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Nicosia, 5/3/2013
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  • lettere internazionali

Cipro sceglie la troika. Favorito alla vigilia, in testa al primo turno, trionfatore al ballottaggio: Cipro sceglie il merkeliano Anastasiadis (con il 57,7%) come successore dell’ultimo comunista d’Europa, l’ex presidente Dimitris Christofias. Come sette giorni prima, si lascia alle spalle il candidato della sinistra Stavros Malas, mentre il vero ago della bilancia, l’indipendente Lillikas, pare non sia ri-sceso in campo.

Subito Moody’s sottolinea come ciò aumenti le possibilità di un accordo con i creditori internazionali, anche se non muta di un millimetro la valutazione sul debito e sul rischio default.

Le prime parole del 66enne membro del Partito popolare europeo sono state: “Restaurare la credibilità di Cipro”. Le sue posizioni prevedono che Nicosia chieda senza indugi un prestito alla troika per uscire dall’incubo default in virtù del contagio ellenico, dal momento che le banche cipriote erano materialmente esposte con quelle greche nell’ordine di una cifra che si avvicinava ai 29 miliardi nel 2011, ovvero il 160% del Pil. A ciò si aggiunga che, all’indomani della ristrutturazione del debito ellenico, le banche cipriote hanno perso altri 4 miliardi, mentre tre mesi fa l’ennesimo duro colpo per Nicosia è stata la mossa di Fitch che ha declassato il loro rating a "spazzatura". Oggi, poi, l’emergenza si chiama liquidità: nelle casse dello Stato, infatti, ci sono soldi solo fino a maggio, come ha ricordato il ministro delle Finanze uscente Vasos Shiarly, dopo un incontro con il presidente e il nuovo responsabile del dicastero delle Finanze Sarris. Ma la sensazione diffusa è che la premessa principale per attingere agli aiuti di Bce, Fmi e Ue fosse proprio la vittoria del candidato gradito ad Angela Merkel, che alla vigilia delle elezioni, l’11 gennaio, era giunta a Limassol in occasione di un meeting sul budget europeo con lo stato maggiore del Ppe al gran completo.

Primo banco di prova per il neoeletto sarà proprio il rapporto con la troika, che consisterà nella negoziazione di un piano di austerity: già le tre principali banche dell'isola, infatti, sono in piena apnea finanziaria. In secondo luogo, Anastasiadis dovrà occuparsi della complessa vicenda relativa alla gestione di giacimenti di gas naturale al largo dell'isola, con i profitti attesi che ammontano a decine di miliardi di euro in virtù di un accordo di massima già siglato con Israele. Inevitabile però sarà il confronto con le consuete azioni di disturbo messe in campo da Ankara, che nei mesi scorsi si è spinta a minacciare alcune aziende internazionali che collaborano sull'asse Nicosia-Tel Aviv. Non da ultima, terrà impegnato il presidente la delicatissima questione della divisione dell'isola, con lo Stato cipriota membro dell'Ue contrastato dalla parte turco-cipriota riconosciuta solo da Ankara. Gli sforzi sin qui compiuti non hanno infatti prodotto risultati, eccezion fatta per il piano Annan bocciato dal referendum in quanto estremamente vantaggioso solo per i turchi.

Proprio in quest’ottica, la vittoria del leader conservatore cipriota è gradita anche dalla controparte turco-cipriota: il ministro degli Esteri turco Ahmet Davutoglu, nonostante non perda occasione di attaccare i greco-ciprioti ricordando il loro rifiuto del piano Annan nel referendum del 2004, sottolinea che Anastasiadis all’epoca aveva fatto una campagna favorevole a quel piano: “Se continuerà in quel suo atteggiamento potrebbe essere spianata la strada per la pace” ha commentato. Ma il capo della comunità turco-cipriota, Dervis Eroglu, ha escluso retromarce: “Escludo la possibilità di ritirare le truppe turche dall'isola, non abbiamo fatto tale promessa. Soggiornare sull'isola come garanzia per il nostro Paese è una conditio sine qua non”. Come dire che siamo ancora all’anno zero.

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