Rivista il mulino

Content Section

Central Section

immagine
  • Condividi Condividi
  • Stampa Stampa
Send to Kindle
La conoscenza per il futuro
rubrica
  • Identità italiana

Le creature umane, nel loro sforzo di capire le complessità dell’universo fisico in cui sono immerse, hanno inventato due schemi per semplificarsi l’esistenza, entrambi sconosciuti a tutte le altre specie viventi: la legge (divina o umana) e il denaro. Si tratta di due strumenti che creano una mappa rappresentativa della realtà complessa.

La legge depersonalizza le articolazioni dell’interazione del singolo con l’esterno, sia esso l’ambiente biologico o quello sociale, e le sostituisce con classificazioni delle regole di comportamento identiche per categorie di azioni: le articolazioni del comportamento sono complesse, le regole (all’opposto) possono essere scritte e quindi sono rappresentabili con un linguaggio finito. È questo esattamente il processo che caratterizza la formazione di una mappa, come quella dei geografi o dei navigatori, un modo semplice per rappresentare sulla carta il territorio, che è invece infinitamente complesso.
Allo stesso modo, il denaro fornisce una mappa semplificatrice di tutte le motivazioni ed estrinsecazioni dell’agire dell’individuo. Durante le ventiquattr’ore di una giornata l’individuo vive infiniti eventi attraverso la propria immaginazione e la propria fisiologia: l’economia misura solamente quei pochissimi atti nei quali è stato scambiato del denaro. È un’altra mappa, rozza e infedele, ma enormemente utile per semplificare e generalizzare la dinamica di una società. I leoni o le cornacchie non hanno Papi o Costituzioni né Banche e vivono tuttavia; l’uomo ne ha bisogno. Naturalmente leoni e cornacchie non hanno centrali elettriche né aeroporti né bombe atomiche nascoste in rifugi sotterranei. Tutto ciò è ovvio, ma anche dannatamente complicato (ma non complesso). Ogni creatura vivente conduce la propria esistenza su una superficie sferica, la superficie esterna del pianeta Terra. Che ci piaccia o no, ogni nostra azione si ripercuote, in piccola o grande misura, su tutta la superficie della Terra. Se i dirigenti (pochissime persone) di una multinazionale decidono di produrre 6 milioni di automobili nel corso dell’anno prossimo, ciò coinvolge tutta la Terra e non solo un cerchio di affari di alcuni chilometri di raggio, come avveniva fino a pochi anni fa per esempio nella produzione e vendita di gelati o verdure fresche, oppure nei servizi a domicilio propri alle esigenze interattive di una comunità rurale o di piccola città. Oggi banane, dolciumi, medicine, vestiti e suppellettili, benzina o condutture elettriche di uso giornaliero, arrivano al consumatore, cioè al cittadino comune, dopo un percorso enorme, nel quale la curvatura della Terra è certamente in gioco. È la meraviglia della delocalizzazione economico-produttiva, che, si noti bene, è nata quando la Terra appariva piatta quindi infinita, l’amorfo scenario della logica economica consumista valida per uno o pochi centri produttivi. Ma la Terra è sferica e non l’abbiamo ancora capito a dispetto di tutti i mappamondi, oggetti di consultazione poco frequentati. Ma i generali dell’aviazione americana li conoscono benissimo: infatti, oggi un aereo da bombardamento fornito di bomba H che partisse da Washington e volasse sempre verso oriente per trentamila chilometri (lo può fare facilmente, gli basterebbero quindici ore di volo a duemila chilometri all’ora) e lì sganciasse la bomba, distruggerebbe proprio Washington, ma evidentemente non lo fa perché i militari dell’aviazione conoscono bene il loro mappamondo.
Gli economisti parlano di crescita dell’economia di produzione come di cosa salvifica; ma essi, economicamente parlando, sganciano bombe proprio sulla propria testa (e quindi sulla nostra). Se vogliamo guardare in direzione del futuro dobbiamo capire bene chi sono i nostri nemici – o meglio, dato che chi fa il male non lo fa per genialità ma per ignorante prepotenza, dobbiamo capire bene chi sono coloro che sbagliano per poi subito contrastarli attraverso la conoscenza. Così come la prevaricazione andava bene nella Terra piatta e infinita, sfruttabile a piacere, anche la fuga di liberazione andava bene in quella stessa Terra piatta, dove la speranza poteva essere cercata in altre nuove terre. Ora la fuga, la liberazione per allontanamento, non funziona più. L’uomo è giunto alla globalizzazione dei traffici impreparato e gli strumenti classici della legge e dell’economia offrono la descrizione di uno scenario confuso e complicato. Capire come gestire la complessità globale è una meta ancora molto lontana perché implica il passare dal fare caotico, mosso da strumenti tecnici e concettuali inadeguati, allo studio, e proprio qui risiede la difficoltà maggiore.

[Luigi Sertorio, fisico, socio dell’Accademia Gioenia di scienze naturali, ha lavorato al Cern di Ginevra, all’Institute for Advanced Study di Princeton e al Los Alamos National Laboratory. È stato direttore di programma alla Divisione per gli affari scientifici della Nato. È autore di oltre novanta pubblicazioni scientifiche; per "il Mulino" ha pubblicato "L'energia nucleare in Italia", n. 6/2008.]

:: per ricevere tutti gli aggiornamenti settimanali della rivista il Mulino è sufficiente iscriversi alla newsletter :: QUI