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Verona, leghista senza la Lega
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Le prossime elezioni comunali a Verona presentano diversi motivi di interesse. Non tanto perché vi siano dubbi sull’esito finale, che vede il sindaco uscente Flavio Tosi nettamente favorito da tutti i pronostici, quanto perché i risultati daranno una risposta ad alcuni interrogativi rilevanti, che possono rappresentare un test di rilievo sovracomunale.

In primo luogo sarà interessante vedere se Tosi, vincitore nel 2007 con il 60,07% dei voti al primo turno, ottenuto contro il sindaco uscente di centrosinistra Paolo Zanotto, riuscirà a ripetere l’exploit, oppure dovrà subire l’“umiliazione” del ballottaggio. Tosi si presenta appoggiato da sette liste, vale a dire la Lega Nord, Alleanza per l’Italia e altre cinque liste civiche che contengono la dizione “con Tosi”, quattro delle quali inventate per l’occasione. Il Pdl, che alle precedenti comunali aveva ottenuto il 28% e alle regionali il 25, appoggia un diverso candidato, perché Tosi aveva fatto capire da tempo che avrebbe corso da solo ed ha formalizzato la posizione dopo la nascita del governo Monti. Una parte del Pdl ha confermato l’appoggio a Tosi, costituendo una lista apposita o entrando nella Lista Tosi (presente già alle elezioni del 2007) e dimettendosi o sospendendosi dal partito.

Tosi sta mantenendo la Lega Nord sullo sfondo della campagna elettorale, per confermare la sua immagine di leghista “anomalo”, ma aveva iniziato l’operazione di riposizionamento già da tempo, con il supporto efficacissimo del suo portavoce Roberto Bolis, ben più di un addetto-stampa, ex consigliere provinciale Pci a Treviso. Quest’ultimo aveva lavorato prima per lanciarlo come opinion leader sulla stampa nazionale, poi sui canali televisivi, poi per ricucire lo strappo istituzionale con il presidente Napolitano. I risultati di popolarità di Tosi sono più il frutto di questa operazione, alla quale hanno concorso efficacemente anche molti “intellettuali” di sinistra che lo presentano sistematicamente come un buon amministratore, che di un effettivo “buon governo”. Rimane da capire se l’operazione di “oscuramento” della Lega Nord dopo i recenti scandali sui finanziamenti funzionerà e se gli elettori leghisti saranno convinti dalla linea, per dirla con Altan, “a parte quelli che li hanno presi, nessuno di noi ha preso un soldo”.

Gli altri candidati “forti” sono Luigi Castelletti, ex presidente della Fiera e fino a un mese fa vicepresidente di Unicredit, in quota Fondazione Cariverona, appoggiato dal Pdl (in realtà gli ex An e una parte di Forza Italia), Udc, Fli oltre alla civica di rito: i sondaggi lo pronosticano al terzo posto, poiché l’operazione di presentarlo come il “Monti” veronese non sembra essere riuscita, anche se potrebbe attirare una parte dei voti “moderati” del Pd, poco entusiasti della candidatura appoggiata dal partito.

Il candidato del centrosinistra Michele Bertucco è stato scelto con le primarie, fatte ai primi di dicembre, e ha riproposto l’“alleanza di Vasto” (Pd, Sel, Idv, oltre alla Federazione della sinistra e due civiche), anche se nel frattempo era iniziato il rimescolamento del quadro politico a seguito della nascita del governo Monti. Viene dalla presidenza regionale di Legambiente e dall’esperienza sindacale in Cgil, è stato accettato con entusiasmo da Sel e dai comitati locali per l’acqua, contro il traforo ecc., meno da una parte del Pd, anche per la sua opposizione sistematica alla giunta di centrosinistra guidata da Zanotto.

Gli altri candidati non sono molto accreditati, a parte i “grillini”, che hanno ottenuto il 3,3% alle regionali del 2010: non appaiono molto presenti a Verona, ma potrebbero giovarsi di un clima di opinione nazionale.

Anche a Verona il partito maggiore sta diventando quello del non-voto: alle comunali del 2007 aveva il 23,6, ma già alle regionali il 33,6%. Sarà interessante verificare quanto il calo di fiducia nei partiti e nella politica, riscontrabile ovviamente anche a Verona, potrà influenzare l’elettorato deluso della Lega, non facilmente intercettabile dai grillini; quanto l’elettorato stufo dell’“usato sicuro” del Pd e di una opposizione a Tosi sostanzialmente “consociativa” si accontenterà di un parziale rinnovamento e ringiovanimento delle liste dei candidati al Consiglio comunale; quanto l’elettorato disorientato del centrodestra deciderà di mettersi in stand-by in attesa di un’offerta politica più chiara alle prossime elezioni politiche.

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