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Il voto visto dall'estero
Londra, 28/2/2013
rubrica
  • lettere internazionali

Come si può tradurre “porcellum”? Di emozioni ne abbiamo già avute a iosa, quindi per evitare tensioni riveliamo subito la soluzione della Bbc, contenuta in un pratico vademecum di domande e risposte sulle elezioni italiane ad uso dei naviganti britannici: pigsty (porcile). Non esattamente la stessa cosa, ma un lodevole tentativo d’interpretazione che dimostra attenzione per problema. La compassata Albione non è più così indifferente ai destini del continente, colpita com’è da una crisi apparentemente irreversibile e governata da un Cameron che quanto a rigore se la gioca con Merkel. Oggi guarda all’Italia come Alice guarda lo specchio, perché presto potrebbe trovarsi nella stessa situazione. Anzi, si sta domandando se non ci sia già, visto il crescente numero di comici in politica e di politici comici. Il lato oscuro dei clown evidentemente non appassiona solo gli scrittori psicotici americani e i socialisti tedeschi.

La Tv di stato, sul suo sito internet, è quella che ha dedicato lo spazio più ampio alle nostre elezioni alla pari del “Guardian”, il maggiore quotidiano inglese. Quest’ultimo si è divertito a elaborare un diagramma di flusso dei possibili risultati delle italiche elezioni, “left, right or back to square one” (sinistra, destra, o torna al via). Guardando il risultato che in effetti si è avuto, secondo i giornalisti inglesi sarà il caos: “Il voto al Senato si tramuta in un giro della morte e i gruppi di minoranza tengono il governo in ostaggio. Non succede niente. Il resto d’Europa piomba nella disperazione. Gli investitori sono presi dal panico. #exitaly diventa l’hashtag più in voga”. Ma la cosa più interessante è che nell’unica opzione del gioco in cui compare Grillo, questi è definito il “kingmaker” (grande elettore, in questo caso del governo), che però non vuole eleggere nessuno: si torna alle elezioni e il risultato si ripete uguale, si crea una paralisi stile Grecia, quindi si torna al via. Questi oggetti misteriosi, gli inesperti della politica, destano anche lassù un misto di curiosità e diffidenza.

Come da noi, il vocabolario dei titoli non brilla per creatività: “deadlock” o “gridlock” (punto morto), “impasse”, “stalemate” (stallo), “ungovernable”. E come biasimarli? Tradotti, i nomi dei partiti sembrano uscire da un melodramma: “Five star movement”, dall’eco vagamente cinematografica; “The People of freedom”, forse preso dal coro dell’Aida; “Northern league”, perché un po’ di sport ci sta bene; “Left ecology freedom”, che si può interpretare anche come “abbandonate ecologia e libertà”; “Civic choice”, con quella “c” allitterante. Solo il Pd ha un suono vagamente familiare in inglese, e forse questa è in parte la ragione per cui i giornali d’Oltremanica simpatizzano moderatamente per Bersani.

L’“Independent” si spinge a definire “barocco” il responso delle urne: Mario Monti ridotto a un “umiliante” quarto posto, Berlusconi ancora una volta “dilagante”, e l’apertamente antipolitico Movimento cinque stelle che diventa “dal nulla” il primo partito alla Camera. “Se questo straordinario risultato non scuoterà l’Europa dalla sua apatia”, si legge nell’editoriale di martedì, “allora niente ci riuscirà”.

Anche il solitamente pacato e anglocentrico “Telegraph” sforna un titolo drammatico, riportando una dichiarazione del ministro degli esteri lussemburghese Jean Asselborn: “Il terremoto elettorale in Italia è una catastrofe per l’UE”. Ma il consiglio più spassionato, insieme al suggerimento che forse potremmo essere di fronte a un nuovo corso politico e non alla catastrofe, proviene dall’insospettabile europarlamentare conservatore Daniel Hannan, che in un commento scritto proprio per il “Telegraph” ricorda le parole di Keith Joseph, parlamentare conservatore e precursore del Thatcherismo: “Date al popolo più responsabilità, e si comporterà più responsabilmente”. Rispettare quanto espresso dalla volontà popolare potrebbe essere quindi un buon modo per cominciare questa legislatura e dare fiducia all’Europa.

Simon Jenkins, editorialista del “Guardian”, è contento del risultato italiano: secondo lui è la grande occasione per liberarci dell’Euro e dei banchieri che predicano l’austerità fine a se stessa. E i britannici dovrebbero prendere esempio. Da buoni mercanti, sanno bene infatti che i migliori clienti dei loro prodotti (specialmente quelli finanziari) risiedono al di là della Manica e portano liquidità al “miglio quadrato”, quella City che da sola macina circa il 2,5% del Pil britannico. Sembra che a Paternoster Square, dove si trova la Borsa di Londra, all’arrivo delle prime proiezioni dall’Italia abbiano cominciato a pregare.

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