Rivista il mulino

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Dal numero 1/20
Renzo De Felice
, March 19, 2020

Renzo De Felice morì il 26 maggio del 1996 a sessantasette anni. Da allora, in Italia e nel mondo, si sono susseguite trasformazioni epocali, tanto che sarebbe difficile immaginare che cosa direbbe di fronte agli scenari odierni, così diversi da quelli della metà degli anni Novanta.

Gino Giugni al Mulino
, November 28, 2019

Nel volume Giuristi del lavoro nel Novecento italiano (uscito per Ediesse lo scorso anno), Umberto Romagnoli ripete un’esortazione che merita di divenire una sorta di mantra per tutti coloro che sono attenti al diritto del lavoro: leggere, per chi non l’avesse già fatto – e, possiamo aggiungere, rileggere per chi ci si fosse dedicato in passato –, l’articolo Per una cultura sindacale in Italia apparso nel gennaio 1954

Federico Mancini
, September 24, 2019

Vent’anni senza Federico Mancini, portato via da una rapida malattia il 21 luglio 1999. Eppure, appare banale dirlo, in questi anni di profonda crisi del lavoro e delle sue regole, dell’Europa, del riformismo, tante volte c’è stata occasione di rivolgersi a lui, per riflettere sui suoi scritti e trovarvi vene di pensiero capaci di illuminare il presente.

Così è in tutti campi nei quali si è misurata la sua brillante, curiosa, profonda e irrequieta intellettualità. Nel diritto del lavoro, sua disciplina accademica, nella quale ha condiviso con Gino Giugni la rifondazione del paradigma ordinamentale nel dopoguerra;

Dal numero 4/19
Willy Brandt
, September 20, 2019

Per la Repubblica federale tedesca le elezioni del 28 settembre 1969 rappresentarono un vero e proprio terremoto. Quel giorno, infatti, si completerà la crisi dei partiti conservatori e, con lo spostamento dei liberali, intenzionati a definire una nuova politica estera, nasce il primo governo social-liberale guidato da un socialista e socialdemocratico, Willy Brandt.

Dal numero 3/19
Francesco Saverio Nitti
, July 8, 2019

Francesco Saverio Nitti nasce a Melfi il 19 luglio 1868 da Vincenzo, un ex garibaldino, e Filomena Coraggio, una contadina analfabeta. «La mia famiglia era la nuova democrazia», avrebbe scritto anni più tardi Nitti, che a quella democrazia avrebbe per lunga parte della sua vita cercato di dare realtà in Italia. Nel 1882 si trasferisce con la famiglia a Napoli e qui, da autodidatta, impara inglese, francese e tedesco e frequenta fin da subito le aule universitarie, dove, appena quindicenne, viene notato da Benedetto Croce.

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