Rivista il mulino

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Identità italiana
Lezioni dall'Umbria
, November 4, 2019

Dopo le elezioni politiche del 4 marzo 2018 in Italia si sono tenute dieci elezioni regionali. Se si escludono i casi particolari della Valle d’Aosta e della provincia di Bolzano, il centrodestra ha vinto in tutte le consultazioni, comprese quelle che, come nel caso dell’Umbria, si sono svolte in contesti storicamente difficili. Che anche in Italia oggi stia spirando un vento sovranista, cioè una diffusa domanda di protezione, a cui i due principali partiti di destra (Lega e Fratelli d’Italia) hanno saputo fornire una risposta efficace sul piano elettorale, è fuor di dubbio. Molto più incerte sono invece le ragioni che stanno dietro a questa lunga serie di vittorie. Dalle ultime elezioni regionali in Umbria si possono però ricavare alcune indicazioni che ci aiutano a comprendere il successo della destra e, di riflesso, la sconfitta del centrosinistra e del Movimento 5 Stelle.

1) Uno o Nessuno. La prima lezione ha a che fare direttamente con l’identità delle forze politiche che si presentano alle elezioni. Per anni ci siamo raccontati “democrazie senza scelta”, dove le sfumature tra i partiti (e i governi) di centrosinistra e quelli di centrodestra erano così impercettibili che agli elettori interessava poco se al governo ci fossero gli uni o gli altri. In fine dei conti sono la stessa cosa, si diceva; facce speculari di una stessa medaglia, una sola unica casta. Il che, per certi aspetti, è stato anche vero, almeno fino a quando non sono piombati sulla scena i tanto disprezzati leader populisti a raccontarci che la globalizzazione non è un dogma, che l’Unione europea non è un mantra, che il multiculturalismo non è un destino, che l’austerità non è una manna. A molti, compresi alcuni studiosi, questi partiti populisti sono sembrati un po’ come quegli ubriachi capitati per sbaglio a una cena di gala, che se ne fregano delle buone maniere e sputano in faccia agli altri ospiti verità scomode che per quieto vivere si preferiva tacere. Ora il re dei partiti mainstream (socialdemocratici, liberali e democristiani) è nudo e pensare di cavarsela innalzando qualche barriera istituzionale o formando Größe Koalitionen sempre più ristrette è solo un modo per rimandare la questione senza risolverla.

Cosa significa riformare la legge sulla cittadinanza, senza propaganda
Cittadini si diventa (per legge)
, October 18, 2019

La politica torna a parlare di diritto alla cittadinanza. Lo fa per l’ennesima volta nel tentativo di modificare una legge risalente al 1992 e fondata sullo ius sanguinis (diritto di sangue), che fa derivare la cittadinanza da quella dei genitori e degli antenati. Ad oggi lo Stato italiano riconosce come suo cittadino chiunque abbia almeno un genitore italiano, senza distinzione tra chi nasce in Italia e chi nasce all’estero.

Un voto da riempire
, October 16, 2019

Nonostante le scarse fortune politiche dell’ambientalismo italiano e a dispetto delle tesi pessimistiche sul declino della partecipazione giovanile, lo scorso 27 settembre centinaia di migliaia di ragazzi e ragazze sfilavano in corteo nelle strade del nostro Paese.

Una nuova legge elettorale
, October 14, 2019

A meno di due anni di distanza dall’ultima riforma per l’elezione delle due Camere (riforma varata con la “legge Rosato” n. 165 del 2017), si ripropone oggi in Italia il tema di un'ulteriore riforma elettorale. Come affrontare questo nuovo, difficile passaggio al fine di giungere a una soluzione ragionevole e, soprattutto, utile?

Quando si parla di legislazione elettorale occorre partire da una premessa forse un po’ ovvia, ma che va ricordata.

La riduzione del numero dei parlamentari / 2
Riformare, ma con giudizio
, October 14, 2019

Con l’approvazione in seconda lettura da parte della Camera, si è completato l’iter parlamentare per la legge di revisione costituzionale sulla riduzione del numero dei parlamentari. Com’è noto, con l’entrata in vigore della riforma i deputati passerebbero da 630 a 400 e i senatori da 315 a 200 (più quelli a vita). La politica tende a celebrare anche le mere proposte vendendole come risultati acquisiti.