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Un primo bilancio
La Francia al voto
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Questo primo turno delle presidenziali francesi può già darci qualche prima, importante indicazione. L’astensionismo si assesta attorno al 20%, circa quattro punti in più rispetto al 2007, quando il livello dell’astensione al voto fu eccezionalmente basso. Ma la partecipazione può essere considerata più o meno equivalente a quella di molte elezioni precedenti, il che conferma che le presidenziali mobilitano i Francesi.

François Hollande è in testa con il 28,6% dei suffragi. Raggiunge così il secondo risultato mai ottenuto da un candidato socialista al primo turno (dopo Mitterrand nel 1988) e ora potrà trarre beneficio da una dinamica a lui favorevole. Jean-Luc Mélenchon, arrivato quarto con l’11,1% dei voti, mostra la persistenza di una cultura della sinistra radicale, minoritaria ma pur sempre di lunga tradizione. Eva Joly, per i Verdi, e i due candidati trotzkisti ottengono in totale poco meno del 4%. Pertanto, sinistra e estrema sinistra ottengono in tutto oltre il 43,5% (circa 8 punti in più rispetto al 2007). L’aumento è significativo ma il livello complessivo della sinistra rimane al di sotto dei buoni risultati ottenuti nei decenni Settanta e Ottanta.

Dal canto loro, destra ed estrema destra raccolgono il 46,8% dei voti, due punti in più rispetto al 2007, ma con un cambiamento interno a questa compagine completamente nuovo. Nicolas Sarkozy non riesce a ottenere che la seconda posizione, con il 27%. Ed è questa la prima volta nella storia della V Repubblica francese: fin qui, infatti, al primo turno il presidente uscente candidato alla riconferma si era sempre classificato al primo posto. Questo risultato deriva da una perdita di 4 punti rispetto a quanto da lui ottenuto nel 2007. Una punizione molto severa dopo il suo primo quinquennato, segnale inequivocabile del fallimento di una campagna da lui molto caratterizzata verso destra nella speranza, come già era avvenuto nel 2007, di catturare ancora una volta l’elettorato del Fronte Nazionale. Al contrario, Marine Le Pen ha condotto un’ottima campagna raccogliendo così il 18% dei voti: un risultato storico. La sua strategia di cambiamento, seppure in continuità con il lavoro svolto dal padre, è dunque stata ripagata. Marine Le Pen ha consolidato la propria autorità all’interno del partito e si è imposta tanto tra i suoi elettori quanto nel quadro politico generale. Infine, François Bayrou. Egli ha totalmente fallito il proprio compito, racimolando un misero 9%, oltre nove punti in meno rispetto a cinque anni fa, tanto da far apparire fortemente compromesso il suo stesso futuro politico.

L’esito del secondo turno appare oggi ancora assai incerto, seppure con un vantaggio per il socialista Hollande. Nicolas Sarkozy si trova ora costretto a rivolgersi in maniera ancora più esplicita verso l’elettorato del Fronte nazionale. Ma solo la metà dell’elettorato della compagine di estrema destra, almeno per ora, sembra essere disponibile a votare per lui, mentre il resto sembra preferire l’astensione o il voto per Hollande. Tuttavia, spostandosi ancora più a destra, il presidente uscente rischia di scioccare gli elettori di centro, mentre François Hollande può rivolgersi a loro più facilmente, essendo già riuscito a catturare il consenso degli elettori di sinistra.

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Comments
Pier Paolo Castellari, 26-04-2012, 15:37
Bipolarismo sbrindellato che costringe le formazioni a scimiottare l'omnibus democristiano italiano. Paradossale che metà dell'elettorato xenofobo di un Pese ex coloniale, sia orinetata a votare per un socialista, mentre i due principali contendenti inclinano al centro, nella speranza di non dover fare i conti con le escrescenze massimaliste e, attualmente, parolaie. Spero che Hollande vinca, ma dubito che possa correggere significativamente la politica di piaggeria verso il paese guida dell'Europa. E' molto più probabile che veicoli la finanziarizzazione - o se ne faccia veicolare - in forme demagogicamente giustificatorie ed esaltatorie. Ma, per stavolta, avrà scongiurato un astensionismo all'americana.