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Elezioni politiche 2013
Deus quos vult perdere dementat
rubrica
  • Identità italiana

Lascio perdere le recriminazioni (…se ci fosse stato Renzi) e le prospettive immediate (larghe intese? Ritorno alle elezioni?...): il polverone è ancora alto e se ne discuterà sin troppo nelle prossime settimane. Mi limito ad accennare a due problemi di fondo, quelli sui quali il Mulino, non potendo rincorrere l’attualità e la contingenza, dovrà concentrare la sua analisi: il primo riguarda la gravità della situazione economico-sociale nella quale il Paese si trova e l’intensità degli sforzi necessari a porvi rimedio; il secondo l’inettitudine del nostro sistema politico a far prevalere forze di governo capaci di ottenere il consenso dei cittadini su un programma che sappia porvi rimedio. Insomma, crisi dell’economia e della società; crisi della democrazia.

Brevissimamente sul primo problema, di cui ho ampiamente trattato su questa rivista. Alla luce dell’evidenza accumulata dopo la grande crisi finanziaria americana, si può tranquillamente sostenere che il disegno della moneta unica europea è stato mal concepito, che l’Eurozona non era un’area monetaria ottimale e aveva poche possibilità di diventarlo per il rifiuto di gran parte dei Paesi che la compongono di muoversi in direzione federale. In presenza di shocks asimmetrici, sulla base delle regole di Maastricht, dei vincoli posti alla Bce, del panico che domina i mercati finanziari e li induce a penalizzare i Paesi più deboli, si sarebbero create due aree, un Nord capace di prosperare e un Sud condannato al ristagno. Di fronte a questa situazione, un grande Paese del Sud ha due prospettive. Resistere a un lungo periodo di asfissia, cercando di allentare i vincoli di inefficienza e scarsa competitività che lo soffocano e di strappare condizioni migliori all’Unione europea: è quello che ha cercato di fare Monti, e nessuno sarebbe stato in grado di far meglio. O provocare una catastrofe, nel senso tecnico e metaforico del termine: una uscita dall’euro e una crisi dell’intera Eurozona, e forse della stessa Unione. Tra asfissia e catastrofe qualsiasi persona ragionevole opta per la prima, che almeno è lenta e reversibile se si procede con riforme dure ed efficaci. Ma solo Monti e più timidamente Bersani hanno offerto agli elettori questa prospettiva. Più sfacciatamente Grillo, ma nella sostanza anche Berlusconi, hanno offerto, senza illustrarne le conseguenze drammatiche, una prospettiva di catastrofe.

Ma perché quelle conseguenze non sono state illustrate, perché Bersani non ha drammatizzato la situazione e persino Monti ha ceduto ai consigli dei suoi campaign manager e ha fatto promesse discutibili? Perché l’intero ceto politico della Seconda Repubblica non si è reso conto che l’avversione popolare nei suoi confronti stava raggiungendo livelli non più controllabili? La ragione è che il sistema di contrapposizione estrema del bipolarismo all’italiana e il disprezzo per i partiti non lasciava modo di rivolgere ai cittadini un discorso di verità. Nel caso di Berlusconi questo è evidente e non vale la pena di ritornarci. Nel caso di Bersani l’ha condotto all’afasia, a un discorso di finto buon senso – l’ormai ben noto “un po’ più di questo, un po’ meno di quello” – un discorso che non metteva in discussione il controllo della “ditta”, del partito, l’amicizia dei sindacati, il senso comune di militanti diventati socialdemocratici in ritardo e riottosi rispetto a una analisi realistica della situazione. Surtout pas trop de zèle. Un po’ di province vanno bene. Va bene anche un po’ di finanziamento pubblico dei partiti. Sulle misure per migliorare l’efficienza della pubblica amministrazione, per carità, non buttiamo l’acqua sporca con il bambino. Sui costi della politica non esageriamo. Sul mercato del lavoro, andiamoci con cautela. La corruzione è un problema, ma ce n’è più da loro che da noi. Non è con questo atteggiamento che si affronta un elettorato impoverito, preoccupato, indignato per gli scandali. Se quella di Berlusconi era un’offerta politica incredibile, quella di Bersani era grigia: da questi politici gli italiani non avrebbero comprato un’auto usata, immaginatevi se avrebbero accettato un discorso di verità.

Già, ma adesso ci troviamo in una situazione ingestibile e lo spettro del 2011, cacciato dalla porta da Monti e Napolitano, bussa insistente alla finestra: domani c’è un’asta importante di Bpt e vedremo spread e rendimenti. La Spagna si avvicina e, se la crisi non si risolve, tornerà a superarci. Il problema siamo noi. In un bimestrale non riusciremo a seguirlo in tutti i colpi di scena che ci riserverà. Ma potremo impegnarci a fondo sui caratteri e sui limiti della democrazia, e di quella italiana in particolare: gli insegnamenti che la fase incombente ci riserverà saranno molto importanti, anche se li pagheremo cari.

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Comments
maria cristina marcucci, 28-02-2013, 16:35
Oltre che "mal concepito" il cambio lira/euro è stato (intenzionalmente) malissimo guidato da chi era al governo in quel momento. In poche settimane sono spariti i doppi cartelli -"dovevamo imparare in fretta" fu la scusa - e un sacco di gente (un ben identificabile target di cittadini) ha iniziato ad arricchirsi da un giorno all'altro. I controlli erano pochi, a che pro "regalare" allo Stato tante tasse come lavoratore dipendente quando si potevano allegramente detrarre da quel poco che si dichiarava anche le spese del ristorante e dei mobili di casa e comprare il Mercedes in leasing? Che non potesse durare era ovvio: lavoratori dipendenti e pensionati (che erano e sono ancora tanti, nonostrante la martellante campagna "se non sei un imprenditore non vali nulla"), ebbero i loro emolumenti col cambio corretto al centesimo; i prezzi di qualsivoglia genere di consumo e non - dalle case alle scarpe, agli alimenti ... - viaggiarono quasi subito col cambio 1 euro = 1000 lire. Nei fatti raddoppiarono, e non hanno smesso più di crescere. Tanta gente si è arricchita, tantissimi hanno lasciato il lavoro dipendente (fatto per i falliti) e si sono letteralmente inventati "imprenditori" e "liberi professionisti". Poi il libero mercato, che premia "i più coraggiosi, quelli che rischiano", tanto magnificato ed invocato, ha iniziato a presentare il conto: gli "imprenditori" erano troppi, e non tutti competitivi. Che si fa allora? Si accettano le regole del gioco, che sembrava tanto bello? Si china il capo al "liberismo" tanto invocato? Si recita un mea culpa, si ammette di non avere considerato abbastanza che il mercato era saturo, che non serviva l'ennesimo negozio di chincaglierie, l'ennesimo capannoncino di stampi per aziende metalmeccaniche ormai in crisi, l'ennesimo ristorante, l'ennesimo emporio di straccetti per teenagers? Si riconosce di non essere stati all'altezza di quel progetto troppo ambizioso? Certamente no, si chiede aiuto... allo Stato, naturalmente (lo stato "ladrone", ve lo ricordate?) che deve intervenire.
giuliano benuzzi, 27-02-2013, 14:08

...e continuano a scambiare i propri sogni con la realtà...!!! Il giudizio sulla democrazia è chiaro: i partiti che sanno uscire dalla crisi non sono stati votati a sufficienza dagli italiani, quindi gli italiani sono...immaturi(???!!!)...per la democrazia? Uscire dalla crisi significa prospettare gli obiettivi di gruppi finanziari forti nell'economia della società senza porsi l'obiettivo (costituzionale) di ottenere da questi una dimensione sociale e non di mero profitto avulso dal contesto sociale in cui si opera. Il contesto sociale in cui si opera per voce dei cittadini votanti non è in accordo con le soluzioni di Monti e di questi gruppi: si propone un rispetto, al limite dello stesso formalismo, della Costituzione???!!! Il dopoguerra ha insegnato (e non solo questo periodo, ma anche il dopo unità d'Italia) che il debito pubblico, naturalmente non spropositato (e il rimedio  all'eccesso del debito non è l'imu ma il togliere la corruzione vero e propria responsabile dello sbilancio) serve allo sviluppo: Roosevelt, Keynes nel dopoguerra e prima il regno di Sardegna, diversamente dai Borboni chiusi al pareggio di bilancio, finanziarono lo sviluppo, la storia insegna, lo sviluppo del nord e il sottosviluppo del sud testimoniano (vedi Montanelli ne la 'storia d'italia')!!!Infine fino a che ci saranno ideologie, non idee, che si scontrano i problemi reali rimarranno irrisolti: la cura deve essere 'una' e quindi condivisa, le idee si possono differenziare, le soluzioni dei problemi no: vedi il ripristino dopo Keynes, condiviso da tutti i partiti, di Friedmann e la conseguente schizofrenia di politica economica che ne è uscita vera responsabile della crisi!!! Chi fa ideologia???!!! e a quali interessi materiali si connette: maggioritari o minoritari nella società???!!!

Giuseppe Marotta, 27-02-2013, 13:14
Bersani più realista del re? Quanto ha contato, nella narrazione elettorale scelta, il venir meno di un punto di riferimento credibile circa i vincoli di finanza pubblica quando il tecnico-presidente del consiglio ha cominciato da subito a smontare la narrazione su cui si erano fondate le scelte dure del suo governo? Il vincolo di bilancio è sembrato divenire soft: promesse di riduzioni d'imposta, deduzioni e detrazioni fiscali non si contano nel programma di Scelta civica. E che dire delle rivisitazioni di riforme ancora neanche pienamente attuate per l'assenza di regolamenti e decreti attuativi, non so quanto imputabile anche agli impegni della partecipazione alla campagna elettorale?
roberto alessi, 27-02-2013, 13:02
La creazione dell'Euro è stata fatta in modo stupidamente germanocentrico, imponendo tassi di cambio che avevano, ed hanno, il solo scopo di tenere a bada le economie capaci di competitività sui costi.
Se pensiamo che il colpevole di questo rischia di diventare il successore di Napolitano, abbiamo una misura di quanto questa politica sia distante da ciò che serve veramente all'Italia ed all'Europa.
Bersani è quello che è: un funzionario di partito, da lui non ci poteva aspettare nulla di più.
La capacità di vedere la rivoluzione indispensabile per trasformare l'italia in una "vera" democrazia moderna è incompatibile con la presenza negli attuali partiti.
Chi si rende conto dell'ipossibilità di questo regime a distruggersi per crearne uno nuovo non può che venire allontanato, è un populista o insulti simili.
E così andiamo avanti con parlamenti sempre più inutili, "tecnici" sempre meno capaci di guardare all'Italia invece che ascoltare sirene di interessi altrui, per giunta sbagliando anche lì.
La crisi è tale, qui ed a Bruxelles, anche e soprattutto perchè coloro che sarebbero incaricati di trovare soluzioni sono incapaci o rappresentano interessi molto parziali.
Pensiamo al "tecnico" che accompagna Bersani ed alle sue ricette per il rilancio dell'economia... per i lavoratori italiani è una fortuna che non abbia avuto mani libere.
Questo sistema è morto e la corruzione che lo pervade, legale o illegale, non è che il fetore della sua putrefazione.
Aspettiamo che i vermi facciano il loro lavoro fino in fondo.
Piero Ignazi, 27-02-2013, 09:45
Hai ragione, l'unica arma di Bersani era un discorso alto di verità, di lacrime e sangue. Non ha avuto il coraggio di farlo e si è perso nella nebbia. All'abolizione dell'Imu doveva avere il coraggio di dire un NO grande come una casa, appunto. Ma ci voleva una energia che il Pd aveva consumato nelle primarie. Al momento della vera campagna elettorale il Pd era esausto.
Paolo Gasparini, 26-02-2013, 22:04
Caro direttore,
sono un abbonato trentennale al Mulino, cattolico 50 enne sposato e con 3 figli (segni>margherita>ulivo>pd) che crede ancora in un futuro per questo paese.
Guardiamo finalmente la luna e non il dito.
Cosa viene prima? Lo spread e l'Europa sono ideali nobili che senza una politica legittima(ta) perderemo inevitabilmente.
Crede che questo paese possa essere governato con meno del 30% dei consensi e qualche alchimia parlamentare? 
Come ricorda oggi Arturo Parisi prima riformiamo le regole: innazitutto un sistema elettorale degno di una nazione avanzata (e non di una associazione a delinquere); ad esempio si prenda quello dei comuni  che coniuga stabilità a responsabilità. E poi basta con una classe politica sulla luna, quando non corrotta (metà parlamentari e 4000 euro ognuno e leggi anti-corruzione vere anche sulla ineleggibilità).
Mi creda, uno Scilipoti in una azienda qualsiasi se entra verrebbe cacciato a calci in culo dopo mezza giornata.