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Il Cairo, 5/10/2012
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Il ritorno televisivo del velo. Occhi truccati nei minimi dettagli in tono con il tailleur scuro e un rossetto pallido appena accennato, che richiama il velo color crema che le copre i capelli. Così debutta Fatima Nabil per presentare un telegiornale che resterà nella storia del giornalismo egiziano. Era dagli anni Sessanta che le giornaliste velate venivano sistematicamente escluse dalle apparizioni in video, eppure, a mezzogiorno di domenica 2 settembre, Fatima ha infranto questo tabù. Per presentare al mondo intero il volto laico di un Paese dove il numero delle donne che si copre il capo è cresciuto esponenzialmente negli ultimi decenni, il deposto presidente Hosni Mubarak aveva permesso solo a poche privilegiate di lavorare per la televisione di Stato. Le fortunate sapevano poi che, entrando negli studi televisivi gestiti dal regime, firmavano un patto segreto con il vecchio dittatore: nessuna apparizione sullo schermo con il volto coperto.

Prima di Fatima, a provare a interrompere questo sistema, presentandosi davanti alle telecamere con il capo coperto, era stata, negli anni Settanta, Kariman Hamza. Conducendo un programma religioso, Kariman aveva difeso il suo abbigliamento descrivendolo come il più consono alla trasmissione, ma nel giro di poco era stata allontanata dal piccolo schermo, mettendo la parola fine alla sua carriera su emittenti nazionali.

Con l’ascesa alla presidenza dell'islamista Mohammed Mursi e la nomina di Salah Abdel-Maqsood Metwalli come ministro dell'Informazione, Fatima ha però incassato la sua rivincita e, dopo venticinque anni di lavoro come giornalista, è tornata sulle frequenze statali. Quando aveva rifiutato di obbedire alle regole imposte dal regime, era stata obbligata ad abbandonare gli studi delle emittenti statali, rinunciando ad apparire sul piccolo schermo fino alla nascita di Misr 25, il canale televisivo gestito dalla Fratellanza musulmana e nato dopo la caduta di Mubarak. “La rivoluzione ha finalmente raggiunto la televisione di Stato. D’ora in poi la selezione sarà fatta in base alle capacità professionali e conterà poco il fatto che indossiamo o meno il velo”.

Il permesso grazie al quale Fatima, insieme ad altre tre giornaliste velate, leggerà i notiziari che andranno in onda sui canali statali fa però suonare il campanello d’allarme di quanti temono che questo sia un ulteriore passo in avanti verso l’islamizzazione della società egiziana, che sarebbe iniziata con la vittoria - in Parlamento e alla presidenza - della Fratellanza. A fare notizia era già stato il velo indossato dalla giornalista che aveva coperto il primo incontro ufficiale tra il neoeletto presidente Mursi e il segretario di Stato Hillary Clinton, ma a preoccupare quanti non si fidano degli islamisti è stata soprattutto la nascita, lo scorso agosto, di Maria, un canale televisivo privato gestito da islamisti su posizioni più estremiste, nel quale lavorano esclusivamente donne coperte dalla testa ai piedi, occhi esclusi.

 “Otto donne su dieci in Egitto sono velate - scrive una giornalista liberale egiziana sul suo blog. Per anni queste sono state discriminate ingiustamente. Hanno fatto fatica a trovare un lavoro e sono state spesso costrette a rinunciarci. Questo non facilita l’emancipazione femminile”. È per questo che anche numerosi liberali e attivisti nel campo dei diritti umani hanno applaudito la comparsa sullo schermo di giornaliste velate. “Per decenni il corrotto regime di Mubarak ha imposto un divieto che ledeva i diritti personali della maggioranza delle donne egiziane”, commenta un’attivista senza velo che preferisce rimanere anonima.

La questione del ritorno delle giornaliste velate non è l’unica che fa discutere quanti sanno che il futuro del nuovo Egitto passa anche dal piccolo schermo. Negli ultimi due mesi è cresciuto il numero delle organizzazioni non governative che accusano la Fratellanza di voler controllare l’intero apparato dell’informazione pubblica. Ad agosto, nel giro di una settimana, si sono registrati tre attacchi alla libertà di stampa e giornalisti critici delle politiche degli islamisti sono stati rimpiazzati da voci più amiche alla nuova dirigenza. La Tv satellitare che ospitava la trasmissione del controverso presentatore Tawfik Okasha è stata chiusa e il giornalista, famoso per la sua posizione critica nei confronti della Fratellanza, è stato accusato di insulto all'islam e di istigazione all'omicidio del presidente.

Per chiudere definitivamente con il passato, aprire le porte alle giornaliste velate non basta. Per essere davvero nuova, la televisione egiziana deve rinunciare alla pluridecennale tradizione di mettersi al servizio del governante.

 

 

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