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Canta che ti passa
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Nella grande mole di informazioni che rimbalzano quotidianamente sui diversi media, a cominciare dalla rete, molte sono le notizie che servono soprattutto per occupare spazio con un po’ di scalpore. Lì restano qualche ora, un giorno al massimo, per poi sparire. Meritatamente. Non sempre però notizie in apparenza di costume subiscono questa sorte e molte di esse valgono ben più di un approfondimento.

Perché rappresentano un segnale di un clima, di una tendenza in atto, a volte di una decadenza o di uno scadimento del vivere civile. E‘ questo il caso, ci pare, delle brevi note uscite nei giorni scorsi a proposito dello sfratto da una parrocchia bolognese di un coro di soli uomini. La cosa di per sé non dovrebbe destare tanto scalpore, se non fosse che i coristi del Kosmos, questo il nome della formazione, sono tutti o quasi omosessuali.
Quindi: un parroco, non più giovane e, a sentire chi lo conosce, grande lavoratore e, soprattutto, conoscitore d’anime, di fronte alla richiesta di un coro  di poter accedere ai locali della parrocchia per provare un paio d’ore il lunedì sera apre le porte. Sono bravi, dice. Vietar loro la sala? Perché mai. Se cantano, che male fanno. Tra le altre cose cantano bene: il loro direttore vanta un curriculum di tutto rispetto e la qualità della loro musica viene apprezzata dalle altre due compagini corali che utilizzano la stessa sala, il coro della parrocchia e il coro Quadriclavium.
Ma solo qualche ingenuone poteva immaginare che le cose potessero andare avanti tranquillamente, su quegli sciocchi e superati elementi della civile convivenza che sono l'accoglienza (del parroco, anzi, della comunità parrocchiale), il rispetto (del coro, per i locali che li ospitavano e per il loro significato), l'amore (per la musica, da parte di tutti i soggetti coinvolti). Doveva essere evidente che la Weltanschaung corrente imponeva una rapida ed energica correzione di rotta. Ma il canto (come scrive Brian Eno) “è il segreto per vivere a lungo, avere un bell’aspetto e un buon carattere, potenziare le facoltà intellettuali, farsi nuovi amici, accrescere l'autostima, aumentare il sex appeal e il senso dell’umorismo”. Tutte cose di cui nostra romana Chiesa sembrerebbe proprio avere un gran bisogno. E invece no, arriva come un macigno la Congregazione per la Dottrina della Fede, con una disposizione che risale a “soli” vent’anni or sono, ma che sembra riportarci ai tempi di Giordano Bruno, dove si legge di “persone omosessuali” (orrore) e di “scandalo”. Che altro poteva fare, dunque, il Cardinale Arcivescovo in persona, se non scrivere a quell’ingenuone del parroco e ribadirgli “perentoriamente” la Dottrina della Fede, nientemeno?
A questo punto non resta che augurare al Coro Kosmos di trovare rapidamente una sede adeguata per provare (o almeno per provare a provare, finché non intervengano il Prefetto, o il Sindaco, o Sua Eccellenza il Gran Mogol in persona). A quell’ingenuo di Don Nildo Pirani c’è poi da augurare ogni bene, davvero: a settantadue anni, di questi tempi poi, il lavoro da fare è tanto e di preti come lui la Chiesa e la società tutta ne hanno un gran bisogno. Per quanto riguarda i mittenti della lettera sospensiva beh, l’augurio migliore è uno solo: che comincino a cantare; fa bene allo spirito, aiuta a invecchiare serenamente e rende allegri. Se in via Altabella non fosse libera una sala adatta per le prove, siamo certi che un coro disposto ad accoglierli lo troveranno senz’altro.

(Pubblicato anche su http://www.centropoggeschi.org/)

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