Rivista il mulino

Content Section

Central Section

Identità italiana
Con o contro Gheddafi
, March 23, 2011

Per anni, dopo l’11 settembre, i burbanzosi alfieri della civiltà occidentale da esportare sulla punta delle baionette hanno insolentito coloro che sollevavano dubbi e sospetti sulle iniziative militari dei neoconservatori. Tutti ricordiamo il disprezzo e il livore con cui gli esagitati alla Giuliano Ferrara e compagnia urlante apostrofavano gli oppositori alla campagna irachena di George W. Bush. Chi non si allineava era un nemico oggettivo della democrazia e dell’Occidente.

Il futuro pensato
, March 16, 2011

Anche dopo le notizie drammatiche che vengono dal Giappone, molte analisi sul futuro energetico del pianeta sembrano ancora dominate dai “ma” e dai “però”. Ancora una volta, il momento sembra perfetto per accendere nuove contrapposizioni e rinfocolare vecchi rancori. “Senza se e senza ma”, in questo caso, ci si scaglia contro chi la pensa in un altro modo. Nuclearisti e antinuclearisti. Molto spesso "a priori".

Non studio, non lavoro e non "mi formo"
, March 2, 2011

In Italia il tasso di disoccupazione giovanile (15-24 anni) a dicembre 2010  è salito al 29%, con un trend crescente che l’ha portato al livello più alto dal gennaio 2004. Secondo l’ultimo rapporto Censis, d’altro canto, 2.242.000 persone tra i 15 e i 34 anni rientrano nella categoria Neet (Not in education, employment or training), ovvero coloro che non studiano, né lavorano, né sono in formazione professionale.

Lo Stato biscazziere
, February 17, 2011

L’ascensore sociale si è rotto. È fermo da parecchi anni e quelli rimasti chiusi dentro non se la passano granché bene. Però sono riusciti a portarlo al piano, dove, con un po’ di pazienza, qualcuno è riuscito a scendere e a procurarsi i beni di prima necessità. Ad esempio qualche gratta e vinci. Ma se l’ascensore sociale non funziona più, adesso tocca ricorrere alla fortuna. Giocare. Scommettere.

L'agenda dell'indignazione
, February 4, 2011

Ancora una volta le donne sono chiamate a indignarsi per la mancanza di rispetto di cui sono oggetto sistematicamente, e per l’umiliazione che patiscono per il modo in cui sono rappresentate: corpi da usare, vendere, comprare, con o senza il proprio consenso. È giusto, non se ne può fare a meno. Anch’io ho firmato uno dei tanti appelli alla mobilitazione. Eppure devo confessare un crescente disagio.