorsa, l’ultima ancora di salvezza, il boccone amaro da inghiottire prima del tiramisù. E così tutti pronti a cambiare casacca. Si scende dal pullman di Bersani e si sale sul carro (pardon, camper) di Renzi.

Chi ancora non ha alcuna intenzione di consegnarsi al presunto vincitore nella competizione per la leadership interna al partito è quel gruppo di irriducibili militanti, duri e puri, che, stando ai primi risultati delle elezioni dei segretari provinciali, sembrerebbe aver premiato Gianni Cuperlo, ossia l’anti-Renzi per antonomasia: per lo stile, la cultura politica, l’idea di partito e il programma. Quindi, almeno per ora, un pezzo importante di party on the ground, di partito sul territorio, sebbene in parte gonfiato artificiosamente da avidi microleader in cerca di pacchetti di voti e futuri incarichi amministrativi, sembra non aver ceduto al fascino, tutt’altro che indiscreto, di Matteo Renzi.

Candidati

Segreteria PD

Direzione Nazionale PD

Parlamentari PD

Renzi

43,8%

52%

50%

Cuperlo

43,8%

43%

43%

Civati

0%

2%

3%

Pittella

0%

1%

0

Non schierati

12,4%

2%

4%

Totale (N.)

16

191

392

Fonte: Candidate & Leader Selection

Diversa la situazione per quel che riguarda il party in central office e, soprattutto, il party in public office, cioè il gruppo di parlamentari del PD. Per quel che riguarda la struttura centrale del partito, Renzi gode del sostegno della maggioranza dei componenti sia della Segreteria guidata da Guglielmo Epifani (a pari merito con Cuperlo: 43,8%) sia della Direzione Nazionale (52%). Il caso più eclatante e significativo, però, è senza dubbio quello relativo ai parlamentari “democratici”. Molti di quei deputati e senatori erano entrati in Parlamento grazie all’appoggio, più o meno diretto, dell’apparato del partito e dell’allora Segretario Bersani. Ai renziani DOC, quelli della prima ora, era stata riservata una piccola quota di seggi (circa 50), una sorta di diritto di tribuna per compensare il buon risultato del sindaco fiorentino nelle primarie del 2012. A meno di anno di distanza, lo scenario in Parlamento è totalmente cambiato. Oggi, un parlamentare su due del Pd dichiara di sostenere Renzi, mentre ad aprile era soltanto uno su dieci. Quasi duecento, quindi, sono i parlamentari convertiti sulla via di Firenze, saltati opportunisticamente sul carro del probabile vincitore. Tuttavia, quello che all’inizio sembrava un carretto spensierato e leggero, nel quale era consentito l’ingresso soltanto ai renziani di origine controllata, oggi (come dimostrano i risultati parziali proveniente dai circoli) sembra aver perso parecchia di quella sua originaria vitalità.

 

Renziani DOC

(2012)

Renziani

(2013)

Mandati parlamentari

Nessun mandato precedente

94%

66%

1-3 mandati

6%

33%

Più di 3 mandati

0%

1%

Classi di età

20-29 anni

2,2%

3,6%

30-39 anni

34,8%

21,4%

40-49 anni

26,7%

27,6%

50-59 anni

40,1%

40,8%

Oltre 60 anni

13,7%

6,6%

Totale (N.)

46

196

Fonte: Candidate & Leader Selection

Se l’età media dei renziani della prima ora era 43 anni, oggi quella dei “convertiti” a Renzi sfiora i 50. Se, tra i renziani DOC, nove su dieci non avevano alle spalle nessuna carriera parlamentare, oggi almeno un terzo dei suoi sostenitori in Parlamento ha già svolto almeno un mandato come deputato o senatore. È solo un caso che l’ultimo libro di Renzi abbia come titolo Oltre la rottamazione?. Forse no e, probabilmente, è proprio a causa dall’aumentata eterogeneità del suo sempre più folto gruppo di sostenitori che il sindaco di Firenze si è trovato, e si troverà, a dover annacquare molte di quelle proposte che lo avevano reso tanto popolare al suo esordio su scala nazionale.

Se è vero che tutte le strade portano a Roma, quella che passa per Firenze, per ora, sembra essere più in salita e più pericolosa del previsto. In molti, forse troppi, sono saltati sul carro del vincitore e adesso, ancor prima di cominciare il lungo viaggio, quel carretto appare già appesantito e sgonfio. Chissà se, da qualche parte su eBay, sia ancora in vendita il vecchio camper? 

 

"Questioni Primarie" è un progetto di Candidate & Leader Selection e dell'Osservatorio sulla Comunicazione Politica dell'Università di Torino, realizzato in collaborazione con rivistailmulino.it. In vista delle primarie del Pd, ogni settimana, sino all'8 dicembre, verranno ripresi contributi pubblicati nell'ambito dell'iniziativa tutti disponibili anche in pdf sul sito di Candidate & Leader Selection. Questa settimana contributi di Luciano Fasano, Fulvio Venturino, Marco Valbruzzi, Natascia Porcellato, Antonella Seddone, Arianna Giovannini, James L. Newell

Comments
candido avogaro, 12-11-2013, 08:51
"L'homo novus", può essere un neoliberista, con sponsor, si  veda Zingales, che non gradiscono dichiararsi "di sinistra" e non lo sono. I "duri e puri" possono essere, anche, persone che hanno simpatia per un partito che assomigli alla Spd tedesca, e non a un club di feudatari, o, a una formazione neogollista come sembra essere il futuro partito democratico di Renzi. Aggiungo di avere una stima infinita per Max Weber, tuttavia questo signore era un avversario irriducibile della Spd tedesca: era un conservatore, con notevoli responsabilità nell'elaborazione della Costituzione di Weimar. Considero quindi "imprudenti" almeno alcune delle tesi del prof. Marco Valbruzzi!