Rivista il mulino

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Lisbona, 8/6/2011
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  • lettere internazionali

L’assedio di Lisbona. La troika – Unione europea, Fondo monetario internazionale, Banca centrale – ha certamente influenzato le scelte del governo socialista uscente di José Socrates e, in qualche misura, ne ha accelerato la crisi e l’uscita di scena. In questo coadiuvata da un convitato di pietra: le agenzie di rating, arpie semi-occulte, ma pronte ad avallare speculazioni finanziarie ed a dilaniare il corpo economico e politico (specialmente) della «vecchia Europa» appena esso mostri segnali di debolezza. Il risultato delle elezioni anticipate di domenica scorsa (ufficiale ad appena quattro ore dalla chiusura dei seggi!), epilogo delle dimissioni di Socrates, ha sancito la vittoria del centrodestra e del Psd. Un successo basato prevalentemente sulla sfiducia e il disincanto nei confronti del Partito socialista che con la vittoria del 2005 aveva generato cospicue speranze, specialmente nell’elettorato di sinistra. I socialdemocratici – partito di centrodestra, nonostante il nome adottato negli anni post rivoluzione per far dimenticare i trascorsi salazaristi induca in misunderstanding – hanno conquistato la maggioranza relativa dei voti validamente espressi e dei seggi, con una crescita di mezzo milione di consensi (da 81 a 107 seggi). È plausibile che il primo ministro, Pedro Passos Coelho, segretario del Psd, stipuli un’alleanza organica con il partito di destra Cds, vera novità del responso elettorale. Rispetto al 2009 i «popolari» hanno incrementato i voti di cinquantamila unità, ma soprattutto hanno raddoppiato il gruppo parlamentare rispetto al 2005 (rispetto al 2009 hanno conquistato cinque seggi).

Il Ps è allo sbando. Vittima di barones locali in perenne conflitto, in lotta per accaparrarsi le spoglie della politica e le nomine nelle aziende nazionali, non più in grado di guardare oltre Soares e orfano di Guterres, leader moderno e modernizzatore. Partito così f(r)azionalizzato da presentare candidati alternativi (sic!) alle presidenziali del 2006 e non competitivi nel 2011. Il Ps è tornato ai livelli elettorali degli anni ‘80, con un decremento di consensi di oltre mezzo milione rispetto al 2009 e di più di un milione sul 2005, che implica un’esigua rappresentanza parlamentare. Come conseguenza Socrates si è dimesso, tardi, da segretario, aprendo un dibattito sulla collocazione «a sinistra» o «centrista» del partito. La crisi socialista ha trascinato nella débâcle l’intera sinistra, posto il declino del Bloco de Esquerda e del cartello comunisti-verdi (insieme il 13% rispetto al 18% della scorsa elezione); conferma che gli elettori di sinistra non hanno sanzionato il Ps avvantaggiando l’«estrema», ma piuttosto disertato le urne, ovvero cambiato opzione di voto sostenendo il Psd. Del resto la volatilità elettorale in Portogallo è tra la più elevate d’Europa. Infine, l’astensione, anima nera della politica lusitana, si è «stabilizzata» al 41%, come nel 2009, confermando una disaffezione diffusa, generalizzata (4% tra schede nulle e bianche), amplificata dal ricorso «eccessivo» alla urne. Quali saranno le prime azioni del governo Psd/Cds, riedizione dell’alleanza (ballerina e inconcludente) che sostenne Barroso tra il 2002-04? Commentatori e analisti preannunciano da settimane, invocando ed evocando una profezia che si auto adempie, manovre economiche da «lacrime e sangue» (e sudore). Il CDS ha un potere di «ricatto» e di «coalizione» rilevante verso il partner di governo e vorrà incidere sulle politiche da implementare, anche se la strada pare segnata e lastricata … da interventi per risanare l’economia sotto l’occhio vigile dei santoni della finanza, anche se orfani di Strauss-Kahn.

Le elezioni anticipate hanno chiuso una fase e sanciscono forse l’apertura di un ciclo nuovo, ma la querelle tra conservatori e reazionari, tra credenti e infedeli, resta. Uscire dalla crisi falcidiando il residuo Welfare, cedere totalmente al laissez-faire, stanti «le promesse non mantenute» del Ps per una società più equa? Per Saramago è «chiaro che siamo in guerra, ed è una guerra di accerchiamento, ognuno di noi assedia l'altro ed è assediato, vogliamo abbattere le mura dell'altro e mantenere le nostre, [la politica] verrà quando non ci saranno più barriere, [la politica] è la fine dell'assedio».  Di Lisbona e dell’Europa?

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