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Dublino, 9/11/2011
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  • lettere internazionali

Il presidente poeta. L’Irlanda ha eletto il 27 ottobre il suo nuovo presidente, Michael Daniel Higgins, laburista. Un determinato settantenne dopo tre mandati, 21 anni in tutto, in cui l’incarico è stato coperto da due donne, Mary Robinson (indipendente) e Mary McAleese (Fianna Fáil, due volte). Il vincitore è stato l’outsider che secondo i sondaggi partiva al 25% contro il 40% dell’uomo d’affari Seán Gallagher, candidato formalmente indipendente ma a lungo militante nello storico partito centrista dei Fianna Fáil, che nell’ultima settimana ha visto crollare il consenso dopo aver ammesso in tv di aver ricevuto in passato dei finanziamenti illeciti per il partito (5.000 euro – sì, gli zeri sono solo tre). Ma anche per gli altri quattro candidati nell’elezione presidenziale più frammentata della storia del paese è stato un sonoro fiasco, a partire da Gay Mitchell, pretendente dei Fine Gael, partito di maggioranza al governo con i laburisti, che ha racimolato un misero 6,4%, dietro perfino al terzo classificato Martin McGuinness, ex capo dell’IRA e candidato del Sinn Féin, finito al 13,7%.

Higgins è poeta, commentatore televisivo, docente universitario in pensione, appassionato di sport e cultura gaelica, e ha ricoperto incarichi politici di prestigio come ministro della Cultura e del Gaeltacht (l’Ovest di lingua gaelica), e recentemente come presidente del Labour. Ma è soprattutto una figura che ha dedicato la propria vita alla difesa dei diritti umani, dal Nicaragua al Cile, dalla Cambogia al Salvador, dall’Iraq alla Somalia fino a perorare in parlamento la causa della Freedom Flottilla a Gaza, segnando una discontinuità con la tradizionale neutralità irlandese nella politica internazionale. Vincitore della prima edizione del premio per la pace in memoria di Seán McBride, il fondatore di Amnesty International, Michael Higgins vuole imprimere alla piccola repubblica verde un rinnovato slancio e donarle la fiducia in un futuro migliore, con un settennato di presidenza che mirerà a portare inclusione, nuove idee e trasformazione della struttura sociale, come riporta l’Evening Herald: il “Momento Obama” della fu Tigre Celtica, come l’ha definito l’Irish Times raccontando il trionfale ritorno del neopresidente nella sua Galway, nell’Ovest del paese dove è nato e cresciuto.

Un piccolo presidente che unisce il paese con un voto inversamente proporzionale alla sua statura, un quasi 57% che non necessita di interpretazioni, e che proclama alla ricezione dei risultati: “abbiamo finito le pagine in cui solo gli individui contavano – ora passiamo al capitolo sul cosa possiamo fare tutti insieme” (Irish Independent). L’Irlanda dell’individualismo sfrenato e dell’arricchimento a tutti i costi, frastornata dalla crisi, ha scelto il cambiamento nel tentativo di arrivare a una sintesi tra il passato socialmente coeso ma povero e la recente ricchezza improvvisa e disgregante. E tanto per confermare l’esempio dato da chi l’ha preceduto, il presidente poeta si è subito ridotto lo stipendio di circa il 23%, da 325.000 a 250.000 euro annui. Critico della Scuola di Chicago per l’individualismo competitivo che ha lasciato indietro i più poveri e per aver favorito un’eccessiva finanziarizzazione dell’economia, Higgins ha detto di volersi impegnare per un Paese in cui i cittadini diventino partecipi dello spazio pubblico, imparino ad essere aperti ed eclettici e non specialisti in poche, ristrette materie, e che finalmente si prendano le responsabilità di scelte politiche a lungo termine.

L’Irlanda di Michael D, come già lo chiamano i suoi compatrioti, forse per togliersi dalla memoria un certo George W, ricorda un po’ la condizione dell’italianissimo Umberto D di De Sica, un borghese un tempo ricco e ridotto in miseria che sembra destinato a una fine tragica ma recupera alla fine la fiducia nel futuro. Peccato soltanto che il ruolo presidenziale irlandese, come ricorda il cinico Guardian, sia praticamente formale e senza reali poteri politici. Ma almeno per qualche istante in questo marasma di notizie ansiogene, lasciateci sognare il Presidente ideale.

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