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Memoria /memorie

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Qualche milione di pagine da leggere nel Giorno del Ricordo
“E allora, le foibe?”
, February 10, 2020

Oggi è il Giorno del Ricordo. Ci sarebbero tante cose da dire. Ma so che, proprio in questo momento, qualche corteo di estrema destra starà salutando i morti delle foibe col saluto romano. So anche che, forse già stanotte, qualche ragazzo sarà andato a spaccare le lapidi per gli infoibati e ci avrà disegnato sopra una falce e martello prima di scrivere: “Morte ai fasci”. So che ci sono buone probabilità che qualche politico dica qualcosa che farà arrabbiare altri politici oltre confine.So che qualcuno in Italia chiederà le scuse di Slovenia e Croazia. So che qualcuno in Croazia e in Slovenia chiederà le scuse dell’Italia. So che, forse, in qualche sala in cui si terrà una conferenza, qualcuno che storico non è pretenderà di dettare la scaletta a qualche storico che questi argomenti li ha studiati per tutta la vita. Potrei raccontarvi di quanto mi sento in imbarazzo quando, in qualche consiglio comunale, di fronte alla richiesta di cittadinanza onoraria per un sopravvissuto all’Olocausto, qualcuno si alza per pronunciare l’abusato slogan “E allora, le foibe?”. Potrei parlarvi della storia un tanto al chilo, di paragoni che non si possono fare, di due eventi che non possono essere accostati, e di quanto mi è piaciuta Egea Haffner quando quella cittadinanza offertale dopo l’ennesima bagarre non l’ha accettata, perché non c’è nessun derby, perché non si può infilare la storia in una curva da stadio.

Insomma, avrei tante cose da dirvi, ma le più importanti non sono queste.

Perché ci sono troppe parole inutili, troppi slogan, troppi derby che in realtà nessuno ha voglia di giocare. Così, per risparmiare nuove parole a caso, io, oggi, vi consiglio di leggere dei libri. Anche perché è l’unica cosa che so fare.

Lettera a Emanuele Severino
Intorno a una – eterna – lezione
, January 24, 2020

Caro professore,

se l’essere nella Gioia, come spero, le consente di ricevere qualche lettera senza che la Gioia sia interrotta dalla noia di leggerla, lasci pure che questa mia si depositi come foglia, soffio, ombra, umana illusione, fiato di voce o scintillio d’inchiostro là dove i più fra noi, tardi di mente e innamorati del visibile, stoltamente dimorano: nel Cerchio dell’Apparenza.

La memoria in Piazza Fontana a cinquant’anni dalla bomba
I segni di una strage
, December 11, 2019

Il 9 dicembre sono state collocate nella pavimentazione attorno alla fontana dell’omonima piazza di Milano diciotto formelle, o meglio diciassette più una. Ricordano le vittime di quella prima strage, che segnò l’inizio della cosiddetta “strategia della tensione”. Il “giorno dell’innocenza perduta” di cui domani ricorrono i cinquant’anni. Di ognuno di quei diciassette uomini si può leggere il nome, l’età, la professione: agricoltori, commercianti, periti agrari, amministratori di fondi… il ritratto di un’Italia che sembra lontanissima, più primo che secondo Novecento, tanto da rendere ancora più distante la percezione di quanto avvenne quel pomeriggio del 1969. 

Un ricordo di Remo Bodei
La grazia dell'intelligenza
, November 12, 2019

Ci sono ricordi che restano lì, in quelli che Agostino chiamava i palazzi della memoria, ma che per alcuni di noi sono piuttosto sterpaglie e boschi strani, con improvvisi agglomerati di città e di stelle, di volti e frasi e luci, e lame che affondano nel cuore, spietate e repentine. Ci sono ricordi che fanno da segnavia in questo caos da cui ogni mattino rigermoglia il mondo, e stanno lì come a indicare il sentiero semicancellato della nostra vita, le sue svolte, le salite, i détours, i luoghi di sosta. È da uno di quelli che vorrei partire.

Remo Bodei (1938-2019)
, November 11, 2019

Remo Bodei rappresenta l’esperienza del pensare – non esiste pensiero che non sia viaggio, cammino, Er-fahrung. Non può nascere idea che da un lungo processo di incontri, dialoghi, conflitti con le idee con le quali ci siamo imbattuti lungo questo cammino. Denken è sempre anche Nach-denken, ricordava Hannah Arendt. Pensare è sempre anche ri-cor-dare – senso profondo dell’anamnesi platonica. Che rivive nel lavoro di Bodei.

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