Rivista il mulino

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Culture
Leopold, l'ultimo klezmer
, December 20, 2011

Avevo paura a incontrare Leopold Kozlowski. Sapevo che avrei guardato negli occhi un uomo leggendario, vecchissimo ma con i pensieri guizzanti di un ragazzino, acuminati anzi, e proverbialmente umorale. Mi sono incamminata verso Kazimierz, cuore pulsante della comunità ebraica di Cracovia, rimuginando su cosa avrei potuto chiedere io a L’ultimo klezmer, come sono intitolati un libro e un film in suo omaggio.

Superata la soglia della Klezmer Hois, la casa-teatro-rifugio-ristorante dove il cantore riceve gli amici e suona la sua musica a qualsiasi ora, ecco Leopold con i suoi novantatre anni, immobile sulla sua sedia davanti a una tazza di caffè. Senza darmi il tempo di chiedere mi risponde: «Sono nato nell’ex Polonia orientale, nella cittadina di Przemyslany. Da ragazzo avevo sentito parlare parecchio di Kazimierz». Inizia così il racconto dell’aedo, un racconto che mi avrebbe condotto attraverso le arterie del klezmer, in apnea per quattro ore nell’anatomia del dolore.

La biblioteca indispensabile
, December 16, 2011

Ci siamo rassegnati a un mondo dominato dal senso di incertezza e di spaesamento? Quel senso di incertezza che viene dal trionfo dell’economia finanziaria e dall’impotenza degli stati nazionali ad affrontare non solo la dittatura delle Borse ma anche l’effetto serra, la delocalizzazione dei posti di lavoro, le incertezze della vecchiaia.

Il suono verde di Cecylia
, November 30, 2011

Il verde. Ecco la prima parola che ho segnato nel mio diario di viaggio in Polonia. Dall’alto dell’ultima virata su Cracovia mi ha scosso un pensiero, fulminante: se vuoi capire questo Paese, devi ascoltare il sentimento del verde che i polacchi hanno nelle ossa. È un mare di erba e di boschi a perdita d’occhio, accecante, che si arrampica in cima agli alberi, spazia in larghe pianure, primeggia sulle colline.

Non restate folli
, November 15, 2011

Sono i vincenti, si sa, che scrivono la storia. Non solo i vincenti sul campo di battaglia: anche nel mondo della ricerca, nell’arte e nel mercato sono quasi sempre i vincenti a raccontare come le cose sono andate.

Il 12 giugno 2005 un vincente per antonomasia, Steve Jobs, pronunciò di fronte ai laureandi di Stanford un discorso

Firenze: la prospettiva è un gioco
, November 8, 2011

Firenze è un inganno. Sicura nel mostrare la sua sfacciata bellezza, quando cominci a darle del tu, la scopri inibita dal suo stesso splendore. Il passato riempie l’occhio come la cupola del Brunelleschi e nella via di fuga del futuro è difficile immaginare altro. Ma a inizio ottobre, la città si è giocata una chance audace, per farsi guardare da una prospettiva inedita: un occhio contemporaneo che ha spiato attraverso gli scorci più tipici, per scattare fotografie capovolte. Uno ieri rovesciato nell’oggi come un bicchiere lasciato a maturare, capace di inattesi lampi organolettici in una bevuta goduta senza reverenza.