Rivista il mulino

la nota
La vicepresidenza di Kamala Harris: un passo avanti fondamentale
Una come lei, finalmente
, November 9, 2020

Cento anni dopo la ratifica del 19° emendamento che riconobbe il voto alle donne e 55 anni dopo il Voting Rights Act che garantì il rispetto del diritto di voto agli afro-americani, le travagliate, e ancora non del tutto concluse, elezioni di quest’anno vedono comunque un risultato storico, la nomina di Kamala Harris, prima donna, di discendenza indiana e caraibica, alla vicepresidenza.

La veduta lunga di Draghi
, August 19, 2020

E ora, come sempre, si scateneranno interpretazioni e dietrologie. L’ex presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi, ha appena finito di parlare al Meeting di Rimini e già ci si chiede a chi ha voluto mandare un messaggio e quale

Speciale Coronavirus
, March 26, 2020

In questi giorni di emergenza, in attesa di conoscere le conseguenze sociali ed economiche del lockdown, in Italia e all’estero, stiamo cercando di offrire ai nostri lettori un supplemento di informazione. Sia con interventi tematici, sia con due rubriche speciali.

La prima («Il Coronavirus degli altri»), partita il 25 marzo, è un racconto collettivo, che proseguirà nel corso delle prossime settimane, per dare la parola agli italiani all'estero, testimoni di una quarantena che si sta globalizzando, ma che non si svolge ovunque nello stesso modo. Quali scelte politiche e quali contromisure sanitarie stanno sperimentando gli altri Paesi? Qual è la percezione del «modello italiano», e come è mutata nel tempo? Come si vive la quarantena lontano da casa?

La seconda è un «Viaggio nell’Italia dell’emergenza», che ha preso avvio il 6 aprile. Che impatto ha la quarantena a Torino? E che cosa comporta a Palermo? Quali problemi, paure, esperienze, innovazioni e buone pratiche stanno prendendo corpo lungo la penisola? Quale il ruolo della politica? Cercheremo di dar voce alla diversità dei luoghi con contributi, testimonianze e analisi provenienti da città e territori del nostro Paese.

Tutti i contributi, come di consueto, saranno leggibili gratuitamente.

Le elezioni in Emilia-Romagna
Tornare sui luoghi
, January 27, 2020

Il primo treno della mattina lascia Vignola poco dopo le sei. Lungo il tragitto si ferma sedici volte e raccoglie via via chi pendola sul capoluogo, a cominciare dagli studenti e da chi a Bologna lavora. C’è una corsa ogni ora, più qualcun’altra a inizio giornata. Idem al ritorno, quando l’ultimo treno se ne va dalla Stazione centrale alle venti e diciotto. Per i ritardatari, un bus parte un’ora dopo, ma è l’ultima possibilità per tornare a casa. È sempre pieno, per lo più di immigrati che rientrano dopo una giornata di lavoro: dall’edilizia e dai servizi, badanti, infermiere; e venditori con il saccone ancora pieno di mercanzia. Un treno analogo copre l’asse che ripercorre quello della ottocentesca ferrovia Bologna-Portomaggiore verso la provincia di Ferrara: attraversa Budrio, il paesone della bassa immersa nella nebbia che cerca di togliersi di dosso la cronaca nera di Igor e il ricordo della recente alluvione. Poi c’è la Porrettana, vecchia di oltre un secolo e mezzo, che corre lungo un percorso di grande bellezza sino a Pistoia attraversando Porretta Terme. I piccoli convogli, gestiti da Trenitalia, sono più scalcagnati, e non è raro che vengano soppressi all’ultimo istante. Così tocca aspettare anche un’ora prima che arrivi il successivo. La maggior parte delle corse la domenica non c’è, tanto dei treni quanto dei bus, e per gli adolescenti che vogliono farsi un giro in città o nei centri commerciali della cintura spesso l’unica alternativa è farsi accompagnare in auto dai genitori.

Dal numero 6/19
Perché la democrazia è in crisi?
, January 16, 2020

Dopo la Seconda guerra mondiale i sistemi democratici dell’Occidente, governando lo sviluppo capitalista anche al fine di distribuirne i benefici alle classi lavoratrici, hanno creato le società più prospere, colte e libere che mai si siano avute in tutta la storia umana. È stato il trionfo della «democrazia liberale», non solo nel mondo anglosassone dove era nata, ma pure (e forse ancora di più) in buona parte dell’Europa continentale: qui è dove essa più compiutamente ha dimostrato di potere evolvere verso un assetto social-democratico che, oltre alla crescita economica e accanto ai diritti civili, si prefigge di garantire, con ambizione universalista, anche i diritti sociali.

Assieme allo sviluppo economico, il «capitalismo democratico» ha consentito la riduzione delle disuguaglianze e una mobilità sociale dal basso verso l’alto senza precedenti. Un processo simile, epocale, non è stato il risultato dello spontaneo operare del mercato, tantomeno della bontà di quelli che una volta si chiamavano «padroni»: ma l’esito delle lotte delle classi lavoratrici per la giustizia sociale, e dell’azione politica riformista delle forze che le rappresentavano, perlopiù sotto l’ombrello del «socialismo democratico», le quali hanno saputo volgere a vantaggio di coloro che mai avevano avuto voce le istituzioni del liberalismo e lo Stato nazione[1].

Oggi, nel tempo in cui per l’ennesima volta c’è chi annuncia che «il socialismo è morto», anche il liberalismo non si sente tanto bene. Poco dopo la celebre profezia di Francis Fukuyama sulla «fine della storia»[2], come per un’astuzia imprevista, le cose nel mondo hanno preso a girare ancor più vorticosamente e negli ultimi anni l’espansione delle democrazie liberali non solo si è arrestata, ma ha subito arretramenti e involuzioni.