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Helsinki, 7/9/2012
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  • lettere internazionali

Il Paese dove si vive meglio. In una recente intervista, il romanziere Vassili Vassilikos, autore di Z, da cui Costa Gravas trasse il film Z. L’orgia del potere, si chiede come la Finlandia, con poco più di 5 milioni di abitanti, possa aver preteso e ottenuto dalla Grecia garanzie reali per la concessione della propria quota del prestito Ue e, più in generale, condizioni le modalità di accesso al Fondo salva Stati di Paesi di ben più grandi dimensioni e peso politico. In realtà dietro la logica del creditore che vigila sulla capacità di rimborso del debitore c’è dell’altro. La piccola Finlandia, al pari degli altri Paesi “rigoristi”, Olanda e Germania (Fog), ritiene di dover tutelare i propri cittadini dai contagi dell’“equilibrio negativo” (Charles Wyplosz, "Corriere della Sera", 18.8.2012) nel quale, per decreto dei mercati, sono entrati Grecia, Portogallo, Irlanda, Spagna e Italia.

La ritrosia verso nuovi impegni Uem si giustifica con la difesa non solo della propria sovranità politica e fiscale, ma anche della sicurezza sociale conquistate a caro prezzo. A quasi un secolo dalla dichiarazione di indipendenza dal dominio zarista (1917), archiviate le controverse intese con la Germania nazista, affrancata dall’egemonia economica sovietica e dai suoi “trattati di amicizia”, la Finlandia si sente finalmente libera di costruire il proprio futuro e non intende correre il rischio di rompere questo favorevole assetto. Neppure per salvare l’Ue, alla quale ha scelto di aderire (con referendum) proprio per preservarsi da interferenze esterne. E la stabilità che, dopo la svalutazione del markka, ha ottenuto finanziando la ristrutturazione del debito attraverso obbligazioni con garanzie reali (covered bond) ma a tassi di interesse più contenuti, è ormai un bene irrinunciabile.

Si spiegano così i “piani operativi per ogni evenienza” sul fronte dell’euro, rivelati dal ministro degli Esteri finlandese Erkki Tuomioja ("Daily Telegraph", 17.08.2012). Non tanto per i passi ritenuti troppo piccoli nel risanamento dei conti e delle riforme strutturali dei Paesi in crisi, ma per la distanza troppo grande nelle tutele sociali e nella qualità della vita che separa la Finlandia dalla maggioranza dei Paesi europei. Nonostante registri il più basso debito pubblico dell’Ue (meno del 50% del Pil), il Welfare finlandese è assai più esteso, efficace e lungimirante. Basta andare a Helsinki per rendersi conto della differenza: la diffusione e l’alto livello qualitativo dei servizi pubblici a disposizione dei cittadini. Emblematica la cura dei bambini. A loro viene sistematicamente riservato uno spazio proprio. Così nelle tramvie c’è un’area per i passeggini e l’accompagnatore viaggia gratis. Sono attrezzate sale giochi su treni, musei, parchi, alberghi, supermercati. Nidi e scuole materne sono ovunque e coprono il fabbisogno non solo nelle città, ma anche nelle aree rurali, nonostante la superficie finlandese sia del 20% più grande dell’Italia. Ma l’attenzione alle esigenze dell’infanzia, come a quelle delle nuove generazioni e delle persone in difficoltà, non è soltanto una accorta politica pubblica. Riflette una cultura solidale e del buon governo radicata nel tempo e rafforzata, nell’ultimo decennio, dalla massiccia presenza femminile nelle istituzioni, a partire da quelle locali fino alle più alte cariche dello Stato (presidenza della Repubblica) e del governo (Primo ministro e maggioranza dei ministri) e ai vertici della Chiesa luterana (primo vescovo donna nel 2010).

D’altro canto, malgrado un cuneo fiscale rilevante (42%), la continuità della crescita economica finlandese (4,4% il Pil cumulato nel periodo 2007-12, rispetto all’1,4 dell’Uk e al -3,6% dell’Italia) assicura salari medi annui tra i più elevati dell’Ue (44,7mila euro). Una crescita fondata su un alto tasso di diffusione tecnologica. A trainarla è il diritto riconosciuto a tutti i cittadini a connettersi a Internet in banda larga e l’alto livello di istruzione media della popolazione, sostenuti dalla gratuità di scuola e università per tutti, e da sostanziosi sussidi e crediti per studenti e per chi perde il lavoro e vuole riconvertirsi.

Che il ceto politico, animato da un discreto spirito protestante, governi il territorio con onestà e competenza, è testimoniato dagli indici di Transparency International che collocano la Finlandia ai livelli più bassi del mondo per corruzione pubblica. E. in effetti, al viaggiatore straniero la Finlandia mostra ovunque caseggiati di sobria ed elegante funzionalità, lontani dagli scempi delle periferie urbane e dalla distruzione di gran parte delle coste italiane.

Non sorprende, quindi, che la Finlandia goda di un rating da Tripla A e che "Newsweek" la ritenga il Paese dove si vive meglio sulla base dei 5 indicatori-chiave che identificano la sostenibilità del benessere: istruzione, salute, qualità della vita, dinamismo economico e contesto politico.

           

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Comments
Josie , 10-09-2012, 14:46

La Finlandia non sarebbe anche il paese dove gli abitanti sorridono di meno dando cosi' l'impressione di vivere in una  sorte di  tristezza o angoscia?