Rivista il mulino

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Identità italiana
Dal numero 5/19
Salvare la sinistra per salvare la liberaldemocrazia
, November 7, 2019

C’è un aspetto della crisi della sinistra che ha a che fare non tanto col suo statuto ideologico e il suo profilo storico, quanto con le conseguenze politiche del suo essere in crisi. È un aspetto legato alle conquiste della sinistra riformista del secolo scorso, conseguite con la mediazione della rappresentanza democratica, attraverso la revisione e l’adattamento degli assunti ideologici di partenza.

Dal numero 5/19
La fatica di essere riformisti
, November 7, 2019

La notte del 9 novembre 1989, la notte in cui cominciò l’abbattimento del Muro, ero su un treno per Monaco di Baviera, dove andavo a fare ricerche nell’ottima biblioteca della città. Arrivando la mattina trovai una situazione sconvolgente. La televisione continuava a mandare le immagini di quella incredibile onda umana, che travolgeva, col Muro, tutti gli assetti, le reciproche posizioni, e anche le comode certezze del dopoguerra.

Dal numero 5/19
Il comunismo italiano e il 1989
, November 7, 2019

Negli anni Ottanta del secolo scorso la tradizione internazionalista del comunismo mondiale tramontò definitivamente, pur essendo ancora invocata nella retorica sempre più vuota di significato dei partiti-Stato del blocco sovietico e di gran parte dei partiti attivi in Occidente e nel Terzo Mondo.

Dal numero 5/19
Crisi e futuro di un partito in frantumi
, November 7, 2019

Dall’8 agosto al 17 settembre: i «quaranta giorni», potremmo dire, che sconvolsero non solo la politica italiana, ma anche il Partito democratico. Ancora alla fine di luglio, dopo le elezioni europee e con il governo gialloverde saldamente in campo, si riuniva l’Assemblea nazionale del Pd,

Lezioni dall'Umbria
, November 4, 2019

Dopo le elezioni politiche del 4 marzo 2018 in Italia si sono tenute dieci elezioni regionali. Se si escludono i casi particolari della Valle d’Aosta e della provincia di Bolzano, il centrodestra ha vinto in tutte le consultazioni, comprese quelle che, come nel caso dell’Umbria, si sono svolte in contesti storicamente difficili. Che anche in Italia oggi stia spirando un vento sovranista, cioè una diffusa domanda di protezione, a cui i due principali partiti di destra (Lega e Fratelli d’Italia) hanno saputo fornire una risposta efficace sul piano elettorale, è fuor di dubbio. Molto più incerte sono invece le ragioni che stanno dietro a questa lunga serie di vittorie. Dalle ultime elezioni regionali in Umbria si possono però ricavare alcune indicazioni che ci aiutano a comprendere il successo della destra e, di riflesso, la sconfitta del centrosinistra e del Movimento 5 Stelle.

1) Uno o Nessuno. La prima lezione ha a che fare direttamente con l’identità delle forze politiche che si presentano alle elezioni. Per anni ci siamo raccontati “democrazie senza scelta”, dove le sfumature tra i partiti (e i governi) di centrosinistra e quelli di centrodestra erano così impercettibili che agli elettori interessava poco se al governo ci fossero gli uni o gli altri. In fine dei conti sono la stessa cosa, si diceva; facce speculari di una stessa medaglia, una sola unica casta. Il che, per certi aspetti, è stato anche vero, almeno fino a quando non sono piombati sulla scena i tanto disprezzati leader populisti a raccontarci che la globalizzazione non è un dogma, che l’Unione europea non è un mantra, che il multiculturalismo non è un destino, che l’austerità non è una manna. A molti, compresi alcuni studiosi, questi partiti populisti sono sembrati un po’ come quegli ubriachi capitati per sbaglio a una cena di gala, che se ne fregano delle buone maniere e sputano in faccia agli altri ospiti verità scomode che per quieto vivere si preferiva tacere. Ora il re dei partiti mainstream (socialdemocratici, liberali e democristiani) è nudo e pensare di cavarsela innalzando qualche barriera istituzionale o formando Größe Koalitionen sempre più ristrette è solo un modo per rimandare la questione senza risolverla.