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Culture
Televisione: a proposito della chiusura di Rai Movie (e Rai Premium)
Di tutto, di più?
, April 19, 2019

Rai Movie chiude, pare. E chiude anche Rai Premium, con molto meno clamore. La notizia è venuta fuori, come capita spesso, come indiscrezione, tra le righe del nuovo piano industriale, non smentita dagli interessati e infine confermata dalle fonti ufficiali dell’azienda. Rai Movie, il canale tematico free interamente dedicato alla programmazione di film, chiude; anzi no, sarà “accorpato” a Rai Premium, l’omologo che trasmette soprattutto fiction in replica, in una nuova rete, idealmente Rai 6, che offrirà una programmazione “femminile” (a completare la più “maschile” Rai 4). Chiusura o fusione, quello che c’è di sicuro è che gli spettatori che la sera (o in altri momenti della giornata) scelgono di vedere un film (cosa ben diversa dallo scegliere un film da vedere) non avranno più a disposizione il canale 24 del digitale terrestre, ma dovranno migrare sugli altri canali dell’offerta Rai, che secondo il direttore generale Fabrizio Salini nel complesso assorbiranno e valorizzeranno ancora meglio l’offerta di cinema. Ma ovviamente potranno anche indirizzarsi, a quel punto, su altre reti tematiche finora concorrenti, come Iris e il più recente canale 20, entrambe di Mediaset, o come Paramount Network e Cine Sony, le cui dirigenze, per usare un eufemismo, non sono apparse troppo afflitte dalla situazione.

La reazione non si è fatta attendere. Gli appelli comprensibilmente veementi dei collaboratori di Rai Movie sono stati rilanciati da professionisti dello spettacolo, attori e registi, politici, giornalisti, comuni cittadini. Nel volgere di qualche giorno, si è consumato il rito dell’indignazione sui social network, della petizione su Change.org, delle contro-indignazioni. La stampa ha ricostruito il caso, Aldo Grasso ha scritto un’accorata lettera aperta al dg. Il presupposto che sembra alla base di buona parte di questi interventi, in larga parte contrari alla scelta della Rai, è che il consumo di film in tv sia un diritto di chi paga il canone, parte integrante del sempre invocato servizio pubblico. In termini storici sarebbe vero il contrario: è l’esplosione delle reti private tra la fine degli anni Settanta e i primi Ottanta a trasformare il piccolo schermo in una sala di seconda visione gratuita e sempre aperta, laddove nella tv del monopolio il film era un contenuto assai meno disponibile.

Il giornalismo dell’immediatezza e la sfera pubblica irriflessiva
Non c’è tempo
, April 9, 2019

Tre casi in una sola settimana. E probabilmente, se si andasse a guardare meglio, se ne troverebbero tanti altri. Il più noto è sicuramente quello relativo alla decisione della Cassazione di far cadere ogni accusa nei confronti del sindaco di Riace Mimmo Lucano, incolpato di vari illeciti, compiuti – secondo l’accusa – per irrobustire il suo fortunato modello d’integrazione dei migranti.

Dal numero 2/12
In nome del popolo sovrano?
, April 5, 2019

È ancora vicina nella nostra memoria la grande crisi del Ventinove. Ma gli economisti non sembrano d’accordo sugli insegnamenti di politica economica da trarre dalla crisi di allora per intervenire su quella odierna. Quanto alle vicende politiche contemporanee a quella crisi non se ne parla molto.

Gli altri da noi
, March 22, 2019

Il massacro nelle moschee neozelandesi ci interroga a un livello personale profondo prima ancora che politico. Non so quanti abbiano gettato uno sguardo sui propri impulsi più intensi, gli odi irrefrenabili nascosti nell’inconscio. È una questione di vissuto personale, di motivazioni che molto spesso non riusciamo a cogliere;

Green New Deal
, March 19, 2019

Due giovani donne si aggirano per il mondo, attirando grandi critiche e grandi consensi. Greta Thunberg e Alexandria Ocasio-Cortez non hanno molto in comune, se non l’abilità nel comunicare e il merito di aver posto il tema del cambiamento climatico e di che cosa fare per combatterlo al centro di una discussione planetaria.