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Ma nessuno ci guarda
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Un gruppo di studenti dell’Università di Pisa sta percorrendo a piedi i 156 chilometri che separano Marsala da Palermo. Sulle orme della spedizione dei Mille, sono alla ricerca, nella Sicilia di oggi, di tracce dello spirito di riscossa che animò le camicie rosse. Mercoledì, a Partinico, li ha ricevuti Pino Maniaci di Telejato, giornalista simbolo dell’antimafia. Lunedì invece Girolamo Amato, custode volontario del monumento alla battaglia di Pianto Romano, ha confidato loro un segreto: l’esistenza e il nome di una seconda donna nell’esercito di Garibaldi, oltre a Rosalia Montmasson, moglie di Francesco Crispi. Ma in Sicilia ci si può imbattere in vicende dove il bene e il male si confondono in una zona grigia. A noi, come racconto in questo reportage, è capitato arrivando a Salemi, al termine della prima tappa del viaggio.

Fanno così pure nel piccolo comune del ragusano dove ho vissuto da bambino. Appena u furisteru, lo sconosciuto, compare nella piazza principale, capannelli di anziani lo scrutano dai tavoli di un circolo, o seduti sugli scaloni della chiesa. Ne studiano i lineamenti e la camminata e si domandano a cu apparteni, di che famiglia è.

Entriamo a Salemi vestiti di rosso, ma nessuno ci guarda. La maggioranza di noi ha tratti del viso settentrionali e coi quaranta chilometri nelle gambe il passo è goffo, vistoso. Però, come fossimo trasparenti, penetriamo nel mezzo di una folla tesa che osserva altrove: al centro di Piazza Libertà c’è un gruppo di carabinieri che si sta preparando a celebrare qualcosa, pare. Poi in fondo svetta un manifesto gigante col titolo “Mafia o politica?” che elenca dei nomi mai sentiti e firmato “Vittorio Sgarbi”.

“È una manifestazione antimafia contro il sindaco”, ci spiega in fretta l’albergatore, pure lui diretto al corteo. Poi aggiunge: “Si passerà davanti alle vostre stanze, chiudete porta e finestre altrimenti vi vedono”. Aumentano i nostri dubbi sospesi. Sgarbi è mafioso? Perché non dobbiamo mostrarci? Cosa si può temere da una folla che sfila in difesa della legalità? Forse ci sono dei sottintesi, o un codice di comportamenti che ci sfugge. Quando sento il brusio della marcia avvicinarsi esco sul marciapiede e mi appare una scena da mondo capovolto: mescolati ai cittadini manifestano pure i carabinieri in divisa, come fossero studenti o operai metalmeccanici.

La sera al ristorante leggiamo il volantino del corteo continuando a non capirci niente. Sembra un linguaggio accessibile soltanto ai salemitani. Non c’è neanche un nome o un’accusa precisa. I soggetti dello scontro sono vaghi e le motivazioni impalpabili. Eppure è una cosa serissima, salta agli occhi fra le righe, una pentola che bolle e potrebbe scoperchiarsi.

A fine cena il pizzaiolo ci spiega che Sgarbi, preso da sdegno per l’avvio di un’inchiesta che dovrà chiarire i rapporti fra la sua amministrazione e l’ex deputato Dc Pino Giammarinaro, già condannato per i reati di concussione e corruzione, avrebbe reagito denunciando per diffamazione il comandante della stazione dei carabinieri di Salemi, Giovanni Teri, e il questore di Trapani, Carmine Esposito, firmatari degli atti di indagine. “Parla e non sa cosa rischia”, dice il pizzaiolo mentre con la spatola scrosta il fondo di una teglia sporca di farina. “Abbiamo fatto bene a manifestare questo pomeriggio, perché Sgarbi pure se gli hanno appeso un agnello sgozzato in casa insiste a blaterare minchiate. Continui, continui pure, che poi gli sparano”. Io e i ragazzi appoggiati al bancone ci guardiamo sconcertati: oggi quest’uomo ha marciato contro la mafia.

Mi accade sempre. Quando pernotto in stanza con altri prendo sonno per ultimo. Franco dorme scoperto in un letto quasi più corto di lui. Edoardo è crollato accanto a me dopo avere abbozzato in un taccuino i pensieri della giornata.

Mi tormento cercando un senso a questa storia, ma non trovo né buoni né cattivi, e la verità non sta nel mezzo. Come sempre, è un concetto sacrificato alla perpetua messinscena che è l’esistenza in quest’isola.

La mattina andiamo a pagare le camere dall’albergatore, reduce dal corteo per la legalità coi carabinieri. La fattura però non ce la fa: dice che non è autorizzato.

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