Rivista il mulino

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Identità italiana
Il ministro e quei meridionali cialtroni
, May 17, 2011

Le cronache sono piene di interventi del ministro Tremonti; sempre in primo piano: per l’autorevolezza della fonte, per l’acume del personaggio, per l’importanza dei temi trattati, per lo stile, molto forte, con cui spesso si esprime. Seguirli e commentarli non è facile. Perché il ministro cambia spesso opinione. Non che ci sia nulla di male, naturalmente; l’attualità offre occasioni per rivedere le proprie posizioni. Ma certamente colpiscono i mutamenti repentini, di visione e di impostazione di Tremonti su molte grande questioni, dall’Europa all’intervento pubblico nell’economia.

Una giornata particolare?
, May 9, 2011

Quale sarà, nel XXI secolo, il futuro della Festa della Mamma? E soprattutto ci sarà un futuro? A spingere al pessimismo, almeno in Italia, vi sono da un lato lo statuto ambiguo della celebrazione ricevuto in eredità, dall’altro la stanca ripetitività che caratterizza i preparativi dei festeggiamenti, quest’anno come gli anni passati.

L’assassinio, qualcosa da evitare
, April 27, 2011

In frasi come “Non possiamo sparare, per ora” (Castelli) e “Si possono usare anche le armi” (Speroni), quello che resta sfocato è il soggetto. Noi chi? Chi è il noi che dovrebbe, materialmente, sparare? Chi è il si che potrebbe usare le armi? Risposta: i militari italiani; o la guardia costiera; o la polizia italiana. Certamente non il senatore Castelli, né l’eurodeputato Speroni. Non ci sono loro dietro quei pronomi: dell’omicidio s’incaricherebbero altri.

L'intellettuale collettivo
, April 26, 2011

Quale cifra, quale stile, quale Leit-motiv, contrassegnano una rivista – “di cultura e di politica” – come “il Mulino” che compie sessant’anni, e che ha attraversato la prima e la seconda repubblica, da De Gasperi a Berlusconi? Domanda non facile, tanto più che si tratta di una rivista che ha conosciuto molte forme, molte cadenze, molte direzioni e redazioni, molte rubriche, molti interessi;

Il giorno della Liberazione
, April 21, 2011

Quando Bologna fu liberata e finivano la guerra e l’occupazione tedesca, non avevo ancora compiuto diciotto anni. Quante cose sono avvenute dopo, importanti nella mia vita; e quante pagine di storia in comune con i miei contemporanei ho sentito di vivere: grandi, bellissime o inquietanti, anche vergognose. Non voglio mitizzare il 21 aprile 1945: e tuttavia «quel giorno» resta uno dei ricordi più intensi, qualcosa di cui mi nutro e che sono fiero di sentire vivente dentro di me.

Liberazione: la parola era già in uso, nella sigla militante dei Comitati di Liberazione Nazionale, ma l’esperienza fatta con la liberazione di Bologna, seguita in pochi giorni dalla fine di tutta la guerra, ebbe un significato esistenziale più forte e generale. L’aggettivo «nazionale», ad esempio, sinceramente, io non lo sentivo affatto in primo piano; così come restarono per me sullo sfondo altri elementi «ideologici», preoccupazioni di parte, sociale e politica, che pure si avvertirono subito attorno a noi,