Rivista il mulino

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Identità italiana
La riduzione del numero dei parlamentari / 2
Riformare, ma con giudizio
, October 14, 2019

Con l’approvazione in seconda lettura da parte della Camera, si è completato l’iter parlamentare per la legge di revisione costituzionale sulla riduzione del numero dei parlamentari. Com’è noto, con l’entrata in vigore della riforma i deputati passerebbero da 630 a 400 e i senatori da 315 a 200 (più quelli a vita). La politica tende a celebrare anche le mere proposte vendendole come risultati acquisiti.

Una nuova legge elettorale
, October 14, 2019

A meno di due anni di distanza dall’ultima riforma per l’elezione delle due Camere (riforma varata con la “legge Rosato” n. 165 del 2017), si ripropone oggi in Italia il tema di un'ulteriore riforma elettorale. Come affrontare questo nuovo, difficile passaggio al fine di giungere a una soluzione ragionevole e, soprattutto, utile?

Quando si parla di legislazione elettorale occorre partire da una premessa forse un po’ ovvia, ma che va ricordata. La premessa è che la legge elettorale rappresenta la regola fondamentale – la Grundnorm – del sistema politico e, in quanto tale, essa va inquadrata nell’impianto costituzionale come anello di congiunzione tra Costituzione formale e Costituzione materiale. La conseguenza è che, in linea di principio, la legislazione elettorale dovrebbe disporre di un grado di stabilità se non identico quantomeno tendenzialmente comparabile con quello proprio del dettato costituzionale e non variare continuamente secondo le contingenze del gioco politico.

A questo si può aggiungere che in democrazia una buona legge elettorale dovrebbe, da un lato, sul versante del sistema politico, rappresentare con sufficiente obbiettività la consistenza delle forze in campo e, dall’altro, sul versante dell’impianto istituzionale, proiettare efficacemente questa rappresentazione nel funzionamento della macchina costituzionale, con riferimento particolare alla funzione legislativa ed alla funzione di governo. Obbiettività nella rappresentazione ed efficacia nella proiezione sono, dunque, i criteri-guida che dovrebbero ispirare sempre una buona legislazione elettorale e indurre a ricercare, in relazione ai diversi impianti politici, il giusto punto di equilibrio tra il principio proporzionale e il principio maggioritario.

La riforma di cui oggi si parla viene richiamata, come sappiamo, tra gli obbiettivi programmatici del governo in carica alla luce di un accordo politico orientato, a quanto pare, verso l’abbandono del principio maggioritario che ispira ancora in parte il sistema vigente, a un ritorno verso un sistema proporzionale puro o, quanto meno, più rafforzato rispetto alla disciplina in vigore.

La riduzione del numero dei parlamentari / 1
Una riforma giusta con la motivazione sbagliata
, October 14, 2019

Il referendum costituzionale del 4 dicembre 2016 ha rappresentato un turning point dell’evoluzione istituzionale italiana. Per un verso, ha scoraggiato ogni ulteriore tentativo di procedere a riforme costituzionali complessive, o comunque al loro interno coordinate. Per altro verso, ha sancito la conservazione del bicameralismo paritario e perciò, come la Corte costituzionale ha prontamente avvertito (nel monito finale della sentenza n. 35 del 2017), per consentire una qualche funzionalità alla nostra forma di governo ha spinto verso una sostanziale omogeneizzazione dei due rami

Il governo alla prova dei suoi elettori
, October 1, 2019

La prima coalizione di governo genuinamente populista e sovranista in Europa occidentale si è dissolta dopo circa un anno dalla sua formazione. Sebbene sia ancora presto per valutare la solidità della nuova ‘strana coppia’ democratico-populista, la partenza del secondo governo Conte si prospetta in salita per almeno quattro ragioni. 

A proposito dei presunti vantaggi per chi vive al Sud derivanti dal costo della vita
Nord e Sud, salari ed equità
, September 23, 2019

Nelle ultime settimane, nel dibattito economico, diversi interventi hanno proposto di ridurre gli stipendi nel Mezzogiorno; o, comunque, di ampliare le differenze salariali fra Nord e Sud, per i lavoratori del settore pubblico e di quello privato. Questo per due ordini di ragioni: