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Roma, 1/7/2009
rubrica
  • lettere internazionali

Ricordando l'Africa Day. «La crisi che mette a repentaglio le economie più fragili e incide sulle possibilità di intervento dei paesi più forti con strumenti adeguati, non deve innescare una spirale perversa tale da mettere in discussione i valori di solidarietà ed accoglienza, nel rispetto della legge, cui si ispirano le nostre democrazie».

È quanto ha sottolineato il 28 maggio scorso al Quirinale il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano alla celebrazione della Giornata dell'Africa (che ricorre il 25 maggio). La Giornata, nata per ricordare la costituzione nel 1963 dell’Organizzazione dell’Unità Africana - oggi Unione Africana - creata per portare a termine lotta di liberazione anticoloniale e per unire l’Africa, come ricordava il Presidente del Ghana Nkrumah, intendeva celebrare il conseguimento della libertà dal dominio coloniale e offrire solidarietà a quei paesi che, all’epoca, non avevano ancora raggiunto l’indipendenza. Con la fine dell’apartheid in Sudafrica sembrava che l’Africa avesse finalmente “vinto”, completando la grande battaglia per la libertà. Tuttavia, l’obiettivo di liberare il continente dalla povertà, dall’analfabetismo e dal sottosviluppo è ancora lontano - come ricordato anche durante la manifestazione al Quirinale - in un contesto in cui le responsabilità dei leader africani non possono nascondere quelle della politica occidentale. Il 25 maggio rappresenta quindi un’occasione per parlare dell’Africa. Quest’anno l’Italia ha voluto dare particolare risalto, anche su richiesta dello stesso presidente Napolitano, alle celebrazioni con l’intento di segnalare i problemi del continente ma anche le novità positive come il rafforzamento della democrazia e la creazione di organismi per lo sviluppo come la New Partnership for Africa's Development e per pensare a nuovi modelli di cooperazione allo sviluppo da parte dell’Unione Europea e dell’Italia.
Oggi l’Africa è in difficoltà mentre la crisi economica internazionale rischia di far sentire i suoi effetti negativi sull’aiuto allo sviluppo verso il continente. Il 25 maggio è dunque un monito per i dirigenti africani e per la comunità internazionale per riflettere sulle cause della crisi del continente, per dare nuovo vigore alla politica (a quella della cooperazione allo sviluppo ma anche a una politica solidale dell’immigrazione) e nuove speranze alle aspettative di libertà degli africani. Occorre rilanciare il dialogo con l’Africa attraverso una nuova volontà basata sull’impegno politico di democrazia e di giustizia sociale unendo - come ricordato dal Presidente della Repubblica - l’ownership degli africani a una partnership nuova della cooperazione allo sviluppo.
Il Presidente ha sottolineato che «L’Italia crede che l’Africa debba sempre più essere l’area nella quale finalizzare gli interventi dell’Unione Europea, che è già il primo donatore nel continente, verso una crescente integrazione del sistema economico africano con quello europeo tendendo a garantire sbocchi adeguati alle produzioni locali». Questo tuttavia dovrà avvenire in un sistema commerciale e di scambi che non potrà essere improntato a semplici liberalizzazioni dei mercati ma dovrà affiancarsi a idonee politiche di sostegno ai produttori agricoli africani. Il Presidente ha altresì ricordato che «Abbiamo il dovere di avviare, anche in rapporto a una politica europea dei flussi migratori e di accoglienza, un partenariato con i Paesi africani che permetta di mettere in moto o consolidare lo sviluppo ed aggredire le cause profonde della povertà». La giornata celebrata al Quirinale ha sottolineato pertanto l’esigenza di nuove convergenze a favore del sostegno allo sviluppo dell’Africa. Si è quindi discusso delle priorità per il continente con l’auspicio che possano seguire iniziative concrete per nuove forme di cooperazione.

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