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Washington, 8/11/2012
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  • lettere internazionali

Goodbye Hillary. Mentre tutta l'attenzione è ancora incentrata sulla vittoria di Obama, arrivano le prime indiscrezioni sulla nuova squadra che accompagnerà il presidente nei prossimi quattro anni. Tra queste, è data ormai per certa la mancata riconferma del segretario di Stato con cui, nel primo mandato, dopo il confronto acceso che aveva caratterizzato le primarie democratiche nel 2008, si era creato un ottimo feeling. Il giudizio degli osservatori sul lavoro svolto da Hillary Clinton in questi quattro anni è nel complesso più che positivo. Tra gli ultimi atti della sua azione politico-diplomatica, restano, rilevanti, le "scuse tardive", grazie alle quali, lo scorso 3 luglio, il Pakistan ha riaperto la Glocs (Ground Line of Communications), l'arteria vitale per il trasporto dei rifornimenti alle truppe Nato, che collega il porto di Karachi con l'Afghanistan.

La via di comunicazione era stata interdetta alle truppe Nato per ritorsione dopo l'incidente di Salala del 26 novembre 2010, nel quale persero la vita ventiquattro soldati pakistani in seguito a un raid notturno statunitense. La Nato doveva utilizzare dunque la via a Nord, attraverso la Russia e l'Uzbekistan, molto più lunga e costosa. Per quale motivo Washington ha impiegato così tanto tempo a presentare le sue scuse ufficiali, pur consapevole che la ritorsione "costava" ai contribuenti americani cento milioni di dollari al mese?

"Siamo spiacenti per le perdite subite dalle forze armate pakistane e facciamo le nostre sincere condoglianze alle famiglie dei soldati che hanno perso la vita". Queste le parole che vennero usate dal segretario di Stato per porre fine alla lunga disputa che ha segnato uno dei punti più bassi nelle relazioni tra Washington e Islamabad. Non esattamente scuse accorate, dove non compare neppure la parola apology. Eppure, per arrivare a questo risultato, è stato necessario un estenuante lavoro di affinamento lessicale, effettuato in settimane di incontri tra il numero due del dipartimento di Stato, Thomas Nides, e il suo omologo pakistano del ministero delle Finanze.

Si trattava di un testo "ad alto rischio semantico", come dichiarato da un funzionario del dipartimento di Stato. In effetti l'equilibrismo verbale e la cautela sono stati necessari allo staff della Clinton per conciliare diverse e contrastanti esigenze. Da una parte le scuse dovevano essere sufficientemente chiare da dare soddisfazione al Parlamento pakistano e consentire al governo di salvare la faccia di fronte a un'opinione pubblica inferocita. Andava invece in direzione contraria la necessità, con le presidenziali alle porte, di non esporre Obama alle critiche dei repubblicani. Non è un caso se la discesa in campo di Mitt Romney è stata accompagnata dalla pubblicazione di No Apology, un libro dove si sostiene che gli Usa operano in politica estera per il bene di tutte le nazioni e quindi non dovrebbe esserci motivo di scusarsi con nessuno. In quest'ottica e in riferimento al suo viaggio in Egitto di riconciliazione con il mondo islamico, Obama è stato dipinto dai repubblicani come “apologist in chief”. In questo senso, la sorte non è stata generosa. A febbraio, quando sembrava raggiunto un accordo, la Clinton, già in volo per Londra per incontrare la sua omologa Hina Rabbani Kahr, dovette tornare a Washington mentre Obama fu costretto a precipitarsi a Kabul e fare ammenda per la vicenda delle copie del Corano bruciate da un gruppo di soldati americani. Scusarsi con Pakistan e Afghanistan nella stessa giornata non parve opportuno.

L'altra esigenza era quella di evitare una rottura interna all'amministrazione americana, in particolare con il dipartimento della Difesa. Sia il segretario alla Difesa, Leon Panetta, sia il capo di Stato Maggiore, Martin Dempsey, erano decisamente contrari a ogni ipotesi di scuse ufficiali. Negli ambienti militari c'è notevole insofferenza verso un alleato che, mentre incassa generosi aiuti finanziari, consente ai terroristi di operare indisturbati sul proprio territorio per sferrare attacchi alle truppe in Afghanistan. Inoltre, la commissione istituita dagli americani per investigare sull'incidente di Salala ha messo in luce come fossero stati i soldati pakistani ad aprire il fuoco e come le forze armate di Islamabad avessero fornito agli aerei statunitensi coordinate errate relative alla propria posizione. Il testo delle scuse alla fine ha messo tutti d’accordo. È stato giudicato sufficiente dai pakistani, perché le sottigliezze verbali della Clinton sono state eliminate dalla traduzione in urdu al Parlamento. Panetta dichiarò di essere soddisfatto per la riapertura della Glocs, che sarà determinante soprattutto per il gigantesco spostamento di materiali in vista del ritiro dall'Afghanistan fissato al 2014. Un passaggio cruciale per la nuova amministrazione, in attesa di conoscere il nome del nuovo segretario di Stato.

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